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	<title>Caritas Pisa &#187; Dossier Immigrazione</title>
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		<title>La presentazione del Dossier  2020: immigrazione in Provincia di Pisa, è straniero un residente su 10. Ma a Santa Croce sull&#8217;Arno si arriva 23,1%</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2020 15:11:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pisa, 28 ottobre 2020 &#8211; Molto più di una frenata. L&#8217;immigrazione a Pisa è ferma praticamente ormai da un quinquennio. Sono 43.115, infatti, gli stranieri residenti nel territorio provinciale alla fine del 2019, appena l&#8217;1,1% in più rispetto all&#8217;anno precedente e in aumento del 6,3% in confronto al 2015. Quasi un&#8217;inezia se si considera che ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pisa, 28 ottobre 2020 &#8211; Molto più di una frenata. L&#8217;immigrazione a Pisa è ferma praticamente ormai da un quinquennio. Sono 4<span style="color: #ff0000;"><strong>3.115</strong></span>, infatti, gli stranieri residenti nel territorio provinciale alla fine del 2019, appena <strong><span style="color: #ff0000;">l&#8217;1,1% in più rispetto all&#8217;anno precedente</span></strong> e in aumento del 6,3% in confronto al 2015. Quasi un&#8217;inezia se si considera che solo dal 2012 al 2013 l&#8217;incremento era stato di oltre dodici punti percentuali. Eppure l&#8217;incidenza sulla popolazione continua ad aumentare: oggi, infatti, è di origine immigrata circa un pisano su dieci (10,2%), dieci anni fa si superava a malapena il 6%.</p>
<p>L&#8217;apparente contraddizione, che si riscontra peraltro anche a livello regionale e nazionale, è stata spiegata mercoledì a Pisa, nel corso della presentazione regionale del D<span style="color: #ff0000;"><strong>ossier Statistico Immigrazione 2020,</strong></span> il volume edito alla Idos e giunto all 30esima edizione, che ogni offre una fotografia dettagliata e aggiornata sulla presenza straniera in Italia. Una presentazione da remoto, causa le regole imposte dalla pandemia, e a cui, oltre ai redattori toscani del rapporto Francesco Paletti e Federico Russo, sono intervenuti anche l&#8217;arcivescovo <span style="color: #ff0000;"><strong>Giovanni Paolo Benotto</strong></span>, il pastore della Chiesa Valdese di Pisa <span style="color: #ff0000;"><strong>Daniele Bouchard</strong></span>, il professor <strong><span style="color: #ff0000;">F<strong>abio</strong> Berti</span> </strong>dell&#8217;Università di Siena, il segretario regionale della Cgil <span style="color: #ff0000;"><strong>Maurizio Brotini</strong> </span>e <span style="color: #ff0000;"><strong>Fabio Caporali e Svetlana Moraru</strong></span> autori di <em>“Il viaggio di una colf”</em>, edito da Ets. “In Toscana e in Italia, ma anche a Pisa, la popolazione straniera ha continuato ad aumentare, sia pure in modo impercettibile, mentre quella italiana è rimasta sostanzialmente ferma” è stato spiegato. Tanto che, solo con riferimento al territorio provinciale, fra il 2015 e il 2019 la popolazione residente è rimasta stabile (0,3%) solo per effetto del contributo degli immigrati (+6,3%) dato che la compente italiana è diminuita (-0,3%).</p>
<p>Nonostante ciò Pisa, rimane una delle principali aree d&#8217;immigrazione Toscana, la terza in valore assoluto, subito dopo Firenze e Prato. Il quadro cambia, però, se si guarda all&#8217;incidenza percentuale: in questo caso, infatti, scivola al sesto posto con il 10,2% (dietro anche a Siena, Arezzo e Grosseto e alla pari con Pistoia) e l&#8217;incidenza si abbassa ulteriormente al 9,2% se si prendono in considerazione solo i comuni della diocesi che si estende anche all&#8217;Alta Versilia e include anche Barga ma non comprende il comprensorio del Cuoio, l&#8217;Alta Val di Cecina e una parte della Valdera.</p>
<p>L&#8217;incidenza complessiva, però, è frutto di un andamento tutt&#8217;altro che omogeneo nel territorio. A livello diocesano la percentuale più elevata la fa segnare <span style="color: #ff0000;"><strong>Pontedera (15,5%)</strong></span>, subito seguita da <span style="color: #ff0000;"><strong>Pisa</strong></span> e dal piccolo centro di Riparbella (entrambi <span style="color: #ff0000;"><strong>14,3%</strong></span>), gli unici tre comuni che si collocano al di sopra sia della media regionale (11,3%) che di quella provinciale (10,2%). Molto più distanti gli altri, con quattro comuni fra il 7 e il 9% (Barga, Santa Luce, Cecina e Cascina) e il grosso (14) che si colloca fra il 5 e il 7% (Calcinaia, Castellina Marittima, Orciano Pisano, San Giuliano Terme, Pietrasanta, Forte dei Marmi, Fauglia, Bientina, Buti, Vicopisano, Stazzema, Crespina-Lorenzana, Seravezza e Collesalvetti). Più staccato Calci (3,9%). Se si amplia l&#8217;osservazione fino a comprendere tutta la provincia di Pisa, invece, sono nove i comuni che si collocano al di sopra della media: un caso quasi unico è quello di Santa Croce sull&#8217;Arno dove gli stranieri sono quasi un quarto dei residenti (23,1%), ma incidenze molto elevate si riscontrano anche nei piccoli di Castelnuovo Valdicecina (19,3) e Monteverdi Marittimo (18,4), piccoli centri in via di spopolamento, almeno in parte rivitalizzati dalle famiglie migranti. Seguono Castelfranco di Sotto (14,9), Pomarance (11,6) e Ponsacco (10,4). Oltre, ovviamente, a Pontedera, Pisa e Riparbella.</p>
<p><strong> <span style="color: #ff0000;">Le aree e i Paesi di provenienza. </span></strong>La “geografia” delle aree di provenienza degli stranieri residenti nel territorio provinciale conserva una ben più marcata impronta africana rispetto alla media regionale. Gli immigrati provenienti da questo continente, infatti, sono quarto (25,5%) del totale mentre a in Toscana si fermano al 17,8%. In particolare sono gli immigrati provenienti dall&#8217;Africa Occidentale a far segnare un&#8217;incidenza nettamente superiore alla media regionale (14,0 contro 6,4%) in conseguenza soprattutto del forte e consolidato radicamento nel territorio pisano della comunità senegalese: in tutto sono 4.447, pari a oltre un terzo (34,8%) di tutti i senegalesi residenti in Toscana.</p>
<p>In generale, comunque, “l&#8217;immigrazione pisana” rimane prevalentemente europea (52,3% di tutti gli stranieri residenti), oltre la metà dei quali (25,5%) originari dell&#8217;Europa Centro-Orientale. Il 17,8% arriva dall&#8217;Asia e il 4,4 dall&#8217;America.</p>
<p>Le comunità più numerose sono: Albania (8.358 residenti, 19,4% del totale), Romania (6.483; 17,8%), Senegal (4.447; 14,0%), Marocco (3.587; 8,3%), Filippine (2.043; 4,7%), Cina (1.581; 3,7%), Ucraina (1.392; 3,2%), Polonia (999; 2,3%), Bangladesh (979; 2,3%) e Macedonia (919; 2,1%).</p>
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		<title>Stamani, giovedì 24 ottobre, a Firenze la presentazione del Dossier Statistico Immigrazione 2019 Idos</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Oct 2019 23:38:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Firenze, 23 ottobre 2019 &#8211; L&#8217;immigrazione in Italia e in Toscana nei numeri e nelle analisi del Dossier Statistico Immigrazione 2019 della Idos. Il rapporto sarà presentato ufficialmente domani, giovedì 24 ottobre, a Roma e in tutte le regioni d&#8217;Italia. In Toscana l&#8217;appuntamento è alle 10.30 al Dipartimento di Storia, archeologia, geografia, arte e spettacolo ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Firenze, 23 ottobre 2019 &#8211; L&#8217;immigrazione in Italia e in Toscana nei numeri e nelle analisi del <span style="color: #ff0000;"><strong>Dossier Statistico Immigrazione 2019 della <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" title="Idos" href="https://www.dossierimmigrazione.it/">Idos</a></span></strong></span>. Il rapporto sarà presentato ufficialmente domani,<strong><span style="color: #ff0000;"> giovedì 24 ottobre</span></strong>, a Roma e in tutte le regioni d&#8217;Italia.</p>
<p>In Toscana l&#8217;appuntamento è <span style="color: #ff0000;"><strong>alle 10.30 al Dipartimento di Storia, archeologia, geografia, arte e spettacolo (Sagas) dell&#8217;Università degli Studi di Firenze, nell&#8217;aula magna di Palazzo Fenzi (via San Gallo, 10).</strong> </span></p>
<p>Intervengono Francesco Paletti (redazione Dossier statistico immigrazione), l&#8217;assessore regionale all&#8217;immigrazione Vittorio Bugli, la segretaria generale di Cgil Toscana Dalida Angelini, il presidente del Centro studi africani Pape Diaw e il direttore della Diaconia valdese di Firenze Davide Donelli, Coordina la professoressa Laura Cassi del Dipartimento Sagas dell&#8217;Università di Firenze.</p>
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		<title>Il pluralismo religioso in Italia nei dati del Dossier Idos che sarà presentato il prossimo 26 ottobre. Il comunicato del centro studi.</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Oct 2017 12:40:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Roma, lunedi 9 ottobre 2017 &#8211; Il pluralismo religioso, uno degli aspetti più rilevanti della società italiana, viene approfondito in diversi capitoli del Dossier Statistico Immigrazione 2017, la cui presentazione è prevista prossimo 26 ottobre. La tradizione del Dossier di condurre, ormai da 27 anni, una stima ragionata delle appartenenze religiose degli immigrati è stata rafforzata ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Roma, lunedi 9 ottobre 2017 &#8211; Il pluralismo religioso, <strong>uno degli aspetti più rilevanti della società italiana</strong>, viene approfondito in diversi capitoli del <em>Dossier Statistico Immigrazione 2017,</em> la cui presentazione è prevista prossimo 26 ottobre.</p>
<p>La tradizione del <em>Dossier </em>di condurre, ormai da 27 anni, una stima ragionata delle appartenenze religiose degli immigrati è stata rafforzata da quando il Centro Studi e Ricerche IDOS cura il rapporto annuale insieme al Centro Studi Confronti, realtà ecumenica e inter-religiosa. Sulla base dei dati è possibile condurre una lettura più equilibrata della realtà attuale, anche dopo il susseguirsi dei drammatici attentati che impropriamente si richiamano all’islam.</p>
<p>In Italia, a fronte di una presenza immigrata attestatasi nell’ultimo biennio sui 5 milioni di residenti stranieri, queste sono <strong>le principali appartenenze religiose</strong>:</p>
<ul>
<li>oltre 1,5 milioni di musulmani e altrettanti cristiani ortodossi,</li>
<li>poco meno di 1 milione di cattolici,</li>
<li>000 tra induisti, buddhisti, sikh (concentrati questi ultimi in Lombardia e nel Lazio) e fedeli di altre tradizioni religiose orientali,</li>
<li>oltre 250.000 evangelici e fedeli di altre chiese cristiane,</li>
<li>220.000 atei e agnostici e quindi altri gruppi minori.</li>
</ul>
<p><a href="http://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/091017_pluralismoreligioso.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-5339" src="http://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/091017_pluralismoreligioso-300x187.jpg" alt="091017_pluralismoreligioso" width="300" height="187" /></a></p>
<p>Se si tenesse conto anche degli immigrati che nel frattempo sono diventati cittadini italiani (oltre 1 milione), la consistenza di questi gruppi aumenterebbe di oltre il 20% e, ad esempio, i musulmani da 1 milione e 600.000 arriverebbero a superare i 2 milioni, senza contare i paralleli e multipli processi di conversione.</p>
<p>In alcuni casi <strong>le differenze religiose sono soprattutto portate dall’immigrazione</strong> (comunità islamica, ortodossa, religioni orientali), mentre in altri casi questa è andata a sommarsi a presenze già radicate (comunità dei cattolici, dei protestanti e dei Testimoni di Geova). In questi gruppi si riscontra sia il modello di aggregazione religiosa di stampo “etnico”, sia quello interculturale, che unisce nella pratica religiosa i nuovi venuti agli autoctoni: ad esempio, in alcune chiese valdesi e metodiste del Nord-Est l’incidenza degli immigrati arriva fino al 60% dei fedeli.</p>
<p>Contrariamente a quanto talvolta si è detto, dagli anni ’90 ad oggi, è risultata sempre <strong>infondata un’invasione di musulmani</strong>. La loro incidenza è equivalsa in maniera costante a circa un terzo delle presenze immigrate, salvo nella metà degli anni ’90 quando raggiunse pochi punti percentuali al di sopra. La composita comunità islamica ha il suo perno in Africa, con oltre il 50% dei membri (a partire dai marocchini e, a seguire, gli immigrati provenienti da Egitto, Tunisia e Senegal), ma sono importanti anche altre provenienze, sia europee (Albania) che asiatiche (Bangladesh e Pakistan). L’incidenza dei musulmani fra gli stranieri residenti conosce il picco del 40% in Emilia-Romagna e Trentino-Alto Adige. Invece, la loro incidenza rispetto alla popolazione straniera residente in Italia si aggira sul 3%, un valore inferiore al 4,5-5% stimato a livello Ue e al 7,5% della Francia.</p>
<p>Si tratta indubbiamente di una presenza significativa ma senz’altro lontana dalle ricorrenti “sopravalutazioni” (viene loro, infatti, attribuita un’incidenza sui residenti del 20% (secondo un’indagine svolta nel 2016 da Ipsos Mori) che finiscono per turbare l’opinione pubblica e predisporre alla chiusura (una indagine del 2016 del Pew Research Center ha riscontrato che il 68% degli italiani è poco favorevole alla presenza dei musulmani). Secondo le proiezioni del Pew Research Center, prestigiosa struttura statunitense, a metà secolo i musulmani in Europa non dovrebbero superare il 10% dei residenti, mentre in Italia secondo il <em>Dossier </em>potrebbero raggiungere il 6%.</p>
<p>I <strong>cristiani,</strong> pari al 45% dell’intera presenza immigrata fino al 2000, sono diventati la maggioranza assoluta nel 2007, anno dell’adesione di Romania e Bulgaria all’UE. In alcune regioni (Lazio, Molise, Basilicata e Calabria) essi superano il 60%.</p>
<p>In quest’ultimo quarto di secolo <strong>i cambiamenti più significativi sono avvenuti all’interno della presenza cristiana</strong>. Al momento, in tutte le regioni (fatta eccezione per la Lombardia e la Liguria), gli <strong>ortodossi</strong>, in prevalenza originari dei paesi dell’Est Europa (ma anche inclusivi di una componente di copti egiziani) superano i <strong>cattolici </strong>(in prevalenza filippini, polacchi e romeni). Tra gli <strong>evangelici</strong> si segnalano ancora i romeni, insieme ai nigeriani e ai ghanesi. I cattolici, inizialmente più numerosi degli stessi musulmani, sono stati superati dagli ortodossi nel 2004. Attualmente i cattolici incidono per circa un quinto su tutti gli immigrati e gli ortodossi per circa un terzo, mentre l’incidenza degli evangelici è del 5%. È di origine europea il 98% degli ortodossi, il 57% degli evangelici e il 44% dei cattolici. Per i cattolici e i protestanti sono rilevanti anche le provenienze dall’Africa, dall’Asia e dall’America Latina).</p>
<p><strong>Nel futuro è scontato l’aumento del pluralismo religioso</strong>. La proiezione più realistica elaborata dall’Istat fino al 2065 accredita in Italia una popolazione complessiva di 61,3 milioni, di cui 10,2 milioni stranieri, mentre ammonteranno a 7,6 milioni i cittadini italiani di origine immigrata.</p>
<p><strong>La tesi sostenuta da IDOS e Confronti sul pluralismo religioso </strong>è che esso non debba essere<strong> per forza</strong> un terreno di conflitto, bensì un incentivo alla convivenza pacifica. Un atteggiamento orientato al reciproco riconoscimento deve impegnare tanto le istituzioni che la popolazione, anche per quanto riguarda l’ampliamento delle Intese, la disponibilità dei luoghi di culto (che sono anche centri importanti per la socialità e l’integrazione), le iniziative di dialogo, i sussidi operativi come il <em>Vademecum </em>realizzato nel 2013 dal Ministero dell’Interno-Direzione Centrale per gli Affari dei Culti, le consulte e i tavoli interreligiosi nei vari contesti territoriali, la previsione di appositi interventi negli ospedali, nelle carceri, nei cimiteri.</p>
<p>Naturalmente, <strong>tale impegno deve caratterizzare anche gli stessi immigrati</strong> e i loro rappresentanti. Un esempio significativo si è avuto nel mese di febbraio 2017, quando tutte le organizzazioni cui fanno capo le moschee in Italia hanno accettato l’invito del Ministero dell’Interno a far parte di un Consiglio per un Islam italiano, rispettoso del contesto repubblicano e delle sue leggi. La strategia consiste nell’opporre al terrorismo islamista la più netta dissociazione dei leader religiosi, e dei fedeli che ad essi fanno riferimento, perché <strong>Dio non può essere invocato per uccidere.</strong></p>
<p>Nell’indagine “Religione all’italiana”, condotta all’inizio di questo decennio dal prof. Franco Garelli, la risposta più ricorrente (69%) alla domanda relativa al giudizio sul pluralismo religioso è stata che esso costituisce una causa diretta di conflitti. Un pessimismo ancora più diffuso è riscontrabile al giorno d’oggi a seguito degli attentati a sfondo religioso e perciò è indispensabile recuperare il concetto di religione come strumento di pace e <strong>valorizzare le prospettive d’integrazione e di convivenza.</strong></p>
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		<title>&#8221;Non muri ma ponti&#8221;. Mercoledi 13 aprile alle 18 la presentazione del Dossier Statistico Immigrazione. Appuntamento all&#8217;ex Convento dei Cappuccini di San Giusto</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Apr 2016 09:02:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pisa, domenica 10 aprile 2016 &#8211; L’immigrazione in Italia e in Toscana con particolare riferimento all’accoglienza di profughi e richiedenti asilo. E’ il tema al centro di “Non muri ma ponti”, il secondo del ciclo d’incontri “Il mondo ingiusto l’hanno da raddrizzare i poveri’’, promosso da Caritas e Ufficio diocesano per la pastorale sociale e ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pisa, domenica 10 aprile 2016 &#8211; <strong>L’immigrazione in Italia e in Toscana</strong> con particolare riferimento all’accoglienza di profughi e richiedenti asilo. E’ il tema al centro di <strong>“Non muri ma ponti”</strong>, il secondo del ciclo d’incontri<strong> “Il mondo ingiusto l’hanno da raddrizzare i poveri</strong>’’, promosso da<strong> Caritas e Ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro</strong> e dedicato alla presentazione del <a href="http://www.dossierimmigrazione.it"><span style="color: #ff0000;"><strong>Dossier Statistico Immigrazione Idos</strong></span></a>, lo storico centro studi che da oltre trent’anni realizza con cadenza annuale uno dei più completi strumenti di conoscenza del fenomeno.</p>
<p><a href="http://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2016/04/locandina-incontri_02.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3628" src="http://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2016/04/locandina-incontri_02-212x300.jpg" alt="locandina incontri_02" width="212" height="300" /></a></p>
<p>L’appuntamento è per<strong> mercoledi 13 aprile alle 18</strong> nella bella cornice dell’<strong>ex convento dei Cappuccini di San Giusto</strong>. Insieme al direttore della Caritas diocesana<strong> don Emanuele Morelli</strong>, ne discuteranno <strong>Antonio Ricci</strong> e <strong>Francesco Paletti</strong>, rispettivamente, redattore nazionale e toscano del volume.</p>
<p>Il ciclo d’incontri è promosso in collaborazione con Acli provinciali, Confcooperative, Consulta diocesana delle aggregazioni laicali, Cisl e Fondazione Toniolo.</p>
<p>Ai presenti, fino ad esaurimento,<strong> sarà messo a disposizione gratuitamente il volume</strong> realizzato in partenariato con la rivista “Confronti” e il sostegno dei fondi Otto per Mille della Tavola Valdese – Unione delle Chiese metodiste e valdesi e la collaborazione dell’Unar/Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri.</p>
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