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	<title>Caritas Pisa &#187; Ernesto Balducci</title>
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		<title>&#8220;E&#8217; qui, su questo limitare fra passato e futuro, che sono ad intuire una mia nuova identità di credente &#8230;&#8221; Da L&#8217;uomo planetario di padre Ernesto Balducci</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Mar 2019 15:36:02 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Per riflettere ...]]></category>
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		<description><![CDATA[(da L&#8217;uomo Planetario, Ernesto Balducci, 1985) &#8211; E&#8217; qui, su questo limitare fra il passato e il futuro, che mi è possibile, senza niente rinnegare di ciò che sono, intuire una mia nuova identità di credente. L&#8217;uomo planetario è l&#8217;uomo postcristiano, nel senso che non si adattano a lui determinazioni che lo separino dalla comune ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>(da <span style="color: #ff0000;"><em>L&#8217;uomo Planetari</em>o</span>, <span style="color: #ff0000;"><strong>Ernesto Balducci,</strong></span> 1985) &#8211; E&#8217; qui, su questo limitare fra il passato e il futuro, che mi è possibile, senza niente rinnegare di ciò che sono, intuire una mia nuova identità di credente. L&#8217;uomo planetario è l&#8217;uomo postcristiano, nel senso che non si adattano a lui determinazioni che lo separino dalla comune degli uomini. Liberata dalle sue obiettivazioni ontologiche e restituita alla sua dinamica esistenziale, che cos&#8217;è l&#8217;Incarnazione se non un&#8217;immersione di Dio nell&#8217;umano, in virtù dell&#8217;amore che di Dio è la stessa essenza? I cappellani militari che si sciolsero dai fianchi i salvagente per offrirli ai fratelli e calarono a picco nell&#8217;oceano danno perfetta figura al mistero in cui si nasconde il mio Dio. La qualifica di cristiano mi pesa.</p>
<p>Mi dà soddisfazione sapere che i primi credenti in Cristo la ignoravano. Il termine fu inventato ad Antiochia, nel 43, dai burocrati e dai militari romani che, per ragioni di ordine pubblico, avevano bisogno di identificare in qualche modo certe comunità poco conformi alle regole della società. Dunque, un&#8217;invenzione del Potere, che distingue per meglio dominare. Come le schedature, le identificazioni sociologiche rientrano nelle necessità del Panopticon: chi vi si adatta, asseconda già con questo un Progetto d&#8217;integrazione mondana.&#8221;Non sono che un uomo&#8221;: ecco un&#8217;espressione neotestamentaria in cui la mia fede meglio si esprime. E vicino il giorno in cui si comprenderà che Gesù di Nazareth non intese aggiungere una nuova religione a quelle esistenti, ma, al contrario, volle abbattere tutte le barriere che impediscono all&#8217;uomo di essere fratello all&#8217;uomo e specialmente all&#8217;uomo più diverso, più disprezzato. Egli disse: quando sarò sollevato da terra attirerò tutti a me. Non prima, dunque, ma proprio nel momento in cui, sollevato sulla croce, egli entrò nell&#8217;agonia ed emise il suo spirito, spogliato di tutte le determinazioni. Non era più, allora, né di razza semitica, né ebreo, né figlio di David. Era universale, com&#8217;è universale il nulla della morte, e com&#8217;è universale la qualità che in quell&#8217;annullarsi divampò: l&#8217;amore per gli altri fino all annientamento di sé. E in questo annientamento per amore la definizione di Gesù, uomo planetario. Prima di morire gli avevano gridato: &#8220;Se sei figlio di Dio, salva te stesso&#8221;. Ma non poté salvarsi perché aveva deposto fin dal nascere la cintura di salvataggio. Fu così che discese agli inferi. Perfino il suo Dio l&#8217;aveva abbandonato nel momento in cui, scivolato nell&#8217;oceano della morte, divenne per sempre il fratello di tutti i disperati. La sua universalità va riposta qui, in questo suo libero insediarsi, per amore degli uomini, nel cuore della totale negatività.</p>
<p>Tra me e lui ci sono sette pareti d&#8217;ideologia, perché io ho imparato il suo nome con la spada in mano, come voleva la pedagogia dell&#8217;intransigenza. Le sette pareti stanno cadendo, una dopo l&#8217;altra, e dopo ogni caduta mi sembra di capire meglio che significhi la sua sequela. Tempo fa un mio fratello di fede, anzi un vescovo, ha detto che prendere la croce e seguire Gesù vuol dire scegliere il disarmo unilaterale. Paradosso profondo, in cui mi ritrovo. Ma i paradossi che dovremo dire sono innumerevoli. Gesù rivelò cose che solo a noi è dato capire, perché solo oggi la misura dell&#8217;iniquità ha raggiunto il colmo. Quando sento ripetere che il messaggio di Gesù è universale perché egli è il Logos nel quale, dal quale e per il quale tutte le cose sono state create, una specie di immenso sbadiglio mi sale dal profondo, come dinanzi ad una verità resa vacua dall&#8217;abuso. Ma quando rifletto in silenzio sui gesti concreti con cui egli, mettendosi contro gli uomini della religione e del potere, andò incontro ai poveri, ai miti, agli afflitti, ai perseguitati è come se scorgessi nel buio un sentiero di luce, il sentiero che ancora oggi discende alla profondità degli inferi dove il senso e il non senso, la vita e la morte, l&#8217;amore e l&#8217;odio si confrontano. Qui tutte le identità perdono di senso per lasciar posto all&#8217;unica che ciascuno è in grado di dare a se stesso, al di fuori di ogni eredità, semplicemente con l&#8217;assumersi o col rigettare le responsabilità del futuro del mondo. Se noi lasciamo che il futuro venga da sé, come sempre è venuto, e non ci riconosciamo altri doveri che quelli che avevano i nostri padri, nessun futuro ci sarà concesso. Il nostro segreto patto con la morte, a dispetto delle nostre liturgie civili e religiose, avrà il suo svolgimento definitivo. Se invece noi decidiamo, spogliandoci di ogni costume di violenza, anche di quello divenuto struttura della mente, di morire al nostro passato e di andarci incontro l&#8217;un l&#8217;altro con le mani colme delle diverse eredità, per stringere tra noi un patto che bandisca ogni arma e stabilisca i modi della comunione creaturale, allora capiremo il senso del frammento che ora ci chiude nei suoi confini. È questa la mia professione di fede, sotto le forme della speranza. Chi ancora si professa ateo, o marxista, o laico e ha bisogno di un cristiano per completare la serie delle rappresentanze sul proscenio della cultura, non mi cerchi. Io non sono che un uomo.</p>
<p><em>Ernesto Balducci</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>A Ponsacco e Pontedera due giorni dedicati a padre Balducci e l&#8217;Uomo Planetario</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Mar 2019 15:03:02 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Caritas Italiana]]></category>
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		<category><![CDATA[Tavola della Pace]]></category>

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		<description><![CDATA[Pontedera, venerdì 15 marzo 2019 &#8211; &#8221;Può l&#8217;uomo planetario scongiurare l&#8217;apocalisse nell&#8217;era nucleare? Alla ricerca della risposta giusta&#8221;. E il filo conduttore della due giorni, organizzata dalla Tavola della Pace di Pontedera e dedica alla figura di padre Ernesto Balducci. Nato nel 1922 e morto nel 1992,  fu «testimone di pace», per aver dedicato tutte ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pontedera, venerdì 15 marzo 2019 &#8211; &#8221;Può l&#8217;uomo planetario scongiurare l&#8217;apocalisse nell&#8217;era nucleare? Alla ricerca della risposta giusta&#8221;. E il filo conduttore della due giorni, organizzata dalla Tavola della Pace di Pontedera e dedica alla figura di <span style="color: #ff0000;"><strong>padre Ernesto Balducci.</strong></span></p>
<p><a href="https://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/Ernesto_Balducci.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2858" src="https://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2016/01/Ernesto_Balducci.jpeg" alt="Ernesto_Balducci" width="200" height="253" /></a></p>
<p>Nato nel 1922 e morto nel 1992,  fu «testimone di pace», per aver dedicato tutte le proprie energie alla cultura della giustizia, della nonviolenza e della pace. Giorgio La Pira, il “sindaco-santo” di Firenze, lo chiamò tra i suoi più stretti collaboratori. <strong>Nel lontano 1985, padre Ernesto Balducci dette alle stampe <span style="color: #ff0000;">«l’uomo planetario»</span></strong> in cui riassumeva il suo pensiero sulla inarrestabile mobilità della specie umana lungo l’intero pianeta e, nel contempo, sulla possibilità che ha l’uomo – ricorrendo all’arma nucleare &#8211; di annientare la vita di una civiltà. Nel libro Ernesto Balducci propone domande esigenti alla stessa Chiesa cattolica, a tutte le confessioni religiose e anche a coloro che non cercano le risposte in una fede religiosa.</p>
<p>Il pensiero di padre Ernesto Balducci – e la sua attualità &#8211; saranno ricostruiti in due iniziative promosse dalla <span style="color: #ff0000;"><strong>Tavola della pace e della cooperazione di Pontedera e in programma i prossimi venerdì 15 e sabato 16 marzo</strong></span>.</p>
<p>Si inizia <span style="color: #ff0000;"><strong>venerdì 15 marzo alle ore 21 all’auditorium «monsignor Elio Meliani» in via don Minzoni a Ponsacco</strong></span> dove la compagnia teatrale <span style="color: #ff0000;"><strong>«Mimesis»</strong></span> metterà in scena: <span style="color: #ff0000;"><strong>«L’uomo planetario. Manuale di sopravvivenza della specie umana»</strong></span> di <span style="color: #ff0000;"><strong>Rosanna Magrini e con Stefano Tognarelli</strong></span>.</p>
<p>Il giorno successivo, sabato 16 marzo, alle 17 nella biblioteca &#8220;Giovanni Gronchi&#8221; di Pontedera, Francesco Paletti della <span style="color: #ff0000;"><strong>Caritas diocesana di Pisa, presenta il Rapporto Dos 2018 sull&#8217;immigrazione e il Rapporto di Caritas 2018 sulle povertà in <span style="color: #ff0000;">Toscan</span></strong><strong>a</strong></span>.  A seguire, alle 21,una tavola rotonda sul tema: <span style="color: #000000;">«Le fedi e il pensiero civile di fronte all’uomo planetario e al potere della specie umana di auto annientarsi nell’era nucleare»</span>. Parteciperanno <span style="color: #ff0000;"><strong>il vescovo di Pescia Roberto Filippini,</strong><strong> il segretario generale del Centro islamico culturale d’Italia Abdallah Redouane</strong></span>,<span style="color: #ff0000;"><strong> il monaco buddista Raffaello <span style="color: #ff0000;">Lond</span>o</strong></span> e <span style="color: #ff0000;"><strong>la presidente della Lega internazionale Donne per la pace e la libertà Giovanna Pagan</strong></span>i. Modererà il dibattito <span style="color: #ff0000;"><strong>don Armano Zappolini, direttore  della Caritas di San Miniato</strong></span></p>
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