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	<title>Caritas Pisa &#187; Rapporto</title>
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		<title>La crescita silenziosa dei nuovi poveri: 1 su 4 non si è mai visto prima. Il quarto monitoraggio di Caritas Italiana sull&#8217;emergenza pandemia</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2021 21:43:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Roma, 18 maggio 2021 &#8211; Dopo il lungo lockdown di primavera a cui ci aveva costretto la pandemia da Covid-19, il 18 maggio dello scorso anno il Consiglio dei Ministri approvava il decreto-legge che prevedeva una serie di misure per la ripartenza, la cosiddetta “Fase due”. A distanza di un anno da tale evento, e in considerazione della ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>Roma, 18 maggio 2021 &#8211; Dopo il lungo lockdown di primavera a cui ci aveva costretto la pandemia da Covid-19, il <span style="color: #ff0000;"><strong>18 maggio dello scorso anno</strong></span> il Consiglio dei Ministri approvava il decreto-legge che prevedeva una serie di misure per la ripartenza, la cosiddetta “Fase due”. A distanza di un anno da tale evento, e in considerazione della persistente situazione di emergenza che sta producendo effetti molto pesanti sulla situazione socio-economica dell’Italia e di altri Paesi, <strong><span style="color: #ff0000;">Caritas Italiana ha realizzato una quarta rilevazione sui bisogni, le vulnerabilità, ma anche le risposte e le speranze di questo tempo</span>.</strong> La rilevazione, alla quale hanno partecipato <span style="color: #ff0000;"><strong>190 Caritas diocesane, pari all’87,1% del totale</strong></span>, ha avuto l’obiettivo di indagare ciò che è avvenuto nei territori diocesani <span style="color: #ff0000;"><strong>da settembre 2020 a marzo 2021</strong></span>. Sette mesi nel corso dei quali, accanto al perdurare delle situazioni di contagio, sono emersi evidenti segnali di ripresa e l’attivazione di nuove forme di sostegno a favore di persone, famiglie e imprese colpite dagli effetti socio-economici della pandemia.</div>
<div></div>
<div></div>
<div>Nei 211 giorni che vanno dal 1 settembre 2020 al 31 marzo 2021, le Caritas <span style="color: #ff0000;"><strong>hanno accompagnato 544.775 persone. Le donne sono la maggioranza: 53,7%, così come sono la maggioranza gli italiani (57,8%)</strong>.  <strong>Quasi una persona su quattro (24,4%) è un “nuovo povero”,</strong></span> cioè non si era mai rivolta in precedenza alla rete Caritas. Si tratta di 132.717 persone in totale. In questo caso l’incidenza degli italiani è ancora maggiore: il 60,4% dei nuovi poveri è infatti un nostro connazionale. Uomini e donne sono in eguale numero. <span style="color: #ff0000;"><strong>Complessivamente, in oltre un anno di pandemia, si sono rivolti alle Caritas 453.731 nuovi poveri.</strong></span></div>
<div></div>
<div>Quasi tutte le Caritas diocesane interpellate evidenziano che, accanto a situazioni legate ai bisogni fondamentali della persona (il lavoro, la casa…), compaiono <span style="color: #ff0000;"><strong>bisogni inerenti alla sfera formativa e al disagio psico-sociale</strong></span>, che colpiscono soprattutto le donne e i giovani:</div>
<div>- difficoltà legate al precariato lavorativo/occupazione femminile (93,2% delle Caritas);</div>
<div>- difficoltà legate al precariato lavorativo/occupazione giovanile (92,1%);</div>
<div>- persone/famiglie con difficoltà abitative (84,2%);</div>
<div>- povertà educativa (abbandono, ritardo scolastico, difficoltà a seguire le lezioni, ecc.) (80,5%);</div>
<div>- disagio psico-sociale dei giovani (80,5%).</div>
<div><span style="color: #ff0000;"> </span></div>
<div></div>
<div><strong><span style="color: #ff0000;">Anche altri fenomeni sono segnalati in aumento</span>:</strong> il disagio psico-sociale degli anziani e delle donne (entrambi indicati dal 77,4% delle Caritas), la povertà minorile (66,3%), la rinuncia/rinvio dell’assistenza sanitaria ordinaria, non legata al Covid (66,8%), le violenze domestiche (51,1%). Le persone più frequentemente aiutate dalla Caritas sono state soprattutto: persone con impiego irregolare fermo a causa del Covid19 (61,1%); lavoratori precari/intermittenti che non hanno potuto godere di ammortizzatori sociali (50%); lavoratori autonomi/stagionali, in attesa delle misure di sostegno (40,5%); lavoratori dipendenti in attesa della cassa integrazione ordinaria/cassa integrazione in deroga (35,8%).</div>
<div>Gli ambiti e i settori economici che hanno risentito maggiormente della crisi economica correlata al Covid sono stati soprattutto quelli della ristorazione, segnalati dal 94% delle Caritas diocesane, seguiti dal settore turistico-alberghiero (77,4%). La maggioranza assoluta delle diocesi segnala anche la difficoltà degli esercizi commerciali (64,2%) e delle attività culturali, artistiche e dello spettacolo (53,2%).</div>
<div></div>
<div><span style="color: #ff0000;"><strong>Sul fronte delle risposte</strong></span>, accanto ai servizi relativi ad aiuti materiali, vanno segnalate attività di tipo formativo e orientativo:</div>
<div>- 149 diocesi (78,4%) hanno attivato dei Fondi specifici di sostegno economico alle famiglie in difficoltà;</div>
<div>- 140 diocesi (73,7%) hanno svolto attività di orientamento e informazione sulle misure assistenziali promosse da amministrazioni centrali/territoriali (reddito di emergenza e di cittadinanza, bonus autonomi, bonus affitti, buoni spesa e bonus alimentari, cassa integrazione, vari benefit regionali, ecc.);</div>
<div>- 116 diocesi (61,1%) hanno attivato interventi specifici sul fronte del lavoro. Si tratta soprattutto di erogazione di borse lavoro, tirocini di inserimento lavorativo, tirocini formativi, percorsi formativi/di riqualificazione, convenzioni con aziende/ soggetti terzi per inserimenti lavorativi, sportelli lavoro/orientamento lavorativo;</div>
<div></div>
<div>- 116 diocesi (61,1%) hanno attivato interventi nell’ambito educativo: distribuzione tablet/pc/connessioni/device per famiglie meno abbienti, distribuzione tablet/pc alle scuole; acquisto libri e materiale scolastico; pagamento rette scolastiche/asili; pagamento mensa scolastica; sostegno educativo a distanza; aiuto compiti/aiuto per la didattica a distanza/dopo scuola online; borse di studio per l&#8217;iscrizione università o per sostenere la frequenza delle scuole superiori; abbonamenti ai mezzi pubblici per gli studenti; progetti contro l&#8217;abbandono scolastico; sportelli di supporto psicologico, ecc.</div>
<div>- 61 diocesi (32,1%) hanno attivato dei Fondi diocesani di sostegno economico alle piccole imprese.</div>
<div></div>
<div>Va inoltre evidenziata la presenza di progetti e attività innovative che, anche se in numero minore rispetto alle esperienze già descritte in precedenza, hanno saputo definire percorsi alternativi di presa in carico. È il caso del sostegno ai giostrai, ai circensi, ai venditori ambulanti, delle attività di recupero dei beni alimentari, delle nuove modalità di approccio al fenomeno delle persone senza dimora, dell’ascolto a distanza, degli ambulatori e dei servizi di tipo sanitario rivolti a coloro che non si possono permettere i costi della sanità privata.  Da sottolineare ancora una volta il grande contributo offerto complessivamente nel 2020 dagli oltre <strong><span style="color: #ff0000;">93mila volontari operanti nei 6.780 servizi della rete Caritas, che hanno saputo dare un segno tangibile della presenza fraterna della Chiesa</span>,</strong> accanto a tante situazioni di disagio e sofferenza. Tra questi, è bello evidenziare anche le attività svolte da <span style="color: #ff0000;"><strong>407 giovani del servizio civile</strong>,</span> che si sono resi disponibili ad offrire il loro aiuto in diversi servizi e opere ecclesiali.</div>
<div></div>
<div>Una delle lezioni apprese in tempo di pandemia si riferisce alla crescente consapevolezza che “nessuno si salva da solo”. La Chiesa si è fatta da subito sgno di una comunità presente, con significative e diffuse esperienze di collaborazione operativa sussidiaria con vari enti pubblici o del privato sociale. Non si è trattato di esperienze occasionali, ma in buona parte proseguono in modo stabile.<span style="color: #ff0000;"> <strong>Nel contempo si è rafforzata ancor di più la collaborazione intra ecclesiale:</strong></span> il 96,8% delle Caritas diocesane ha avuto rapporti stabili con le parrocchie, il 60% con il Volontariato Vincenziano, il 51,1% con gli Scout dell’Agesci, il 42,1% con i Centri di Aiuto alla Vita, il 36,8% con le Acli.  Solo lavorando uniti, “a tutti i livelli della società”, si potrà infatti, come sottolinea Papa Francesco “superare non solo il coronavirus, ma anche tanti altri virus che da tempo infettano l’umanità”, come “il virus dell’indifferenza, che nasce dall’egoismo e genera ingiustizia sociale”.</div>
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		<title>&#8220;Comunità messe alle corde da strategie ideologiche capaci solo di partorire politiche miopi e frantumartici di ogni relazione bella&#8221;. Rapporto povertà 2018: l&#8217;introduzione dell&#8217;arcivescovo Giovanni Paolo Benotto</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Dec 2018 00:13:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admincp]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[2018]]></category>
		<category><![CDATA[Arcivescovo]]></category>
		<category><![CDATA[Caritas Pisa]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Paolo Benotto]]></category>
		<category><![CDATA[introduzione]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporto]]></category>

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		<description><![CDATA[Pisa, domenica 23 dicembre 2018 &#8211; Ancora una volta presentiamo l’annuale “Rapporto povertà” della nostra Caritas diocesana, non tanto per vantarci di ciò che la carità dei fedeli ha realizzato durante il 2017 attraverso le mense per i poveri, le docce, la Cittadella della Solidarietà, i pacchi spesa, il sostegno al microcredito e tante altre ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pisa, domenica 23 dicembre 2018 &#8211; Ancora una volta presentiamo l’annuale “<em>Rapporto povertà</em>” della nostra Caritas diocesana, non tanto per vantarci di ciò che la carità dei fedeli ha realizzato durante il 2017 attraverso le mense per i poveri, le docce, la Cittadella della Solidarietà, i pacchi spesa, il sostegno al microcredito e tante altre forme di aiuto nei confronti di quel flusso ininterrotto di persone in difficoltà che hanno fatto ricorso ai nostri Centri di Ascolto, ma soprattutto per riflettere e, per quanto possibile, riuscire a capire ciò che sta accadendo e quali sono le tendenze in atto per un fenomeno, quello della povertà, che non sarà mai possibile sradicare del tutto, perché, come un camaleonte, continuamente cambia pelle, inserendosi anche in ambiti di vita che pensavamo immuni da questa “<em>malattia</em>” sociale.</p>
<p>In effetti, analizzando dati e percentuali, ci si accorge che <strong>il problema povertà,</strong> se un tempo aveva una connotazione soprattutto individuale, anche se diffuso in maniera generalizzata, <strong>oggi è problema che riguarda la società in quanto tale e una vita comunitaria che diventa sempre più precaria</strong>. Il titolo “<em>Comunità precarie</em>” dato al rapporto di quest’anno dice infatti proprio questo.</p>
<p>E’ quanto mai indicativo che <strong>in una cultura dell’individualità portata alla esasperazione</strong>, in cui l’individuo viene assolutizzato in maniera abnorme e diventa sempre più il parametro per scelte  sociali, politiche, legislative ed economiche, <strong>alla fine si rileva che alla base del disagio che la nostra società sta vivendo e che si dimostra sempre più soggetto ad esplosioni incontrollabili, c’è la precarietà delle relazioni comunitarie</strong>, la perdita del senso di appartenenza e il rifiuto spesso irrazionale nei confronti di chi avrebbe più bisogno di accoglienza e di solidarietà.</p>
<p>Di fatto, <strong>la frantumazione</strong> dei legami familiari, della condivisione sociale, <strong>della ricerca del bene comune, frutto del non ascolto reciproco, dell’ostracismo nei confronti dell’altro e del diverso, non può che impoverire il contesto di vita comunitaria</strong>, anche se proprio questo impoverimento diventa occasione per sentirne ancora più profondamente il bisogno. Il bisogno di unità e di incontro, privato dei valori fondanti di riferimento, rischia però di scadere in forme aggregative capaci solo di rivendicazioni individualiste e magari violente senza essere in grado di cercare davvero ciò che è necessario a tutti nell’ottica del bene comune.</p>
<p>Lo sforzo che ci viene chiesto è quello di <strong>non chiuderci in una visione individualista</strong> nel considerare problemi e necessità del nostro tempo: se la valorizzazione della individualità di ogni essere umano è cosa buona e giusta, è però deleteria e tremendamente disgregante la sua esasperazione. Infatti <strong>l’essere umano, per sua natura, non è per essere e rimanere solo, bensì per stare in relazione con tutti e con tutto</strong>. Nessuno si è fatto da sé, bensì tutti abbiamo ricevuto la vita dai nostri genitori e a nostra volta questo dono siamo chiamati a trasmetterlo ad altri perché ci sia continuità nella vita dell’umanità e nella storia del mondo. Tutti siamo per natura chiamati e in qualche modo attrezzati per relazionarci con tutto ciò che ci circonda. Relazioni che danno respiro interiore e culturale; che facilitano la comprensione reciproca; che stimolano al sostegno vicendevole, anche se certamente obbligano a qualche rinuncia e sacrificio per un bene maggiore e più ampio del solo bene individuale.</p>
<p><strong>Tutto questo però è oggi minato alla radice</strong>. Il segno stesso della denatalità così pesante come è quella che stiamo vivendo in Italia e in Toscana in particolare, dice la supremazia dell’individualismo sulla capacità di gratuità e di dono. La vita infatti non si compra né si vende, bensì si dona. Se però non c’è spirito di gratuità e disponibilità al dono, pur di soddisfare i propri bisogni o desideri, se questo è “possibile” sul piano della realizzazione materiale, si è pronti a sfidare ogni logica morale e valoriale.</p>
<p>In conseguenza di questo, <strong>ciò che ne soffre sempre di più è la coesione comunitaria, oggi messa alle corde da strategie ideologiche capaci solo di partorire politiche miopi e frantumatrici di ogni relazione bella</strong>.</p>
<p>Se a livello sociale parliamo di “<em>coesione comunitaria</em>” a livello cristiano parliamo di “<em>comunione comunitaria</em>” degli uomini e delle donne che vivono nelle singole comunità di appartenenza. Non si tratta solo di diversità di linguaggio, bensì di un contenuto più profondo che un cristiano non deve mai dimenticare perché il nostro riflettere non si fermi soltanto alla considerazione di dati numerici o di espressioni di tipo sociologico.</p>
<p>Come non esiste una legalità senza moralità, non esiste nemmeno possibilità di coesione comunitaria senza essere consapevoli della necessità di una relazione interpersonale ancora più profonda di quella che deriva dalla conoscenza reciproca o dalla condivisione di scelte pragmatiche, che nell’esperienza cristiana indichiamo col termine “<em>comunione</em>”.</p>
<p>“<em>Comunione</em>” è infatti esperienza soprannaturale di una relazione d’amore che ci è donata da Dio stesso grazie alla nostra fede in Cristo; è circolazione in noi della vita di Dio che ci permette di respirare la sua presenza e il suo amore quale segno della sua paternità nei nostri confronti e del nostro essere fratelli gli uni degli altri; è partecipazione allo sguardo di Dio che riconosce in ogni essere umano ciò che lo fa somigliante a se stesso, dal momento che tutti siamo stati creati ad immagine e somiglianza dell’unico Creatore.</p>
<p>Per questo la Chiesa non può e non deve mai dimenticare la ricchezza soprannaturale di cui è portatrice, custode e annunciatrice e che ci spinge ad andare incontro ai bisogni di ogni uomo e di ogni donna, non solo per un impegno filantropico verso ogni essere umano che condivide la mia stessa umanità, bensì per accogliere in ogni creatura umana la presenza di Gesù che si è fatto come noi e si è donato a noi per riunire in una sola famiglia i dispersi figli di Dio.</p>
<p>Per questo, l’esercizio della carità, è strumento indispensabile per costruire comunità di fratelli che si vogliano bene, si stimino vicendevolmente e siano pronti ad accogliersi soprattutto nel momento del bisogno; nello stesso tempo la carità diventerà sempre più efficace e fattiva quanto più sarà progettata e coltivata da comunità animate dalla comunione che è dono dello Spirito di Dio.</p>
<p>L’auspicio è che anche il Rapporto Caritas 2018, aiuti tutti coloro, credenti e non credenti, che hanno a cuore il bene comune e la salvaguardia e la crescita della dignità di ogni persona umana, a mettersi in gioco, lavorando soprattutto sul piano educativo e formativo, perché non soltanto nelle scelte della comunità ecclesiale, ma anche nelle scelte che istituzionalmente deve fare la comunità civile, si tenga conto del bisogno di dare nuova consistenza alle nostre comunità perché termini come condivisione, inclusione, solidarietà e sussidiarietà, non siano soltanto parole da vocabolario, bensì atteggiamenti e scelte di vita con le quali dare concretezza alla speranza di futuro che tutti ci portiamo dentro, e che ha bisogno di incarnarsi nella quotidianità del nostro vivere sociale.</p>
<p>La pubblicazione del <em>Rapporto Caritas</em>è pure occasione propizia per dire a tutti coloro che si impegnano sul versante della carità e della solidarietà verso chi soffre, un grazie cordiale e fraterno da parte della Chiesa pisana, e per incoraggiare tante altre persone che sentono la chiamata al dono di sé nella gratuità del servizio a fare un passo avanti: c’è spazio per tutti; c’è possibilità di servizio per ognuno; c’è soprattutto a disposizione la possibilità di fare esperienza di quell’Amore che viene dall’Alto e che unico riempie di gioia la vita anche nella sofferenza e nel dolore: quella gioia che nessuno ci può togliere perché segno e frutto della presenza nascosta, ma reale del Cristo buon Samaritano dell’umanità.</p>
<p><strong>+ Giovanni Paolo Benotto, </strong><strong> Arcivescovo</strong></p>
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		<title>A Pisa 165 milioni, a Cascina 61 e a Pontedera 35. Il volume d&#8217;affari del gioco d&#8217;azzardo in Provincia di Pisa. L&#8217;inchiesta di Marco Pagli su Il Tirreno e il rapporto di Cnca</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Aug 2017 12:05:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admincp]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Caritas Pisa]]></category>
		<category><![CDATA[Cnca]]></category>
		<category><![CDATA[don Armando Zappolini]]></category>
		<category><![CDATA[Il Tirreno Pisa]]></category>
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		<description><![CDATA[Pisa, venerdi 18 agosto 2017 &#8211;  Il gioco d&#8217;azzardo vale quanto il bilancio comunale. Anzi, di più. Lo scorso anno la proporzione è stata di 165 milioni e mezzo di euro contro 158 milioni e spiccioli. Gioco online, &#8220;gratta e vinci&#8221;, Lotto, ippica, scommesse sportive e virtuali, ma soprattutto slot machine di vecchia e nuova ...]]></description>
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<div class="articlePlainTitle">Pisa, venerdi 18 agosto 2017 &#8211;  Il gioco d&#8217;azzardo vale quanto il bilancio comunale. Anzi, di più. Lo scorso anno la proporzione è stata di <strong>165 milioni e mezzo di euro contro 158 milioni e spicciol</strong>i. Gioco online, &#8220;gratta e vinci&#8221;, Lotto, ippica, scommesse sportive e virtuali, ma soprattutto slot machine di vecchia e nuova generazione. Un fiume di denaro che dalle tasche dei <strong>91mila abitanti</strong> si è riversato nelle casse delle agenzie di gioco: in media oltre 1.800 euro pro capite. Con i soldi andati in fumo in un solo anno &#8211; oltre <strong>31 milioni di euro di cosiddette perdite</strong> &#8211; si sarebbero potuti riaprire i cantieri della Torre, che nel 2001 si chiusero dopo 11 anni di lavori con una spesa complessiva di 55 miliardi di lire, poco più di 25 milioni di euro. Le cose non vanno meglio in provincia. A <strong>Cascina</strong>, secondo comune per popolazione, la spesa per il gioco legale ha raggiunto quota <strong>61 milioni e mezzo di eur</strong>o. Significa che ognuno dei 45mila abitanti in media ha impegnato 1.359 euro. In Valdera la situazione è a tratti ancora più allarmante: comuni più piccoli, ma spesa gigante. È il caso, ad esempio, di <strong>Calcinaia</strong>, dove in dodici mesi sono stati impegnati per il gioco <strong>30 milioni di euro</strong>. Ebbene sì, 30 milioni di euro per un territorio di poco più di 12mila abitanti, con una spesa media pro capite di 2.500 euro, dal neonato all&#8217;anziano (ma c&#8217;è un perché ed è rappresentato dalla presenza del &#8220;Games Palace&#8221; al Centro Torretta White). E poi <strong>35 milioni di euro a Pontedera</strong>, <strong>quasi 15 milioni a Casciana Terme-Lari</strong>, <strong>13 a Bientina</strong>. Cifre ridotte, invece, nei territori più piccoli come Buti, Capannoli e Palaia.</div>
<div class="articlePlainTitle">I numeri provengono dall&#8217;<strong>Agenzia delle dogane e dei monopoli</strong> e sono stati elaborati e certificati da <strong>Filippo Torrigiani, consulente della commissione parlamentare antimafia sul tema dell&#8217;azzardo. Insieme a don Armando Zappolini</strong>, parroco di Perignano e<strong> presidente del Coordinamento nazionale comunità d&#8217;accoglienza</strong>, ha da poco pubblicato un dossier intitolato <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" title="Il Dossier di Cnca" href="http://www.cnca.it/images/stories/ufficio-stampa/Dossier_Gioco_dazzardo_CNCA.pdf"><strong>&#8220;Gioco d&#8217;azzardo: i numeri di un mercato fuori controllo&#8221;</strong></a></span>, coi dati suddivisi per regione.</div>
<div class="articlePlainTitle"></div>
<div class="articlePlainTitle"><a href="http://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/GiocoAzzardoPatologico.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2980" src="http://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/GiocoAzzardoPatologico.jpeg" alt="GiocoAzzardoPatologico" width="288" height="175" /></a></div>
<div class="articlePlainTitle"></div>
<div class="articlePlainTitle"><strong>Focus Pisa</strong>. Il grosso della spesa passa dalle gettoniere delle slot machine. Oltre 100 milioni di euro sono stati giocati tra quelli che il Monopolio classifica come &#8220;videogiochi&#8221; (le Awp o NewSlot che si trovano in bar e tabaccherie) e le Vlt (le slot di nuova generazione, in dotazione solo alle sale dedicate). Si tratta di oltre 11mila euro al giorno, quasi 200 euro gettati ogni volta che la lancetta delle ore segna un rintocco. Ma a lasciare di stucco sono anche gli oltre venti milioni giocati online nei vari &#8220;skill games&#8221;, a partire dal poker. E poi gli 11 milioni spesi per &#8220;gratta e vinci&#8221;, un vero e proprio universo in grado di far sparire fino a venti euro a giocata. I giochi tradizionali non scompaiono in questa classifica, se si considera che tra Lotto e SuperEnalotto sono stati profusi quasi 9 milioni di euro. Per non parlare degli 8,6 milioni spesi per le scommesse sportive, dei 5,4 per le scommesse ippiche e dei 3,2 per quelle virtuali.</div>
<div class="articlePlainTitle"><strong>Qui Cascina.</strong> Le slot ancora una volta la fanno da padrona. Poco meno di 35 milioni di euro rispetto ai 61 giocati (di cui 12 effettivamente persi). A seguire il gioco online con 7,5 milioni totalizzati. Impressionante il dato relativo al Bingo, un vero e proprio punto fermo per gli abitanti di Cascina (a Navacchio c&#8217;è il PalaBingo), per il quale sono stati spesi 5 milioni di euro nel corso del 2016.</div>
<div class="articlePlainTitle"><strong>In Valdera.</strong> Nel comune principale, Pontedera, ai 16 milioni andati in slot vanno aggiunti i 4,8 per i &#8220;gratta e vinci&#8221;, i 4,7 per i giochi online, i 4,2 per le scommesse sportive e i 3,1 per il Lotto. Ma la passione per il gioco, e per le slot machine in particolare, brucia ancora di più a Calcinaia: qui tra macchine di vecchia e nuova generazione sono stati profusi oltre 22 milioni di euro sui 30 totali. Stesso trend a Casciana Terme-Lari: 11 sui 14,8 totali. E anche a Bientina, con quasi 9 milioni di euro in slot sui 13,4 milioni di euro totali.©RIPRODUZIONE RISERVATA</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
<div id="articlePrev"></div>
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		<title>Italiani nel mondo: Migrantes, sono 4,8 milioni. Trend in aumento (+3,7%) con 107mila emigrati nel 2015</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Oct 2016 00:45:16 +0000</pubDate>
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<p>Roma, 6 ottobre 2016 &#8211; Sono <strong>107.529 gli italiani emigrati all’estero nel 2015</strong>: continua il trend in aumento, con <strong>6.232 partenze in più</strong>. Il 69,2% (quasi 75mila italiani) si è trasferito in altri Paesi europei. In totale al 1° gennaio 2016 sono 4.811.163 gli italiani iscritti all’Aire (Anagrafe italiani residenti all’estero), il 7,9% della popolazione complessiva (60.665.551), con una crescita del 3,7% rispetto allo scorso anno. <strong>Nell’arco di dieci anni (2006-2016), la mobilità degli italiani è aumentata del 54,9%</strong> (erano 3 milioni nel 2006). Negli ultimi 11 anni le variazioni più significative hanno riguardato la Spagna (+155,2%) il Brasile (+151,2%). <strong>Sono soprattutto i giovani “millennials” dai 18 ai 34 anni ad emigrare</strong>, freschi di studi e molto specializzati, delusi da una Italia che offre loro poche speranze lavorative. Pur concependo la mobilità come un percorso non determinato a priori, che cambia a seconda delle opportunità incontrate all’estero, per loro la scelta non è tanto “se partire” quanto piuttosto “se restare”. <strong>E’ boom anche di anziani che preferiscono trascorrere la terza età all’estero</strong>, con un aumento di pensioni pagate in Bulgaria, Ucraina, Romania, Polonia e Spagna. Emerge poi il fenomeno dei “nuovi” italiani in partenza, come i bangladesi, migranti due volte: almeno 5mila famiglie, dopo dieci anni in Italia, si sono spostati verso il Regno Unito per lavorare. Sono alcuni dei dati più significativi che emergono dal<strong> Rapporto italiani nel mondo 2016</strong> della <a href="https://www.chiesacattolica.it/cci_new_v3/s2magazine/index1.jsp?idPagina=41"><span style="color: #ff0000;"><strong>Fondazione </strong></span></a><span style="color: #ff0000;"><b><span style="text-decoration: underline;">Migrante</span></b></span>. Secondo Migrantes il grave problema dell’Italia di oggi è il “brain exchange”, ossia l’incapacità di trattenere i talenti e di attrarne di nuovi. Bisognerebbe passare dal “brain exchange” al “brain circulation”, con un equilibrio tra partenze e rientri, evitando che i giovani più preparati vadano solo in alcuni Paesi e non in altri: “La mobilità è una risorsa ma diventa dannosa se è a senso unico”.</p>
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<p><a href="http://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/Rapporto2016_Italianinelmondo.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4593" src="http://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/Rapporto2016_Italianinelmondo-300x247.jpg" alt="Rapporto2016_Italianinelmondo" width="300" height="247" /></a></p>
<p><strong>Dove sono e chi sono oggi gli emigrati italiani?</strong> Oltre la metà (2.588.764, 53,8%) vivono in Europa, seguita dall’America Latina (1.564.895), dall’America del Nord (386.399), dall’Oceania (146.316), dall’Africa (63.870) e dall’Asia (60.919). Gli aumenti più consistenti sono in Argentina (+28.982), Brasile (+20.427), Regno Unito (+18.706), Germania (+18.674), Svizzera (+14.496). La metà sono di origine meridionale, anche le se percentuali più alte a livello regionale vedono la Lombardia (+6,5%), la Valle d’Aosta (+6,3%), l’Emilia Romagna (+6%) e il Veneto (+5,7%) ai primi posti.</p>
<p>Roma è la provincia con più italiani all’estero, ma le altre città in pole position sono tutte del Sud (Cosenza, Agrigento, Salerno, Napoli). Tre piccoli comuni siciliani (Licata, Palma di Montechiaro e Favara) hanno incidenze elevatissime di residenti all’estero, tra 10 e 15 mila ciascuno.</p>
<p>107mila nuovi emigranti. Il percorso dei “millennials”. Gli italiani, giovani e meno giovani, guardano sempre più all’estero per soddisfare i propri desideri lavorativi, in particolare in Europa. Il 60,2% dei 107.529 andati all’estero nel 2015 sono single. Gli uomini sono la maggioranza (60.372). Il 36,7% sono nella fascia d’età tra i 18 e i 34 anni. I nuovi emigranti partono soprattutto da Lombardia (20.088), Veneto (10.374), Sicilia (9.823), Lazio (8.436). Nel 2013 c’è stata una diminuzione delle partenze degli studenti Erasmus a causa della crisi: molte famiglie non avevano risorse da investire per gli studi dei figli. I “millennials” sono “la generazione più penalizzata dal punto di vista delle possibilità lavorative” e vedono l’emigrazione “non tanto come una fuga quanto piuttosto come un mezzo per soddisfare ambizioni e nutrire curiosità: la loro mobilità oggi è in itinere e può modificarsi continuamente, perchè non si basa su un progetto migratorio già determinato ma su continue e sempre nuove opportunità incontrate”. Del resto, come ricorda il rapporto, recenti studi sulle mutazioni genetiche ipotizzano che il desiderio di viaggiare e fare esperienze nuove sia dovuto al Dna, nello specifico risieda nel gene DRD4-7R. Ecco perché molti degli attuali migranti non riescono a concepirsi come tali “ma parlano di sé come di viaggiatori”.</p>
<p>Anziani in movimento. Anche gli anziani che decidono di emigrare sono in aumento. Dai dati Inps sulle pensioni pagate all’estero, si evidenzia la crescita dei pagamenti in Ucraina (+307%), Bulgaria (+223,6%), Romania (+152,8), Polonia (+152,8%) e Spagna (+22%). Presumibilmente perchè molti decidono di trascorrere l’ultima fase della propria vita in casa delle badanti che, dopo averli assistiti in Italia, rientrano nei rispettivi Paesi con l’anziano al seguito. Le mete preferite nel 2015 dai pensionati italiani e stranieri sono state però Svizzera (583), Francia (495), Spagna (418), Australia (373).</p>
<p>È boom di anziani italiani che preferiscono trascorrere la terza età all’estero, con un aumento di pensioni pagate in Bulgaria, Ucraina, Romania, Polonia e Spagna. È quanto emerge dal Rapporto sugli italiani nel mondo della Fondazione Migrantes, presentato oggi a Roma. Dai dati Inps sulle pensioni pagate all’estero, si evidenzia la crescita dei pagamenti in Ucraina (+307%), Bulgaria (+223,6%), Romania (+152,8), Polonia (+152,8%) e Spagna (+22%). Le mete preferite nel 2015 dai pensionati italiani e stranieri sono state però Svizzera (583), Francia (495), Spagna (418), Australia (373).</p>
<p>Il Rapporto italiani nel mondo 2016 racconta “un tassello dell’Italia migrante”. A dirlo oggi è stato monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, concludendo i lavori di presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo 2016. Per Perego “noi siamo abituati a leggere ogni giorno i numeri degli sbarchi degli arrivi e non siamo abituati a leggere i numeri delle partenze dall’Italia. 154mila arrivi sulle nostre coste nel 2015 e 174mila cittadini italiani in più all’estero nel 2015, di cui 107mila iscritti all’Aire, cosa hanno in comune? Entrambi questi mondi migranti in arrivo e in partenza dall’Italia sono per la maggior parte, il 56%, giovani tra i 18 e i 32 anni; il 20% in entrambi dei casi sono minorenni; entrambi questi mondi condividono pregiudizi, non accoglienza, solitudine, entrambi, infine, vedono un diritto negato: non hanno il diritto di rimanere nella propria terra”. Cosa hanno di diverso questi mondi giovanili migranti: chi parte dall’Italia, parte per scelta e in libertà; chi arriva e sbarca in Italia è costretto a lasciare il proprio Paese a causa di guerre, disastri ambientali, persecuzione politica e religiosa, povertà estrema, ha detto il direttore di Migrantes: “cosa ricercano i giovani in partenza e in arrivo? Nuove e pari opportunità sul piano lavorativo, scolastico? Cosa ci insegnano i giovani italiani oggi all’estero? Ci ricordano, e sono il 75% di questo parere, che l’esperienza in emigrazione è utile per un confronto con le diverse culture. Queste migrazioni in partenza e in arrivo chiedono – ed è lo speciale di quest’ anno del rapporto italiani nel mondo – di ripensare le città e le capitali del mondo come luoghi di incontro e non di scontro, valorizzando e ripensando alcuni luoghi come le piazze, le stazioni, i porti, gli aeroporti, le periferie che diversamente rischiano di costruire nella stessa città mondi distanti fra loro. E l’impegno della Chiesa vicina a chi è in cammino oggi chiede di ripensare strade per un accompagnamento integrale della persona, in particolare dei giovani, guardando alle loro esperienze culturali, storie religiose, sogni, per condividere un cammino insieme”.</p>
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		<title>25esimo Rapporto Caritas Migrantes, Caritas-Migrantes, oltre 800 mila alunni stranieri, +7,3% i nati in Italia. “Approvare legge cittadinanza”</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jul 2016 10:06:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Roma, martedì 5 luglio 2016 &#8211; Oltre 5 milioni di stranieri residenti in Italia (l’8,2% della popolazione), di cui il 52,7% donne. Sono soprattutto romeni, albanesi e marocchini (le tre nazionalità rappresentano il 41,3% del totale) anche se in Italia sono presenti ben 198 nazionalità. Quasi il 60% vive nelle regioni del Nord. Le regioni ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Roma, martedì 5 luglio 2016 &#8211; Oltre<strong> 5 milioni di stranieri residenti in Italia</strong> (l’<strong>8,2%</strong> della popolazione), di cui il 52,7% donne. Sono soprattutto romeni, albanesi e marocchini (le tre nazionalità rappresentano il 41,3% del totale) anche se in Italia sono presenti ben 198 nazionalità. Quasi il 60% vive nelle regioni del Nord. Le regioni con il più alto numero di presenze sono Lombardia (23%), Lazio (12,7%), Emilia Romagna (10,7%) e Veneto (10,2). Sono i dati riferiti al 2015 che fanno da sfondo al <strong>XXV Rapporto immigrazione di <a href="http://www.caritasitaliana.it"><span style="color: #ff0000;">Caritas italiana</span></a> e<a href="http://www.migrantes.it"><span style="color: #ff0000;"> Fondazione Migrantes</span></a></strong> presentato oggi a Roma, 500 pagine che raccontano la presenza della popolazione straniera in Italia come fenomeno oramai strutturale in tutti gli ambiti sociali. Tema dell’edizione di quest’anno è “La cultura dell’incontro”, per raccontare l’integrazione nei territori e sottolineare come l’Italia sia “molto di più di questa recente storia di migranti forzati”. In termini numerici assoluti, nell’area<strong> Ue-28</strong> gli stranieri residenti sono <strong>35,2 milioni</strong>, con un aumento del <strong>3,6%</strong> rispetto al 2014. Di questi, il 21,5% vive in Germania, il 15,4% nel Regno Unito, il 14,3% in Italia, il 12,4% in Francia. Caso singolare è il calo dei residenti stranieri in Spagna, diminuiti del 4,8%.<strong> Nel 2014 in Italia sono state registrate 129.887 acquisizioni di cittadinanza italiana, con una crescita del 29%</strong>. Prevalgono le acquisizioni da parte dei marocchini e degli albanesi, presenti da più tempo in Italia.<img class="aligncenter size-medium wp-image-4256" src="http://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2016/07/25-rapporto-immigrazione-300x217.jpg" alt="25 rapporto immigrazione" width="300" height="217" /></p>
<p><b>Il lavoro.</b> Mentre la <strong>retribuzione media mensile degli occupati italiani è di 1.356 euro</strong>, quella degli <strong>stranieri</strong> è di <strong>965</strong> <strong>euro</strong>, pari al <strong>30% in meno</strong>. <strong>Il 41,7% dei lavoratori stranieri </strong>rientra dunque nella categoria dei <strong>“working poor”</strong> (gli italiani sono il 14,9%), e <strong>le donne sono le più penalizzate</strong> (59,3%) perchè lavorano in settori con livelli retributivi più bassi della media. In tutto sono 2.360.307 i lavoratori stranieri in Italia (il 10,5% del totale), di cui l’88,5% è dipendente. Svolgono in maggioranza lavori meno qualificati (36,5% rispetto al 7,9% degli italiani) nei settori dei servizi collettivi e personali (29,8%), nell’industria (18,4%), nel settore alberghiero e della ristorazione (10,9%), nelle costruzioni (9,6%) e nel commercio (8,3%). Nei servizi operano soprattutto le donne, nei cosiddetti settori delle “tre C”: caring, cleaning e catering (cura, pulizia e ristorazione). Anche se la maggioranza è impiegata come dipendente, nel 2014 sono aumentati del 6,2% i titolari di imprese nati in un Paese extra-Ue: 335.452. Spiccano ancora le situazioni di sfruttamento e le disuguaglianze retributive, con molti part-time involontari che nascondono “lavoro grigio”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Scuola.</b> Nell’anno scolastico 2014/2015 erano <strong>814.187 gli alunni stranieri</strong> nelle scuole italiane, di cui <strong>445.534 nati in Italia</strong>, questi ultimi aumentati del 7,3% rispetto all’anno precedente. Rappresentavano il 9,2% della popolazione scolastica italiana, con una crescita annuale dell’1,4%, segno di un insediamento stabile con la propria famiglia. Il valore più alto di alunni stranieri nelle classi è in Emilia Romagna (15,5%), seguita da Lombardia (14,3%) e Umbria (14,2%). Nel Centro-Sud solo il Lazio arriva al 9,3%, mentre l’incidenza più bassa è in Sardegna (2,3%) e Puglia (2,6%). Caritas e Migrantes rilanciano, in questa occasione, l’appello ad una<strong> rapida approvazione della legge sulla cittadinanza</strong> (licenziato dalla Camera e ora al vaglio del Senato) che prevede l’introduzione dello “ius soli” in forma temperata (uno dei genitori deve avere il permesso di soggiorno da almeno un anno) e un iter particolare per i minori stranieri arrivati da piccoli in Italia. “Nonostante le carenze per favorire l’acquisizione della cittadinanza per naturalizzazione – ha affermato don Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana -, riteniamo sia comunque importante che i nostri politici diano un segnale chiaro di risposta alla volontà di integrazione delle nuove generazioni”.</p>
<p><b>Immigrazione e carcere.</b> Su un totale di 52.164 detenuti gli stranieri <strong>sono il 33,24% del totale (17.340)</strong>, una cifra in diminuzione rispetto al 2009 quando erano il 37,1%. C’è però un fatto nuovo: anche se è un dato residuale (95 detenuti) nel Paese sono entrate le mafie straniere, che agiscono affiliandosi alle mafie italiane. Anche se le nazionalità più rappresentate sono il Marocco (2.840 detenuti) , la Romania (2.821), l’Albania (2.423) e la Tunisia (1.893), i curatori del rapporto invitano a non fare “frettolose analisi che facciano concludere per l’attribuzione a determinati gruppi etnici di una maggiore propensione al crimine”. Le cifre vanno lette, infatti, considerando che queste comunità sono le più numerose e di più antico insediamento in Italia. Tra i reati commessi: 8.192 contro il patrimonio, 6.599 contro la persona, 6.266 in violazione della legge sulla droga, 2.499 contro la pubblica amministrazione e 1.372 in violazione della normativa sull’immigrazione.</p>
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		<title>E&#8217; immigrato un &#8221;toscano&#8221; su dieci. La presenza straniera sul territorio regionale nei numeri del Rapporto Caritas 2014</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Jun 2015 10:05:44 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Immigrazione. Toscana]]></category>
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		<description><![CDATA[Al 1 gennaio 2014 la Toscana si colloca al sesto posto per quota di cittadini stranieri residenti in Italia (7,9%), i quali sono 387.350 (di cui il 53,8% donne), con un&#8217;incidenza sulla popolazione regionale tra le più alte d&#8217;Italia (10,3%). Essi sono maggiormente presenti nelle province di Firenze (31,6%), Prato (10,3%) e Pisa (10,1%) che ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Al 1 gennaio 2014 la <strong>Toscana</strong> si colloca al <strong>sesto posto</strong> per quota di cittadini stranieri residenti in Italia (<strong>7,9%</strong>), i quali sono <strong>387.350</strong> (di cui il 53,8% donne), con <strong>u</strong>n&#8217;incidenza<strong> sulla popolazione regionale tra le più alte d&#8217;Italia</strong> (<strong>10,3%</strong>). Essi sono maggiormente presenti nelle province di Firenze (31,6%), Prato (10,3%) e Pisa (10,1%) che esercitano maggiore attrattività nei confronti degli immigrati in cerca di lavoro. Le nazionalità più frequenti sono la r<strong>omena (20,9%), albanese (18,1%) e la cinese (11,3%)</strong>. Quest&#8217;ultima è soprattutto presente nelle attività autonome del settore tessile che caratterizza l&#8217;economia della provincia di Prato.</p>
<p>Nel 2014 i <strong>cittadini stranieri occupati</strong> nell&#8217;economia toscana risultato 199.975 che corrispondono al <strong>12,9% del totale regionale</strong>. Nel 2013 i titolari di imprese nati in un Paese extra Ue sono 32.419. Queste imprese costituiscono il 10,3% del totale nazionale e sono aumentate rispetto all&#8217;anno precedente del 3,4%, valore significativamente inferiore al dato nazionale (4,5%).</p>
<p>Nell&#8217;<strong>anno scolastico 2013/2014</strong> gli alunni stranieri che frequentano le scuole toscane sono aumentati, rispetto all&#8217;anno precedente, del 3,1% raggiungendo il totale di <strong>64.355 studenti.</strong></p>
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		<title>&#8220;I migranti risorsa per l&#8217;Italia&#8221;. Presentato il XXIV rapporto di Caritas e Migrantes</title>
		<link>https://www.caritaspisa.com/wordpress/i-migranti-risorsa-per-litalia-la-presentazione-del-xxiv-rapporto-di-caritas-e-migrantes/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Jun 2015 17:57:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Rappresentano l&#8217;8 per cento della popolazione, lavorano ma guadagnano meno degli italiani, contribuiscono alla ricchezza del paese. Sono i &#8220;Migranti, attori di sviluppo&#8221;, secondo il ventiquattresimo rapporto Immigrazione di Caritas e Migrantes presentato oggi, giovedi 4 giugno, a Milano al Conference Centre di Expo.  L&#8217;articolo di Avvenire.  Gli interventi e i materiali illustrati durante il ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Rappresentano l&#8217;<strong>8 per cento della popolazione</strong>, lavorano ma guadagnano meno degli italiani, contribuiscono alla ricchezza del paese. Sono i <strong>&#8220;Migranti, attori di sviluppo&#8221;</strong>, secondo il <strong>ventiquattresimo rapporto Immigrazione di Caritas e Migrantes</strong> presentato oggi, giovedi 4 giugno, a Milano al Conference Centre di Expo.  <strong><span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/rapporto-caritas-migrantes-expo-.aspx">L&#8217;articolo di Avvenire</a>. </span></strong></p>
<p>Gli <a href="http://www.caritasitaliana.it/home_page/area_stampa/00005865_XXIV_Rapporto_Immigrazione_Caritas_e_Migrantes.html">i<strong><span style="color: #ff0000;">nterventi e i materiali</span></strong></a> illustrati durante il convegno.</p>
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		<title>Stamani all&#8217;Expo la presentazione del XXIV Rapporto Immigrazione di Caritas e Migrantes</title>
		<link>https://www.caritaspisa.com/wordpress/stamani-allexpo-la-presentazione-del-xxiv-rapporto-immigrazione-di-caritas-e-migrantes/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Jun 2015 05:35:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sarà presentato oggi, giovedì 4 giugno a Milano, alle 11 presso il Conference Center di EXPO 2015 il XXIV Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes dal titolo &#8220;Migranti, attori di sviluppo&#8221;. Come spiegano nell&#8217;introduzione mons. Gian Carlo Perego (Direttore generale della Fondazione Migrantes) e mons. Francesco Soddu (Direttore di Caritas Italiana) «il Rapporto è dedicato all’Expo 2015, un avvenimento che, per ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>Sarà presentato oggi, giovedì 4 giugno a Milano, alle 11 presso il Conference Center di <strong>EXPO 2015</strong> il <strong>XXIV Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes</strong> dal titolo<strong> &#8220;Migranti, attori di sviluppo&#8221;.</strong></div>
<div></div>
<div>Come spiegano nell&#8217;introduzione <strong>mons. Gian Carlo Perego</strong> (Direttore generale della Fondazione Migrantes) e <strong>mons. Francesco Soddu </strong>(Direttore di Caritas Italiana) «il Rapporto è dedicato all’<a href="http://www.caritasitaliana.it/home_page/area_stampa/00005765_Caritas_ad_EXPO_Milano_2015.html" target="_blank">Expo 2015</a>, un avvenimento che, per quanto discusso, ha da sempre tracciato un forte solco nella storia come occasione di celebrazione dei traguardi scientifici raggiunti dall’uomo e di condivisione delle conoscenze tra i popoli tenendo ben presente la valorizzazione della dignità umana».</div>
<div></div>
<div>«Questo Rapporto Immigrazione – grazie all’ausilio di studiosi ed esperti delle tematiche migratorie di diverse discipline e accademie italiane – descrive la situazione della mobilità internazionale e nazionale, per poi soffermarsi, nella specifica sezione dedicata all’Expo Milano 2015, su due argomenti: il <strong>cibo come causa delle migrazioni </strong>e il <strong>cibo come occasione di sviluppo</strong>, nella consapevolezza che a volte basta solo cambiare prospettiva per essere sensibilizzati diversamente alle problematiche sociali», spiegano ancora i due Direttori.</div>
<div></div>
<div>La presentazione avviene nell&#8217;ambito del convegno &#8220;I migranti e il cibo. Dallo sfruttamento lavorativo all&#8217;imprenditoria etnica&#8221;, dove saranno illustrati in anteprima i contenuti del Rapporto. Nel testo vengono analizzati i dati ufficiali assieme a quelli raccolti dai servizi Caritas, le variabili sociali ed economiche, gli impatti dell&#8217;immigrazione in un contesto che vede nel migrante un attore di sviluppo per settori che sarebbero in cirsi senza l&#8217;apporto di manodopera straniera. Dallo scenario globale si passerà ad approfondimenti rispetto alle singole regioni italiane.</div>
<div></div>
<div>Alla presentazione interverranno anche il neo Presidente di Caritas Italiana, <strong>S.Em. card. Francesco Montenegro</strong>, e il Segretario generale della CEI, <strong>S.E. mons. Nunzio Galantino</strong>.</div>
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