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	<title>Caritas Pisa &#187; turchia</title>
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		<title>Emergenza terremoto Turchia e Siria: la colletta nazionale di domenica 26 marzo. Le schede e il sussidio.</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Mar 2023 19:19:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;immediato l&#8217;assistenza umanitaria per fornire cibo, alloggio e beni di prima necessità con una particolare attenzione ai più vulnerabili come anziani, minori, malati e disabili. E poi l&#8217;orgonizzazione di mense per la distribuzione dei pasti e l&#8217;allestimento di strutture per l&#8217;assistenza sanitaria e di spazi per l&#8217;accoglienza e l&#8217;animazione dei bambini. In prospettiva, invece, l&#8217;impegno ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;immediato l&#8217;assistenza umanitaria per fornire cibo, alloggio e beni di prima necessità con una particolare attenzione ai più vulnerabili come anziani, minori, malati e disabili. E poi l&#8217;orgonizzazione di mense per la distribuzione dei pasti e l&#8217;allestimento di strutture per l&#8217;assistenza sanitaria e di spazi per l&#8217;accoglienza e l&#8217;animazione dei bambini. In prospettiva, invece, l&#8217;impegno è di restare accanto alle comunità colpite per un periodo medio-lungo impegnandosi nel supporto psicologico, nella riparazione e ricostruzione di abitazioni e strutture socio-educative e nella promozione di attività economiche a gestione familiare e il sostegno all&#8217;occupazione e all&#8217;autoimpiego.</p>
<p>Sono le piste d&#8217;impegno e di lavoro di Caritas Italiana in Turchia e Siria, dopo il drammatico terremoto del 6 febbraio scorso, costato la vita a oltre 50mila persone e che ha provocato quasi due milioni di sfollati, distrutto 250mila edifici e colpito, complessivamente, più di 18 nmilioni di persone. E&#8217; a sostegno di questo impegno che la Conferenza episcopale italiana ha promosso la colletta nazionale di domani, domenica 26 marzo 2023, in tutte le diocesi d&#8217;Italia.</p>
<p><a title="Aiutati ad aiutare" href="https://www.caritaspisa.com/wordpress/1180-2/" target="_blank"><strong><span style="color: #0000ff;">Per sostenere gli interventi e i progetti di Caritas Italiana in Turchia e Siria</span> </strong></a>(specificando nella causale Emergenza Terremoto Turchia e Siria)</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>La stima dei danni e l&#8217;impegno in Turchia.</strong></span> Prima una scossa di magnitudo 7,9 con epicentro nel distretto di Pozarcike, poi un&#8217;altra di magnitudo 7,5 in quello di Elbistan, nella Turchia centro meridionale. Entrambe dalle conseguenze devastanti: 46mila deceduti, 214 mila edifici distrutti, 1,9 milioni di sfollati e 9,1 milioni di persone colpite.</p>
<p>Le Caritas della Turchia, supportate da Caritas Italiana, si sono mobilitate fin dalle ore subito successive al sisma, nonostante fra le persone assicurando assistenza e riparo alle famiglie che hanno perso tutto, distribuendo kit alimentari e pasti caldi, prodotti per l&#8217;igiene e acqua potabile oltre a mettere in campo interventi socio-educativi per le bambine e i bambini.</p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">Emergenza Terremoto in Turchia: la scheda <p><img src="https://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-includes/images/crystal/document.png" style="height:20px;vertical-align:middle;" /> <a href="https://www.caritaspisa.com/wordpress/download/TerremotoTurchia_FactSheet_web.pdf" title="Download Terremoto in Turchia: la scheda">Terremoto in Turchia: la scheda</a> (301.5 KiB)</p></span></strong></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>La stima dei danni e l&#8217;impegno in Siria.</strong></span> Il sisma ha fatto sentire pesantemente i suoi effetti anche nella vicina Siria, paese da 12 anni teatro di un conflitto sanguinoso. Anche qui drammatica la conta delle vittime e dei danni: 6mila persone decedute, oltre 10mila edifici distrutti, 55mila sfollati e 8,8 milioni di persone colpite dalle conseguenze del terremoto. Il tutto in un territorio in cui si contavano già 15 milioni di persone bisognose di assistenza umanitaria a causa della guerra. Pure qui Caritas Siria si è attivata fin dalle prime ore distribuendo 3.400 kit alimentari e pasti, 2.400 kit igienici, tre mila confezioni di acqua potabile, 2.700 di pane e 1.200 materassi e lenzuola.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><strong>Emergenza Terremoto in Siria: la scheda<p><img src="https://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-includes/images/crystal/document.png" style="height:20px;vertical-align:middle;" /> <a href="https://www.caritaspisa.com/wordpress/download/TerremotoSiria_FactSheet_web.pdf" title="Download TerremotoSiria FactSheet Web">TerremotoSiria FactSheet Web</a> (705.7 KiB)</p></strong></span></p>
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		<title>Siria, è sempre guerra e vittime civili. Circa 160mila sfollati interni. L&#8217;impegno della rete Caritas</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Nov 2019 10:49:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E&#8217; quasi scomparsa dall&#8217;agenda dei media ma non dalla quotidianità nel nord est della Siria. Il 5 novembre è iniziato il secondo pattugliamento congiunto di Turchia  e Russia come previsto dagli accordi siglati fra i presidenti Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin il 22 ottobre a Sochi, ma le notizie che arrivano dall&#8217;area di conflitto ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; quasi scomparsa dall&#8217;agenda dei media ma non dalla quotidianità nel nord est della Siria. Il 5 novembre è iniziato il secondo pattugliamento congiunto di Turchia  e Russia come previsto dagli accordi siglati fra i presidenti Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin il 22 ottobre a Sochi, ma le notizie che arrivano dall&#8217;area di conflitto continuano a parlare di guerra e vittime: &#8220;Dal 2 novembre &#8211; scrive <a title="In 5 days of the most violent escalation since the last ceasefire," href="http://www.syriahr.com/en/?p=146569" target="_blank">l&#8217;<span style="color: #ff0000;"><strong>Osservatorio siriano per i diritti umani </strong></span></a>- gli aerei da guerra russi hanno eseguito più di 125 bombardamenti concentrati nella provincia di Idlib e in cui sono rimasti uccisi 16 civili, comprese tre donne e cinque bambini&#8221; mentre altre sette vittime degli aerei inviati da Mosca nel villaggio di al Sahara, nei dintorni di Aleppo, fra i quali due donne e e un bambino&#8221;.</p>
<p>Cominciata il 9 ottobre con i primi bombardamenti dell’aviazione turca sulle cittadine di confine, l’offensiva turca denominata “Sorgente di pace” ha provocato un’emergenza umanitaria che <span style="color: #ff0000;"><strong>padre Antonio Ayvazian</strong></span>, il parroco armeno-cattolico di Qamishli, città siriana al confine con la Turchia teatro di diversi scontri tra curdi e turchi, recentemente intervistato dal Sir, quantifica in“circa 160mila sfollati interni siriani fuggiti soprattuto dai villaggi della regione di Tal Abyad e Ras al Ayn&#8221;e da altre zone di confine. La maggior parte è arrivata a Qamishli e ad Hassakè. Qui sono stati ospitati da altre famiglie, la maggioranza nelle scuole, pubbliche e private come quelle cristiane, dove ricevono tutta l’assistenza necessaria”. “Non abbiamo messo in piedi tendopoli – spiega il sacerdote che è anche vicario della comunità armeno-cattolica dell’Alta Mesopotamia e della Siria del Nord – perché nelle scuole hanno tutto ciò di cui hanno bisogno, acqua, bagni, e un tetto sulla testa. Per liberare le aule necessarie le scuole hanno accorpato le classi. Gli spazi dei nostri conventi sono stati convertiti in aule”.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/TbqxYKoM3OE" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe><br />
&#8220;La speranza di fare ritorno nei propri villaggi è viva in tanti sfollati purtroppo &#8211; ammette il parroco &#8211; ma per molti questa potrebbe rivelarsi una speranza vana. Nella loro offensiva, infatti, le forze turche e le milizie alleate hanno saccheggiato e raso al suolo interi villaggi che dovranno essere ricostruiti. M quando? Questa è una domanda che rischia di non avere risposta. Anche le  organizzazioni umanitarie che erano sul posto hanno dovuto lasciare tutto e andarsene lasciando senza aiuto i pochi rimasti&#8221;</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Caritas Siria </span> </strong>presente nella zona con l&#8217;ufficio regionale di Hassakè, già attivo nell&#8217;assistenza di sfollati e comunità locali vulnerabili. Con l&#8217;arrivo dei nuovi sfollati sono stati allestiti centri di accoglienza per circa 700 persone e distribuita acqua potabile a 500 famiglie. Tra gli sfollati anche anziani e casi che necessitano di trattamenti sanitari continui. Circa la metà sono bambini.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Caritas Italiana</strong> </span>è impegnata in Siria sin dall&#8217;inizio della guerra, nel 2011, a sostegno degli interventi promossi da Caritas Siria, è in stretto contatto con gli operatori locali e sta sostenendo gli interventi in atto nell&#8217;area di Hassake.</p>
<p>Come per gli altri interventi in corso nel Paese, anche per questa emergenza, la forma di aiuto possibile è la colletta in denaro destinata alle vittime della crisi siriana tramite i consueti canali con causale &#8220;Emergenza Siria&#8221;. <span style="color: #ff0000;"><strong>Non è richiesto l&#8217;invio di beni materiali dall&#8217;italia.</strong></span></p>
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		<title>&#8220;Si faccia di tutto per interrompere, senza condizioni, l&#8217;ennesimo eccidio&#8221;. L&#8217;appello per la pace in Siria del Consiglio Pastorale Diocesano di Pisa</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Oct 2019 13:19:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pisa, mercoledì 23 ottobre 2019  &#8211; L&#8217;appello per la pace in Siria del Consiglio Pastorale diocesano. “A tutti gli attori coinvolti e anche alla Comunità Internazionale; per favore, rinnovo l’appello ad impegnarsi con sincerità, con onestà e trasparenza sulla strada del dialogo per cercare soluzioni efficaci”. Il Consiglio Pastorale Diocesano (CPD) fa suo l&#8217;appello con ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pisa, mercoledì 23 ottobre 2019  &#8211; <strong>L&#8217;appello per la pace in Siria del Consiglio Pastorale diocesano.</strong> “A<em> tutti gli attori coinvolti e anche alla Comunità Internazionale; per favore, rinnovo l’appello ad impegnarsi con sincerità, con onestà e trasparenza sulla strada del dialogo per cercare soluzioni efficaci”. </em>Il Consiglio Pastorale Diocesano (CPD) fa suo l&#8217;appello con il quale papa Francesco nell’Angelus del 13 ottobre us. ha ricordato il dramma della popolazione siriana in particolare nel nord est del Paese a maggioranza curda a causa degli attacchi turchi. Un’altra guerra che va ad aggiungersi ai moltissimi conflitti in corso, pensiamo in particolare a quello che si consuma nello Yemen, e all’origine di una larga parte delle migrazioni forzate del pianeta.</p>
<p>“<em>Mai più la guerra, avventura senza ritorno</em>”. Sono trascorsi quasi 29 anni da quella preghiera di Papa Giovanni Paolo II, un accorato e pressante appello pronunciato il 2 febbraio 1991, nonché un invito ripristinare la via del dialogo e del negoziato per porre fine alla Guerra del Golfo, un altro drammatico e sanguinoso conflitto che ha bagnato di sangue e di lutti il Medio Oriente.</p>
<p>Eppure poco o nulla, da allora, sembra cambiato.</p>
<p>Ancora una volta la logica dei rapporti di forza e le cosiddette ragioni della geopolitica prevalgono sul rispetto dei diritti umani e le ragioni della pace. Così, da quando la Turchia, ha ripreso i bombardamenti sul nord-est della Siria si contano già oltre 150.000 civili, intrappolati in quest’area di confine, costretti a lasciare le loro abitazioni e le stime dell’ONU ritengono che il numero degli sfollati potrebbe aumentare sino a 450.000 persone. Tutto questo in un Paese, la Siria, che già conta oltre 11 milioni tra sfollati interni e rifugiati, e altri 11 milioni di persone che necessitano di assistenza umanitaria, di cui oltre 1 milione nell’area nord orientale colpita da questa nuova crisi.</p>
<p>Le flebili e tardive parole di condanna della comunità internazionale, in testa l’Unione Europea, suonano vuote e rimarranno sterili se non accompagnate da scelte conseguenti dirette a far cessare le armi, ridare la voce ai negoziati e a scoraggiare ulteriori futuri conflitti. L&#8217;embargo sulla vendita di armi alla Turchia, deciso da Germania, Francia, Norvegia, Finlandia, Italia e Olanda e che presto potrebbe essere esteso ad altri Paesi dell&#8217;Unione Europea, racconta anche chi è che ha armato l’esercito turco. Giova ricordare, al riguardo, che la Turchia è il terzo paese al mondo verso cui l’Italia esporta armamenti, dopo Qatar e Pakistan, e che il Ministero degli Esteri nel 2018 ha autorizzato la vendita di armi all&#8217;esercito di Ankara per oltre 360 milioni di euro, una cifra in forte e costante crescita rispetto ai 266,1 milioni del 2017 e ai 133,4 del 2016.</p>
<p>“<em>Come uomini e come cristiani, non dobbiamo abituarci all’idea che tutto ciò sia ineluttabile e al nostro animo non deve essere permesso di cedere alla tentazione dell’indifferenza e della rassegnazione fatalistica, quasi che gli uomini non possano non essere coinvolti nella spirale della guerra</em>”. Sono ancora le parole di San Giovanni Paolo II a illuminarci in questo momento drammatico: per la comunità cristiana nessuna guerra può mai essere accolta con fatalismo e indifferenza.</p>
<p>La <strong>preghiera</strong> prima di tutto – “<em>strumento umile ma, se nutrito di fede sincera e intensa, più forte di ogni arma e di ogni calcolo umano</em>” (Giovanni Paolo II): per questo il CPD invita le comunità parrocchiali a promuovere veglie e ad animare la liturgia domenicale tenendo presente anche i fatti drammatici che stanno nuovamente insanguinando lo scenario mediorientale e darne comunicazione alla Caritas diocesana perché la notizia possa essere divulgata e resa nota.</p>
<p>Poi la <strong>vicinanza alle vittime</strong> di questo ennesimo conflitto: tutta la rete internazionale Caritas, già operante da anni in Siria, si sta mobilitando per essere pronta a rispondere a questa nuova emergenza umanitaria in un contesto sempre più difficile e pericoloso. In particolare Caritas Siria, con il sostegno di Caritas Italiana e di altre Caritas estere, sta allestendo alcuni centri di accoglienza di sfollati che si stanno riversando in gran numero nell’area di Hassake. Il CPD diocesano invita le parrocchie e i credenti a sostenere gli interventi in favore delle decine di migliaia di persone già costrette ad abbandonare le proprie abitazioni e destinate ad aumentare nelle prossime settimane se il conflitto non si arresterà, tramite i consueti canali per offerte a Caritas diocesana con causale “Emergenza Siria”.</p>
<p>Quindi la <strong>mobilitazione</strong>. Il CPD fa proprio l’appello al Governo Italiano, all’Unione Europea e a tutta la Comunità internazionale affinché si faccia tutto il necessario per interrompere, senza condizioni, l’ennesimo eccidio e ristabilire il rispetto del diritto internazionale, lanciato anche da Caritas Italiana e si rivolge direttamente ai rappresentanti locali in Parlamento ma anche ai rappresentanti impegnati in tutte le istituzioni civili locali perché si attivino per far sì che soprattutto dal basso arrivi una ferma richiesta in tale direzione, sotto forma di mozioni e ordini del giorno approvati nei consessi democraticamente eletti. Ora più che mai c’è bisogno dell’impegno e della solidarietà di tutti, perché si possa trovare una soluzione pacifica a questo ennesimo fronte di guerra e si possa rispondere velocemente ai bisogni umanitari più immediati.</p>
<p>Il popolo siriano, piagato da quasi nove anni di guerra che hanno causato morte, distruzione e povertà, ha bisogno di pace per ricostruire la propria vita con dignità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Pisa, 18 ottobre 2019, il Consiglio Pastorale Diocesano<br />
</em></p>
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		<title>Gabriele Del Grande è libero</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Apr 2017 09:24:18 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Mondialità]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriele Del Grande]]></category>
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		<description><![CDATA[Roma, martedì 24 aprile 2017 (Ansa) &#8211; Gabriele Del Grande è libero. Il reporter, regista e blogger di Lucca, di 34 anni, il 9 aprile scorso era stato fermato al confine con la Siria, dove stava facendo alcune interviste, e poi trattenuto in un centro di detenzione amministrativa in Turchia. Del Grande era giunto nel Paese il 7 aprile.  L&#8217;aereo di ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Roma, martedì 24 aprile 2017 (Ansa) &#8211; <strong>Gabriele Del Grande è libero</strong>. Il reporter, regista e blogger di Lucca, di 34 anni, il 9 aprile scorso era stato fermato al confine con la Siria, dove stava facendo alcune interviste, e poi trattenuto in un centro di detenzione amministrativa in Turchia. Del Grande era giunto nel Paese il 7 aprile.  L&#8217;aereo di linea della Turkish air lines che lo ha riportato in Italia da Istanbul è atterrato all&#8217;aeroporto di Bologna. Il reporter, accolto dalle autorità e dai familiari, è apparso sereno.</p>
<p><a href="http://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/240417_gabriele_liberato.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-5010" src="http://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/240417_gabriele_liberato-300x230.jpg" alt="240417_gabriele_liberato" width="300" height="230" /></a></p>
<p>Appena sceso dall&#8217;aereo a Bologna Gabriele Del Grande è stato accolto dal ministro degli Esteri Angelino Alfano, che lo ha accompagnato in una saletta riservata dell&#8217;aeroporto. Lì Del Grande ha riabbracciato la compagna e gli altri familiari.  &#8220;Appena parlato al telefono con Gabriele Del Grande. Ben tornato in Italia!&#8221;. Lo scrive su Twitter il presidente del consiglio Paolo Gentiloni. &#8220;Gabriele Del Grande è libero. Gli ho parlato adesso sta tornando in Italia. Ho avuto la gioia di avvisare i suoi familiari. Lo aspettiamo&#8221;. Lo ha scritto questa mattina il ministro degli Esteri Angelino Alfano in un tweet. &#8220;Questa notte il collega ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu mi ha comunicato la decisione. Lo ringrazio&#8221;, ha dichiarato il ministro degli Esteri.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>“L’accordo Ue-Turchia può produrre conseguenze drammatiche per i profughi’’. L’accusa di Caritas Italiana.</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Mar 2016 11:38:54 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Per riflettere ...]]></category>
		<category><![CDATA[accordi Ue]]></category>
		<category><![CDATA[Caritas Italiana]]></category>
		<category><![CDATA[convenzione di ginevra]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Chiudere le porte, di fronte al grave dramma di tanti migranti, dovrebbe essere percepito come un&#8217;umiliazione. Sembra che  il diritto umanitario, conquista faticosa della nostra Europa, non trovi più posto». Così ha commentato l&#8217;attuale contesto socio politico il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, espressosi sull&#8217;argomento nei giorni scorsi in Macedonia. Dopo l’accordo tra Unione ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Chiudere le porte, di fronte al grave dramma di tanti migranti, dovrebbe essere percepito come un&#8217;umiliazione. Sembra che  il diritto umanitario, conquista faticosa della nostra Europa, non trovi più posto». Così ha commentato l&#8217;attuale contesto socio politico il <strong>cardinale segretario di Stato</strong>, <strong>Pietro Parolin</strong>, espressosi sull&#8217;argomento nei giorni scorsi in Macedonia. Dopo l’<strong>accordo tra Unione Europea e Turchia</strong> dello scorso 18 marzo, la Grecia ha già chiesto più tempo per attuare il programma di rimpatri che desta comunque forti perplessità. Dubbi che la stessa<span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="http://www.caritasitaliana.it/"> <strong>Caritas Italiana</strong></a></span> non fatica a palesare. Decidere di rispedire queste persone dalla Grecia verso la Turchia non può che suscitare una domanda: perché lo stato turco, che non può entrare nell’Ue in quanto non in grado di rispettare i diritti fondamentali propri di una democrazia moderna, dovrebbe invece essere in grado di rispettare i diritti dei profughi rinviati nei suoi campi dalla<strong> Grecia</strong>?</p>
<p><a href="http://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/profughi_2.jpg"><img class="size-medium wp-image-1466 aligncenter" src="http://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/profughi_2-300x208.jpg" alt="profughi_2" width="300" height="208" /></a></p>
<p>Ma forse la priorità della politica è solo di liberare il territorio dell’Unione Europea da una presenza ingombrante, a tutti i costi. Fortunatamente, grazie anche alle pressioni di molte organizzazioni internazionali e delle<strong> Caritas europee</strong> nel testo dell’accordo UE &#8211; Turchia si è inserita l’indicazione per cui “tutti i migranti saranno protetti in conformità delle pertinenti norme internazionali e nel rispetto del principio di non-refoulement”. Memori anche del fatto che la <strong>Corte Europea dei Diritti Umani</strong> già qualche anno fa condannò l’Italia per aver effettuato dei respingimenti collettivi verso la <strong>Libia</strong> in spregio al divieto del <strong>principio di non refoulement</strong>. È necessario che ogni profugo sia messo nella condizione di domandare asilo, e solo nel caso in cui non venga accolto valutare la possibilità di rimandarlo in Turchia. Fin quando questo stato non verrà riconosciuto come Paese terzo sicuro, il rimpatrio sarebbe comunque in contrasto con le norme internazionali che impediscono dieffettuare un respingimento verso un territorio che non garantisca degli standard minimi di protezione e accoglienza.</p>
<p><a href="http://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/AccoglienzaProfughi.jpg"><img class="size-medium wp-image-3364 aligncenter" src="http://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/AccoglienzaProfughi-300x200.jpg" alt="Immigrazione: a Trapani migranti soccorsi a largo Lampedusa" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Da un punto di vista pratico un aspetto che rende l’accordo difficilmente applicabile, come dimostrano le richieste di dilazione già avanzate dalla Grecia, è la verifica della posizione dei singoli migranti da parte delle autorità direttamente nelle isole greche.  Sarà una procedura che richiederà tempistiche molto lunghe e il rischio è quello di un impasse. Infine, di fronte ad un accordo di questo tipo i profughi, pur di fuggire dalle guerre, potrebbero spostarsi su altre rotte, fra cui quella del Mediterraneo centrale, in balia di trafficanti.  Un’altra perplessità riguarda <strong>i meccanismi di ricollocazione e reinsediamento</strong> nell’Unione. Manca concretamente una volontà politica da parte dei Paesi che dovrebbero, secondo la distribuzione delle quote compiuta lo scorso anno dalla Commissione, accogliere volontariamente un certo numero di profughi. Senza contare che la <strong>Gran Bretagna</strong> ha ribadito la sua contrarietà ad aderire a questo meccanismo così come l’<strong>Ungheria</strong>. Per quale motivo quindi dall’accordo con la Turchia – che prevede che contemporaneamente, per ogni profugo siriano riportato nei campi turchi, un richiedente asilo siriano sarà prelevato dalla Turchia e portato in un paese dell&#8217;Ue &#8211; dovrebbero emergere nuovi elementi di apertura da parte dei 28?</p>
<p><a href="http://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/profughi.jpg"><img class="size-medium wp-image-3493 aligncenter" src="http://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/profughi-300x199.jpg" alt="profughi" width="300" height="199" /></a></p>
<p>L’altro aspetto discutibile è l’esclusiva possibilità di godere della ricollocazione e del reinsediamento da parte dei siriani. Gli<strong> eritrei, gli iracheni</strong> e tutti gli altri migranti oggi in Turchia che fine faranno? La Turchia ha ratificato la <strong>Convenzione di Ginevra </strong>mantenendo una riserva geografica molto importante per cui riconosce il diritto di presentare la domanda di asilo solo agli europei. Tutti gli altri cittadini provenienti da Paesi fuori dall&#8217;Unione non hanno il diritto di presentare una domanda di asilo in Turchia, per cui saranno considerati “irregolari” e quindi rischiano di rimanere bloccati in Turchia. Anche in questo caso il rischio è che l’esito sia quello di cercare rotte più pericolose mettendosi in mano ai trafficanti.</p>
<p>Un’ulteriore questione riguarda la possibile accelerazione sulla <strong>liberalizzazione dei visti ai cittadini turchi</strong>, pur condizionata al soddisfacimento di richieste ben precise, e l’indicazione di prepararsi “a decidere l’apertura di nuovi capitoli” sull’adesione della Turchia all’Unione europea ferma da tempo. La<strong> crisi dei rifugiati</strong> è una questione a parte, l’adesione della Turchia all’Ue è tutt’altra e non si può mercanteggiare sulla pelle di tanti disperati in fuga. Riassumendo si può dire che il controverso<strong> accordo tra l’Unione europea e la Turchia</strong> sul rimpatrio dei migranti potrebbe produrre dei risultati drammatici per i profughi che rischiano di essere bloccati per lungo tempo nei campi turchi dove probabilmente nessuno potrà garantire sulla qualità dell’accoglienza e della protezione. Finora infatti le testimonianze che ci sono giunte in questi <strong>cinque anni di guerra</strong> sia direttamente dai profughi che dagli operatori impegnati nell’assistenza parlano di violenze sistematiche e reiterate violazioni dei diritti umani fondamentali. Nei fatti, l’Ue trasferendo miliardi di euro alla Turchia sta semplicemente pagando un servizio di controllo delle frontiere per il contenimento dei flussi verso l’Europa. Nel frattempo i migranti continuano a morire nei loro viaggi verso l’Europa. “Penso- ha detto ieri <strong>papa Francesco</strong> &#8211; a tanta gente, a tanti emarginati, a tanti profughi, a tanti rifugiati” e ai molti che “non vogliono assumersi la responsabilità del loro destino”. Per le Caritas è uno sprone a proseguire nell’impegno di accoglienza e di accompagnamento sui territori, oltre che negli interventi nei Paesi di origine e di transito dei profughi, ponendo sempre le persone che incontriamo al centro di ogni progettazione.</p>
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