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	<title>Caritas Pisa &#187; assemblea caritas parrocchiali</title>
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		<title>Il Cardinal Montenegro: &#8221;L&#8217;Europa? Unione di egoismi&#8221;. L&#8217;intervista a ToscanaOggi</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Dec 2021 08:18:14 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Pastorale della Carità]]></category>
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		<category><![CDATA[Caritas Pisa]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Pisa 2 dicembre 2021 (Da ToscanaOggi n.43/2021, di Francesco Paletti) &#8211; «L&#8217;Unione Europea? Per adesso è soprattutto un&#8217;unione di egoismi. Ma c&#8217;è un problema serio: la somma degli egoismi, non dà mai come risultato una comunità». Il <strong><span style="color: #ff0000;">cardinale</span></strong> <span style="color: #ff0000;"><strong>Francesco Montenegro</strong></span>, 75 anni, lo spiega così il dramma dei migranti ammassati e bloccati al confine fra Polonia e Bielorussia, negli occhi ancora l&#8217;immagine del bambino siriano di appena un anno morto di freddo al confine della «fortezza Europa». Nella memoria, invece, quelle delle centinaia di naufraghi inghiottiti dal mare di Lampedusa e Linosa, di fronte alla “sua” Agrigento, la diocesi che ha guidato per 13 anni, fino all&#8217;agosto scorso, e in cui accompagnò Papa Francesco nello storico viaggio del 2013. Per otto anni è stato presidente della Caritas Italiana (fra il 2003 e il 2008 e di nuovo dal 2015 al 2018). Oggi è membro della Congregazione delle cause dei santi ed è stato chiamato dal Pontefice a far parte del Dicastero vaticano per lo sviluppo umano integrale. Sabato scorso, invece, era a Pisa, invitato dall&#8217;arcivescovo Giovanni Paolo Benotto, ad animare l&#8217;assemblea diocesana delle Caritas  «Adesso è la Bielorussia prima erano stati,e rimangono, i Balcani e prima ancora la rotta mediterranea – dice Montenegro: la logica, purtroppo, è sempre la stessa &#8230;»</p>
<p><strong>Qual è?</strong></p>
<p>«Me lo lasci raccontare con un episodio che mi è capitato quando ero presidente di Caritas Italiana &#8230;»</p>
<p><strong>Prego.</strong></p>
<p>«Chiedemmo e alla fine riuscimmo ad ottenere un incontro con il presidente della Commissione europea: gli parlai a lungo della disattenzione dell&#8217;Unione Europea nei confronti dei migranti. Alla fine allargò le braccia e mi disse, sorridendo e quasi arreso: “Lei ha ragione, ma ha idea di quanti anni potranno servire per mettere d&#8217;accordo 28 paesi differenti?”. Il problema è tutto qui: al centro dell&#8217;Unione Europea abbiamo messo il denaro e non l&#8217;uomo.E questo, se mi permette, è una questione che ci riguarda anche come comunità cristiana &#8230;».</p>
<p><strong>L&#8217;indifferenza è un problema anche per le parrocchie e il tessuto ecclesiale?</strong></p>
<p>«Direi più che altro la paura. Non solo dei migranti, anche e soprattutto della povertà. La paura, in questi mesi alimentata anche dalla pandemia, rischia di farci prendere posizioni che ci mettono fuori dal Vangelo»</p>
<p><strong>A che cosa si riferisce?</strong></p>
<p>«A molte cose. In generale al rapporto fra i poveri e le nostre comunità: finora sono stati sempre quelli che stanno alla porta. Se entrano, le nostre organizzazioni sono così perfette che li spostano verso l&#8217;esterno perché disturbano. Eppure il Vangelo ci ha dato due sacramenti: l&#8217;eucarestia e i poveri. Noi, però, celebriamo la prima, lasciando ai margini i secondi. Al massimo sono utili solo come unità di misura della nostra bontà &#8230;»</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>«Consideriamo i poveri alla stregua del gregario che ci porta la borraccia. Ci servono per consentirci di farci dire: “Se non ci fossimo noi ad aiutarli, chissà che cosa accadrebbe”. Ma i poveri non sono sgabelli per salire in Paradiso»</p>
<p><strong>Che cosa sono?</strong></p>
<p>«Il dito nella piaga delle nostre contraddizioni ma non possiamo comprenderlo se non li ascoltiamo, anche quando c&#8217;insultano, e se non cominciamo a guardare il mondo dal loro punto di vista. Ci disturbano e ci fanno paura perché sono lo specchio delle nostre miserie: ci ricordano che la nostra fede e la nostra vita non sono come dovrebbero essere».</p>
<p><strong>La pandemia ha accentuato questi atteggiamenti?</strong></p>
<p>«Può darsi. Anche se l&#8217;emergenza sanitaria e le sue conseguenze economiche e sociali, a mio parere è stata provvidenziale perché in realtà non ha dato origine a problemi e vulnerabilità nuove, ma ha accentuato e acuito in modo impressionante quelle che gli preesistevano. Insomma, è scomparso il tappeto sotto cui nascondevamo lo sporco. Adesso è tutto alla luce del sole»</p>
<p><strong>Al riguardo il Sinodo può essere un&#8217;opportunità anche in questo senso?</strong></p>
<p>«Quello è l&#8217;obiettivo. Mai come in questo tempo c&#8217;è bisogno di una Chiesa di strada, capace di fare amicizia con il mondo e farsi carico delle sue fragilità e vulnerabilità. Ma perché accada è fondamentale che tutti siano coinvolti, a cominciare dai poveri che debbono essere una componente essenziale del cammino che ci attende. Con il Concilio, la cui lezione forse non è stata meditata a sufficienza, e con la nascita delle Caritas, abbiamo fatto sicuramente dei passi avanti verso la condivisione. Ma di strada da percorrere ce n&#8217;è ancora molta»</p>
<p><strong>Dal Sinodo lei che cosa si attende?</strong></p>
<p>«Che metta i poveri al centro e che cancelli dal nostro linguaggio il verbo “delegare” e l&#8217;idea che lo accompagna &#8230;».</p>
<p><strong>Mettere i poveri al centro è quasi un titolo: ma cosa vuol dire concretamente?</strong></p>
<p>«Glielo racconto con un episodio che è capitato durante una celebrazione che stavo presiedendo. Vicino alla mia chiesa c&#8217;era un senza dimora che, ogni mattina alla messa delle otto, arrivava ubriaco e chiedeva soldi. Fece lo stesso anche una domenica mattina e io dissi: “Chi vuole, glieli dia, oggi non passerò con il cestino”. Poi si sedette in fondo alla chiesa, in silenzio, e cominciò a contare i soldi. Restammo a guardarlo e ascoltarlo: quella domenica non feci omelia. Sa perché glielo racconto?»</p>
<p><strong>Sinceramente no.</strong></p>
<p>«Alla fine della celebrazione vennero da me due coppie che fra loro non si conoscevano e mi chiesero di cominciare a fare a servizio accanto agli ultimi e ai più vulnerabili. Ciò che fece quell&#8217;uomo, durante quella celebrazione, a me non è mai riuscito: con le mie omelie, non sono mai stato capace di convincere qualcuno a fare la carità».</p>
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		<title>Poveri, carità e sinodalità. La relazione integrale del cardinale Francesco Montengro all&#8217;assemblea delle Caritas parrocchiali</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Nov 2021 08:47:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admincp]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pastorale della Carità]]></category>
		<category><![CDATA[assemblea caritas parrocchiali]]></category>
		<category><![CDATA[Caritas Pisa]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Montenegro]]></category>
		<category><![CDATA[relazione integrale]]></category>

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		<description><![CDATA[Pisa, 26 novembre 2021 (le relazione integrale del cardinale Francesco Montenegro all&#8217;assemblea diocesana delle Caritas parrocchiali) &#8211;  Tenterò di mettere insieme il discorso dei poveri e della carità con ciò che impegna la Chiesa in questo momento: la sinodalità. C’è chi pensa a questa parola con timore, chi come un semplice intervento da estetista, chi ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pisa, 26 novembre 2021 <em>(le relazione integrale del cardinale Francesco Montenegro all&#8217;assemblea diocesana delle Caritas parrocchiali)</em> &#8211;  Tenterò di mettere insieme il discorso dei <span style="color: #ff0000;"><strong>poveri</strong></span> e della <span style="color: #ff0000;"><strong>carità</strong></span> con ciò che impegna la Chiesa in questo momento: la <span style="color: #ff0000;"><strong>sinodalità</strong></span>.</p>
<p>C’è chi pensa a questa parola con timore, chi come un semplice intervento da estetista, chi come una tinteggiatura da dare a un vecchio edificio, chi un’ulteriore occasione per stilare documenti e chi un ennesimo tentativo per rinforzare una struttura che sembra indebolita.</p>
<p>Ma, in effetti, a sentire Papa Francesco, il Sinodo è una dimensione non facile da viversi, ma è da conquistare quotidianamente e non sarà perfettamente raggiunta. Il suo compito non è di fare “<em>un’altra Chiesa</em>”, ma una “<em>Chiesa diversa</em>” dove non c’è posto per gli spettatori o le comparse, in quanto lo Spirito è stato dato a tutti i battezzati.</p>
<p>Il sinodo è un “<em>itinerario di sincerità</em>” perché ogni Chiesa particolare, “<em>diventi esperta nell’arte dell’incontro</em>”, perciò sappia “<em>stabilire maggiori legami di amicizia con la società e il mondo per farsi carico delle fragilità e delle povertà del nostro tempo, curando le ferite e risanando i cuori feriti con il balsamo di Dio</em>&#8220;. Senza questo non saremo la Chiesa del Signore. Infatti &#8220;<em>partecipare tutti: è un impegno ecclesiale irrinunciabile!</em>&#8220;. Basta essere battezzato, &#8220;<em>questa è la carta d&#8217;identità</em>&#8220;.</p>
<p>Il Sinodo è “<em>un fatto di fede</em>”, dice il Papa. Tutti i battezzati abbiamo una Parola da custodire, da annunziare, da fare “<em>diventare carne</em>”, per rendere cioè presenti le parole, i gesti, il modo di pensare e amare di Dio.</p>
<p>Nel termine “<em>tutti</em>“ rientrano anche i poveri, infatti il papa si pone la domanda: “<em>ma i</em><em> poveri, i mendicanti, i giovani tossicodipendenti, tutti questi che la società scarta, sono parte del Sinodo? Sì: non lo dico io, lo dice il Signore: sono parte della Chiesa. E se non vai da loro per stare un po’ con loro, per sentire non cosa dicono ma cosa sentono, anche gli insulti che ti danno, non stai facendo bene il Sinodo. Il Sinodo comprende tutti</em>”. Il Sinodo “<em>è anche fare spazio al dialogo sulle nostre miserie… Ma se noi non includiamo i miserabili della società, quelli scartati, mai potremo farci carico delle nostre miserie. E questo è importante: che nel dialogo possano emergere le proprie miserie, senza giustificazioni. Non abbiate paura!</em>”.</p>
<p>Fidiamoci e lasciamoci perciò guidare da Papa Francesco. Nell’incontro del cinquantesimo della Caritas Italiana ci ha indicato e consegnato tre vie. Rifletteremo nel nostro incontro su di esse.</p>
<p><em>La</em> prima è “<strong><em>la via degli ultimi</em></strong>. <em>È da loro che si parte, dai più fragili e indifesi. Se non si parte da loro, non si capisce nulla”.</em></p>
<p>Non sembra tanto un consiglio quanto un’indicazione precisa che però ribalta il nostro rapporto con gli ultimi. Per noi i poveri sono un’appendice (un’appendicite?!?) o un ingrediente non necessario anche se opportuno, ci servono, infatti, per misurare la nostra bontà. La carità è spesso vista come un ‘perciò’, una conseguenza della Parola e della preghiera. Il mio professore di liturgia affermava che l’ordine da rispettare invece è: carità, Parola e Liturgia. La carità fa chiedere ‘perché?’, la Parola aiuta a comprendere il perché dei gesti di condivisione, e la conseguenza è la lode a Dio.</p>
<p>Il Papa pensa i poveri come un necessario punto di partenza.</p>
<p>Dicendo che<em> «la carità è la misericordia che va in cerca dei più deboli, che si spinge fino alle frontiere più difficili per liberare le persone dalle schiavitù che le opprimono e renderle protagoniste della propria vita», </em>e in qualche modo <em>c</em>ontesta la prassi di incontrarli in giorni stabiliti dalla nostra organizzazione pastorale (per es. stranamente molte mense si chiudono in estate, si donano vestiti fuori stagione) e ci invita a cercarli e a guardare la realtà come loro la guardano. Mi vengono in mente le parole di Mons. Bello: «<em>Amiamo i poveri, cerchiamoli, inseguiamoli, snidiamoli dai loro nascondigli, facciamone l&#8217;inventario così come lo facciamo degli oggetti preziosi delle nostre chiese. Scusiamoli, perdoniamoli, chiudiamo un occhio sulla loro mancanza di educazione, aiutiamoli a crescere, con stile paziente, senza infastidirci, senza trovare scuse, forse anche nel loro peccato, al nostro ingiustificabile disimpegno</em>».</p>
<p>Papa Francesco sottolinea che se non siamo capaci di guardarli negli occhi e di toccarli non c’è la vera carità. Si è espresso così: «<em>Quando lei dà l’elemosina, guarda negli occhi quello o quella a cui la dà?». «Ah, non me ne sono accorto». «Quando dà l’elemosina, tocca la mano del povero, o gli getta la moneta?</em>». Probabilmente li guardiamo, ma ci viene difficile toccarli. Forse è come se volessimo mettere una barriera tra noi e loro, quasi a volerne sottolineare la differenza. Questo fa pensare a Follereau che definiva l’elemosina: «<em>l’osso gettato al cane</em>».</p>
<p>I poveri non sono un peso solo per la società che li inventa e poi tenta di nasconderli, ma purtroppo lo sono anche per le nostre comunità. Li abbiamo confinati alla porta della chiesa; non trovano posto attorno all’altare e non sono inseriti nella comunità; devono accontentarsi dell’assistenza che noi diamo, che però spesso non è tanto risposta ai loro bisogni, quanto l’espressione del desiderio di fare del bene, che però non sempre è fatto bene. Forse esagero nel chiedere se non è strano il fatto che si deleghi l’amore al gruppo della Caritas, liberandoci così da ogni fastidio, semmai limitandoci a foraggiare le attività caritative? Eppure, se c’è una cosa che non è delegabile è proprio l’amore. Per assurdo, allora potrei delegare un’altra persona ad andare alla Messa domenicale. L’Eucaristia e i poveri non sono sacramenti dello stesso Gesù?</p>
<p><em>«È &#8211; </em>aggiunge il Papa<em> &#8211; è con i loro occhi che occorre guardare la realtà, perché la guardano in modo differente dal nostro. Dalla prospettiva dei vincenti, appare bella e perfetta. I poveri invece mettono il dito nella piaga delle nostre contraddizioni e inquietano la nostra coscienza in modo salutare, invitandoci al cambiamento. E quando il nostro cuore, non si inquieta, dovremmo fermarci: qualcosa non funziona».</em></p>
<p>Chiediamoci: cosa ha visto l’uomo mezzo morto quando è stato avvicinato dal samaritano? Se avessimo seguito la scena dal balcone, avremmo visto due personaggi importanti passare diritto e un terzo fermarsi e, forse, avremmo cominciato a fare qualche statistica. L’uomo ferito quando li ha visti è stato travolto da sentimenti ed emozioni contraddittori che hanno aumentato la sua sofferenza, colpendolo duramente di nuovo. Li avrà riconosciuti dai loro abiti, e avrà, per un istante, sperato che i due uomini del tempio lo avrebbero aiutato. E invece i due non hanno neppure sentito il bisogno di rendersi conto se fosse ancora vivo. E li ha visti andare via. «Che delusione! Ma come, proprio loro scappano &#8211; avrà pensato l’uomo». I due rappresentano un rischio che tutti possiamo correre: la superficialità. Papa Francesco a Lampedusa l’ha definita la «<em>globalizzazione dell’indifferenza</em>».</p>
<p>E quando gli si è avvicinato il samaritano? L’avrà riconosciuto dal vestito, ma avrà anche notato qualcosa di strano: si sarà sentito guardato ma non con curiosità, ma con gli occhi del cuore. Gli occhi parlano! Dicono se siamo distratti, se siamo presi da chi abbiamo davanti, se siamo commossi, contenti, tristi. Hanno la grande capacità di rendere visibile ciò che non lo è. Ebbene l’uomo ferito, si sarà accorto di essere fissato con compassione. È uno sguardo che sconvolge tutto, infatti, se non si guarda col cuore non resta che andare oltre. È da uno sguardo appassionato che scaturiscono la compassione, il fasciare le ferite, il caricarlo sulla giumenta, portarlo nell’albergo e il resto. Per capire cosa voglia dire guardare col cuore e avere compassione, rileggiamo il versetto dell’AT, che fotografa la condizione del popolo d’Israele in Egitto: «<em>Gli israeliti alzarono grida di lamento che salirono a Dio. Dio guardò da quel lato, e se ne prese pensiero</em>» (Es 2,25-25). La liberazione di Israele ha inizio con questo sguardo appassionato; da lì in avanti leggiamo nella Bibbia di un Dio che, commosso per il Suo popolo, prende la decisione di salvarlo. È stato scritto che da quello sguardo in poi si è persa la pace sia in cielo che in terra.</p>
<p>Il samaritano era uno scomunicato perché i suoi padri si erano contaminati con popolazioni pagane; tuttavia, doveva essere cresciuto con l’immagine di un Dio che si prende cura delle sue pecore (Ez 34,16) e le cui viscere si muovono come quelle di una donna incinta quando in ballo c’è la propria creatura (Os 11,8). L’uomo ferito si sarà accorto della compassione che quell’uomo provava per lui, forse anche di qualche lacrima che gli scendeva sul viso, e avrà pensato risollevato: “per questo sconosciuto io sono importante. Posso sperare di vivere”.</p>
<p>L’uomo ferito vede le lacrime, le mani che lo disinfettano, lo caricano sulle spalle e che prendono le monete da anticipare all’albergatore. Prendersi cura vuol dire tutto questo. Dalle lacrime alle monete è un continuo rimetterci del proprio, per aiutare l’altro. Nel samaritano c’è tutto: cuore, rimedi, fatica fisica, ricerca, soldi.</p>
<p>È lo stile che distingue l’amore umile, concreto, non appariscente, che si propone ma non impone, gratuito, disponibile al servizio. L’amore si misura non da quello che si dà, ma da ciò che ci si toglie.</p>
<p>Ecco perché tutto questo non può interessare solo il gruppetto di persone di buona volontà che si impegnano coi poveri, ma quanti vanno all’Eucaristia domenicale, e vedono il pane che viene spezzato come prova di un grande amore e si sentono dire a conclusione: va e fa anche tu lo stesso.</p>
<p>Dice Papa Francesco: «<em>La carità non si occupa solo dell’aspetto materiale e nemmeno solo di quello spirituale. La salvezza di Gesù abbraccia l’uomo intero. Abbiamo bisogno di una carità dedicata allo sviluppo integrale della persona: abbiamo bisogno che le Caritas e le comunità cristiane siano sempre in ricerca per servire tutto l’uomo, perché “l’uomo è la via della Chiesa”.</em> “<em>Lo stile di Dio è quello della prossimità, della compassione e della tenerezza.</em> Ma<em> dalle espressioni del Signore ricaviamo anche l’invito alla denuncia: a proclamare la dignità umana quando è calpestata, far udire il grido soffocato dei poveri, è dare voce a chi non ne ha».</em></p>
<p>La seconda via indicata è quella del <span style="color: #ff0000;"><strong>Vangelo</strong></span>. Nel Cenacolo vediamo Gesù in ginocchio che lava i piedi. Restiamo stupiti e perplessi, ma questo gesto, come altri, svelano chi è Gesù e il Padre che Lui è venuto a farci conoscere. Inchinato, col catino e la brocca in mano, svela la sua grandezza e la sua potenza divina: grandezza che è fatta di amore, di servizio e di umiltà. Ma che, per la sua modalità, suona strana, sorprendente, capovolta e paradossale. Ancora una volta ci troviamo di fronte a un Dio imprevedibile.</p>
<p>Nessuno di noi avrebbe ‘inventato’ un Dio in ginocchio che lava i piedi. Solo Dio poteva arrivare a tanto! È un gesto che rivela la sua dignità, che si prolungherà sulla Croce, perché &#8211; è stato detto &#8211; lasciarsi inchiodare sulla croce è continuare a piegarsi sui piedi di tutti.</p>
<p>Il catino compendia la logica di amore, di servizio e di dono che ha guidato tutta la Sua esistenza: così si mette nelle mani del Padre, divenendone immagine e trasparenza.</p>
<p>La comunità cristiana non può non ripercorrere la strada del servizio. La Chiesa servendo rivela la sua dignità. Anche perché una chiesa che non serve non serve a niente.</p>
<p>Gesù dice: «<em>Se comprendete questo e lo mettete in pratica, beati voi</em>». Perciò il servizio e l’amore reciproco sono una beatitudine. Non è beato semplicemente chi conosce, ma chi conosce e pratica.</p>
<p>Lavarsi i piedi è più di una semplice abluzione. Significa inchinarsi sui nostri fratelli, toccare le loro ferite, come ha fatto il samaritano o Gesù col lebbroso. I poveri hanno bisogno di pane, ma anche di amore e di amicizia. È vero che toccare la ferita dell’altro sporca le mani, ma è un gesto necessario perché l’altro guarisca. È il nuovo comportamento proposto da Gesù ai suoi discepoli.</p>
<p>Il solo gesto della lavanda dei piedi, anche se esprime una grandissima umiltà, non è da solo la prova che Gesù ama «<em>fino alla fine</em>». Se viene presentata da Giovanni al posto dell’istituzione dell’Eucaristia significa che è un «segno profetico», enigmatico, che, come la chiave posta all’inizio del pentagramma, permette di leggere il senso della vita e della vicina morte di Gesù. Con questo gesto Gesù si mostra servo, si mette a totale disposizione degli uomini, senza tirarsi indietro neppure di fronte al Calvario, ultima conseguenza. Questo è stato il senso della sua incarnazione e dell’Eucaristia, nella quale Gesù, facendosi a pezzi per noi, si mette nelle nostre mani, a nostra disposizione, per essere il Dio fra noi, con noi e per noi.</p>
<p>La lavanda, dunque, non solo palesa un gesto importante fatto da Gesù, ma rivela chi è. Quel catino è un mistero paradossale: manifesta Dio a servizio dell’uomo. «<em>Vi ho dato l’esempio</em>»; non è solo un invito a ripetere il gesto del Cenacolo ma quanto Lui ha compiuto in tutta la sua vita; questo è quanto dobbiamo «fare» della nostra esistenza.</p>
<p>Due brevi considerazioni.</p>
<p>La prima. È stato notato che Gesù togliendosi le vesti, mostra che l’unica veste che conta è quella dell’amore. Il vestito fa le differenze e mostra le divisioni delle classi. La nudità, al contrario, smonta tale meccanismo sociale.</p>
<p>La seconda. Non è scritto nel Vangelo che Gesù si riveste dopo la lavanda. Quasi per dire che il suo abito normale è il grembiule più che il paramento sacro.</p>
<p>Se noi siamo la continuazione di Cristo, dobbiamo continuare col suo stile. Non siamo liberi di scegliere se servire i poveri o meno, perché col battesimo siamo stati schierati dalla loro parte.</p>
<p>Non c’è niente di più pericoloso del partecipare all’Eucaristia. Il Signore più che metterci a posto la coscienza, col Pane che si spezza, intende scuoterla. Alla fine della celebrazione con il: ‘<em>va e fa anche tu lo stesso’ </em>finale, dopo aver avuto lavati i piedi, ci viene consegnata la brocca piena d’acqua e un asciugamano. Altro che andare a messa solo per obbedienza a un precetto!</p>
<p>E infine la terza via: quella della <span style="color: #ff0000;"><strong>creatività</strong></span>. “<em>Non lasciatevi scoraggiare di fronte ai numeri crescenti di nuovi poveri e di nuove povertà. Contro il virus del pessimismo, immunizzatevi condividendo la gioia di essere una grande famiglia. In questa atmosfera lo Spirito Santo, che è creatore e creativo, e anche poeta, suggerirà idee nuove, adatte ai tempi che viviamo”</em>.</p>
<p>Qualsiasi amore finisce se non è capace di fantasia e di creatività o se arriva a diventare abitudine, col tempo, stanca. Non c’è niente di più triste dell’abitudine nell’amore. Un po&#8217; alla volta diventa un inferno. È necessaria la creatività anche perché l’amore risponde ai bisogni di chi chiede aiuto e attende risposte personalizzate. La carità non può essere programmata e stabilita in anticipo come una qualsiasi attività.</p>
<p>Prima della conclusione, permettetemi un post-scriptum.</p>
<p>Molti nostri gesti più che essere classificati sotto la voce “carità”, devono essere segnati sotto la voce “giustizia”. La prima dipende dalla nostra generosità, la seconda è un dovere da cui non possiamo esimerci. San Gregorio Magno diceva: «<em>Quando doniamo ai poveri le cose indispensabili, rendiamo loro ciò che è loro. Più che compiere un atto di carità, adempiamo un dovere di giustizia</em>». Già san Basilio si interrogava: «<em>Le grandi ricchezze sono sospette. Da dove vengono, se non dall&#8217;ingiusto sfruttamento dei poveri. E perciò quello che ai poveri è stato tolto, al povero va restituito</em>».</p>
<p>Un esempio. La giustizia richiede che non possiamo sentirci in pace sino a quando tutti i poveri non avranno un piatto di pasta sulla tavola, la carità è la preoccupazione di renderla gradevole aggiungendovi degli aromi. Questo perché anche i poveri hanno diritto alle piccole gioie della vita e non solo di ciò che è giusto.</p>
<p>Ecco perché – lo ripeto sempre &#8211; le nostre comunità, se vogliono vivere il Sinodo, non possono restare ingessate (come il fra­tello maggiore), indiffe­renti (come il sacer­dote e il le­vita), presun­tuose (come gli operai della prima ora), paurose (come gli apo­stoli scan­daliz­zati dei mi­racoli compiuti dagli altri), ma devono essere capaci e pronte di uscire dal tem­pio (dove si può anche pre­gare ma senza speranza come Zacca­ria), di scen­dere da Gerusa­lemme a Gerico (la strada dell’uomo mezzo morto), di percor­rere la via di Em­maus (la via dei viandanti senza speranza), di fer­marsi al pozzo della Samari­tana (luogo d’incontro di tanta gente lontana), di pas­sare dai riti alla cele­bra­zione dell&#8217;amore (Pie­tro e Gio­vanni guari­scono lo storpio, arrivando in ritardo alla preghiera).</p>
<p>Sento il bisogno di dirvi la mia gratitudine per quanto fate, e per farlo mi servo delle parole di Papa Francesco:</p>
<p><em>«E ora vorrei dirvi grazie! La Caritas può essere una palestra di vita per far scoprire a tanti giovani il senso del dono, il gusto buono di ritrovare sé stessi dedicando il proprio tempo agli altri. Così la Caritas stessa rimarrà giovane e creativa, manterrà uno sguardo semplice e diretto, che si rivolge senza paura verso l’Alto e verso l’altro, come fanno i bambini»</em>.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><em><strong>Card. Francesco Montenegro</strong></em></span></p>
<p><em>Pisa, 20 novembre 2021</em></p>
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		<title>Ripensare le nostre comunità a partire dai poveri. L&#8217;intervento di don Emanuele Morelli su La Nazione Pisa</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Nov 2021 16:42:09 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[cardinale Francesco Montenegro]]></category>
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		<description><![CDATA[Pisa, 23 novembre 2021 (da La Nazione Pisa) “Quale spazio e protagonismo per i poveri nelle nostre città e territori ma anche nelle parrocchie e nella comunità cristiana? E&#8217; la domanda di fondo che ci ha lasciato il cardinale Francesco Montenegro nella relazione con cui ci ha guidati sabato scorso in occasione dell&#8217;assemblea diocesana delle ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pisa, 23 novembre 2021 (da <em>La Nazione Pisa</em>) “<span style="color: #ff0000;"><strong>Quale spazio e protagonismo per i poveri</strong></span> nelle nostre città e territori ma anche nelle parrocchie e nella comunità cristiana? E&#8217; la domanda di fondo che ci ha lasciato il <span style="color: #ff0000;"><strong>cardinale Francesco Montenegro</strong></span> nella relazione con cui ci ha guidati sabato scorso in occasione dell&#8217;assemblea diocesana delle Caritas parrocchiali. Quasi come una consegna per i mesi e gli anni a venire. Un interrogativo che interpella in primo luogo la chiesa pisana, perchè è ad essa che ha parlato “don Franco”, come vuole essere chiamato l&#8217;arcivescovo emerito di Agrigento, recentemente chiamato da Papa Francesco a far parte del Dicastero vaticano per lo sviluppo umano integrale. Ma che credo possa interrogare tutti quanti, a cominciare da chi, in questo tempo complesso, è chiamato all&#8217;impegnativo compito di gestire la cosa pubblica. “I poveri non sono il gregario che ci porta la borraccia, lo sgabello per salire in Paradiso, ma il dito nella piaga delle nostre contraddizioni” ci ha spiegato Montenegro che, quando era alla guida pastorale della diocesi siciliana, accompagnò il Pontefice nella storica visita a Lampedusa del 2013. Ma subito dopo ha aggiunto: “Non possiamo, però, comprenderlo se non li ascoltiamo, anche quando c&#8217;insultano, e se non cominciamo a guardare il mondo dal loro punto di vista: ci disturbano e ci fanno paura perchè sono lo specchio delle nostre miserie”</p>
<p>E&#8217; sicuramente vero per la comunità cristiana in cui, sempre per usare le parole del cardinale, “i poveri sono stati sempre alla porta, e quando entrano, le nostre organizzazioni sono così perfette che li spostano verso l&#8217;esterno perchè disturbano”. Ma non vale, forse, lo stesso per le nostre città e territori? Se davvero vogliamo superare tutti insieme la pandemia, senza escludere nessuno, <span style="color: #ff0000;"><strong>non è il caso di ripensare, non solo la comunità ecclesiale, ma anche le nostre città, quartieri e territori mettendo davvero al centro i diritti e i bisogni dei più fragili e più vulnerabili</strong></span>?”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>don Emanuele Morelli</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Montenegro: &#8221;I poveri, il dito nella piaga delle nostre contraddizioni. Il Sinodo, occasione per ripartire dagli ultimi&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Nov 2021 18:13:27 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Pastorale della Carità]]></category>
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		<description><![CDATA[Pisa, sabato 20 novembre 2021 &#8211; “Partecipare tutti è un impegno irrinunciabile, anche ecclesiale”. E’ partito da qui il cardinale Francesco Montenegro, fino ad agosto arcivescovo di Agrigento e da qualche settimana chiamato da Papa Francesco a far parte del Dicastero vaticano per lo sviluppo umano integrale, intervenendo questo pomeriggio (sabato 20 novembre) all’assemblea diocesana ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pisa, sabato 20 novembre 2021 &#8211; <em>“Partecipare tutti è un impegno irrinunciabile, anche ecclesiale”</em>. E’ partito da qui il<span style="color: #ff0000;"><strong> cardinale Francesco Montenegro,</strong></span> fino ad agosto arcivescovo di Agrigento e da qualche settimana chiamato da Papa Francesco a far parte del Dicastero vaticano per lo sviluppo umano integrale, intervenendo questo pomeriggio (sabato 20 novembre) all’assemblea diocesana delle Caritas parrocchiali. Per arrivare, però, subito dopo al punto: <em>“I poveri finora, anche nelle nostre comunità, sono quelli che stanno alla porta</em> – ha detto- : <em>anzi, se entrano, le nostre organizzazioni sono così perfette che li spostano fuori, verso l’esterno, perché disturbano”</em>. C’è bisogno, quindi, di <em>“ribaltare la logica e cominciare davvero a guardare il mondo dalla parte dei <span style="color: #ff0000;"><strong>poveri</strong></span></em> – ha aggiunto il cardinale che nel 2013, quando ancora non era porporato, accompagnò il Papa fra i migranti di Lampedusa -: <em>loro <strong><span style="color: #ff0000;">sono il dito nella piaga delle nostre contraddizioni</span></strong>”</em>. Da qui l’invito ad essere chiesa in uscita e  “di strada”: <em>“Noi diciamo spesso che aiutiamo tutti coloro che vengono da noi ed esprimono un bisogno ma dovrebbe funzionare al contrario</em> – ha sottolineato Montenegro –<em> dovremmo essere noi ad andare a cercarli nei loro luoghi, spesso nascondigli, perché il confine della nostra comunità non è la soglia della chiesa e perché i più vulnerabili sono lo specchio delle nostre miserie”</em>. In tal senso il <span style="color: #ff0000;"><strong>Sinodo</strong></span> voluto da Papa Francesco e aperto dal Pontefice lo scorso 9 ottobre è un’occasione <em>“per fare spazio al dialogo sulle nostre povertà: ma se non includiamo gli scartati e gli esclusi, difficilmente, potremmo fare i conti con noi stessi e con le nostre fragilità”</em>.</p>
<p>Al <span style="color: #ff0000;"><strong>direttore della Caritas diocesana don Emanuele Morelli</strong></span>, invece, il compito di tracciare il quadro delle povertà a Pisa dalla pandemia in poi: <em>“I numeri spesso sono aridi, soprattutto quando si riferiscono alle persone vulnerabili, eppure leggerli e approfondirli non è mai un esercito sterile</em> – ha detto -. <em>Fino ad ottobre nei nostri servizi abbiamo incontrato 1.777 persone. E&#8217; verosimile credere che pure nel 2021, alla fine dell&#8217;anno, supereremo di nuovo “quota due mila” un evento che nella storia della Caritas di Pisa si è verificato solo un&#8217;altra volta, esattamente alla fine del 2020, quando ci si è fermati a 2.141 persone. L&#8217;altro elemento preoccupante è la crescita delle nuove povertà: oltre un quarto (26,2%) delle persone che abbiamo incontrato in questi mesi, infatti, non si era mai rivolto alla Caritas prima dell&#8217;inizio dell&#8217;anno. Famiglie che vanno ad aggiungersi a quelle che hanno bussato alla nostra porta per la prima volta nel 2020: allora furono ben un terzo (34,4%) delle oltre due mila persone incontrate”</em></p>
<p>I lavori sono stati aperti dall’<span style="color: #ff0000;"><strong>arcivescovo di Pisa Giovanni Paolo Benotto</strong> </span>che ha invitato a <em>“non fermarsi alla routine e alla paura del cambiamento: non teniamo solo per noi la passione per i poveri e per chi ha più bisogno. Comunichiamola, coinvolgendo gli altri&#8221;</em>.</p>
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		<title>&#8220;Carità e famiglia&#8221;. Venerdì 20 l&#8217;assemblea delle Caritas parrocchiali in diretta streaming</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2020 10:08:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pisa, giovedì 19 novembre 2020 - &#8220;Carità e famiglia&#8221; sarà il filo conduttore dell&#8217;Assemblea delle Caritas parrocchiali in programma venerdì 20 novembre alle 21. Si svolgerà a distanza e potrà essere seguita in diretta streaming da questo sito. La aprirà l&#8217;arcivescovo di Pisa Giovanni Paolo Benotto che guiderà la preghiera iniziale. La riflessione, invece, sarà ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pisa, giovedì 19 novembre 2020 -<span style="color: #ff0000;"><strong> &#8220;Carità e famiglia&#8221;</strong> </span>sarà il filo conduttore dell&#8217;Assemblea delle Caritas parrocchiali in programma venerdì 20 novembre alle 21. Si svolgerà a distanza e potrà essere seguita in diretta streaming da <a title="La diretta dell'assemblea delle Caritas parrocchiali" href="https://rb.gy/diujhr" target="_blank"><span style="color: #ff0000;"><strong>questo sito. </strong> </span></a></p>
<p>La aprirà l&#8217;arcivescovo di Pisa <span style="color: #ff0000;"><strong>Giovanni Paolo Benotto</strong></span> che guiderà la preghiera iniziale. La riflessione, invece, sarà guidata da <span style="color: #ff0000;"><strong>Giuseppe Dardes</strong></span>, formatore della Fio.Psd (Federazione Italiana Persone Senza Dimora), da anni impegnato in percorsi formativi per la promozione del legame familiare (fino al 2014 ha anche coordinato i progetti &#8220;Carità e Famiglia&#8221; per il rilancio e la promozione di progetti di solidarietà familiare nella rete delle Caritas diocesane). Quindi il confronto fra i rappresentanti delle Caritas parrocchiali e di vicariato e le conclusioni del direttore <span style="color: #ff0000;"><strong>don Emanuele Morelli.</strong></span></p>
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		<title>Sabato 17 novembre assemblea delle Caritas parrocchiali</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Nov 2018 06:01:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[PISA, venerdì 16 novembre 2018 – Assemblea delle Caritas parrocchiali domani pomeriggio, sabato 17 novembre, nel seminario arcivescovile di Pisa (via San Zeno, 8). “Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore” è il filo conduttore della mezza giornata di riflessione e confronto a cui parteciperanno operatori e volontari di tutte le Caritas parrocchiali della diocesi ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>PISA, venerdì 16 novembre 2018 – <strong>Assemblea delle Caritas parrocchiali</strong> domani pomeriggio, sabato 17 novembre, nel <strong>seminario arcivescovile di Pis</strong>a (via San Zeno, 8). “<strong>Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore”</strong> è il filo conduttore della mezza giornata di riflessione e confronto a cui parteciperanno operatori e volontari di tutte le Caritas parrocchiali della diocesi e che sarà aperta dall’introduzione dell’<strong>Arcivescovo Giovanni Paolo Benotto</strong> e incentrata sulla riflessione di <strong>monsignor Severino Dianich</strong>, teologo e vicario episcopale per la Pastorale della cultura e dell’università, a cui seguiranno i gruppi di lavoro.</p>
<p><a href="http://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2018/11/161118_assembleacaritas.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-5895" src="http://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2018/11/161118_assembleacaritas-300x211.jpg" alt="161118_assembleacaritas" width="300" height="211" /></a></p>
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		<title>&#8221;Quando Papa Francesco mi portò a pregare in una porcilaia&#8221;. L&#8217;aneddoto di padre Roberto Jokanovic all&#8217;assemblea delle Caritas parrocchiali</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Nov 2017 16:53:34 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Giornata mondiale dei poveri]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Pisa, sabato 18 novembre 2017 &#8211; “Avevo ventuno anni e in seminario mi lamentai con il religioso che seguiva i nostri esercizi spirituali, tale Jorge Mario Bergoglio, chiedendo un’altra cappella in cui pregare perché nella nostra i miei colleghi facevano troppo rumore. Lui mi ascoltò e poi durante una passeggiata fuori dalla casa che ci ospitava me ne indicò una a suo dire idonea: “Potremmo pregare là, per incontrare Dio non bisogna avere timore di sporcarsi mani e vestiti e nemmeno di abbassarsi” mi disse. Era la porcilaia”. E’ partito con una risata e da quest’aneddoto il racconto di <strong>padre Roberto Jokanovic,</strong> argentino e religioso ‘’lanteriano’’ dal 2004 alla guida della parrocchia dei Santi Jacopo e Filippo nel quartiere delle Piagge, <strong>all’assemblea delle Caritas parrocchiali</strong> che si è svolta oggi, sabato 18 novembre, nel seminario diocesano di San Zeno. Un percorso più che una relazione vera e propria nella spiritualità di Papa Francesco,di cu è stato allievo per tre anni in Argentina, strettamente legata alla continente e alla chiesa da cui arriva il Pontefice. “Lui immagina e spinge per <strong>una chiesa che sia estroversa e in uscita</strong>, non autoreferenziale – ha proseguito -: non gli interessano gli applausi e i facili consensi. Preferisce comunità aperta al dialogo con le altre chiese e religioni ma anche ideologie. <strong>Spinge per una chiesa che  impari a lasciarsi evangelizzare dai pover</strong>i. Sapete cosa ha fatto appena diventò arcivescovo di Buenos Aires? Vendette il palazzo arcivescovile, enorme ma anche a trenta chilometri dal centro, nel quartiere delle ambasciate, e andò a vivere in curia, in un appartamento di settanta metri quadri. Sono soprattutto i gesti che raccontano uno stile di chiesa”.</p>
<p><a href="http://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2017/11/181117_assembleacaritas1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-5424" src="http://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2017/11/181117_assembleacaritas1-300x225.jpg" alt="181117_assembleacaritas1" width="300" height="225" /></a></p>
<p>L’assemblea, cui hanno partecipato settanta volontari provenienti da venti diverse Caritas parrocchiali della diocesi, è stata aperta dall’<strong>arcivescovo Giovanni Paolo Benotto</strong>: “Nella Chiesa pisana è in corso il pellegrinaggio della Madonna sotto gli organi, il dipinto a tempera attribuito a Berlinghiero Berlinghieri e venerato da secoli in tutta la diocesi, il segno di una chiesa che, proprio attraverso l’immagine della Madonna, si rende presente a tutta la comunità – ha detto -: il <strong>Giubileo della Cattedrale</strong> sarà anche un anno che c&#8217;impegna a essere segno di carità nei confronti del prossimo, nel segno di Maria, con opere e fatti concreti. <strong>Vogliamo porre un segno in più, di azione caritativa nei confronti dei nuovi bisogni che, emergono con forza anche nel nostro territorio</strong>. Sempre senza dimenticare che non esiste una spirtualità senza carità ma nemmeno una carità che non sia anche ascolto e testimonianza”.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8221;L&#8217;abc della riforma: proviamo a capirci qualcosa&#8221;. Martedì 27 settembre ai Cappuccini incontro con Emanuele Rossi</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2016 13:23:19 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[assemblea caritas parrocchiali]]></category>
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		<category><![CDATA[Emanuele Rossi]]></category>
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		<description><![CDATA[Pisa, lunedì 26 settembre 2016 - &#8220;L&#8217;abc della riforma: proviamo a capirci qualcosa&#8221; con Emanuele Rossi, costituzionalista della Scuola superiore &#8220;Sant&#8217;Anna&#8221; che all&#8217;argomento ha dedicato uno specifico volume  (&#8220;Una costituzione migliore? Contenuti e limiti della riforma costituzionale&#8221;, edizioni University Press). L&#8217;appuntamento è per domani sera, martedì 27 settembre, alle 21.15 nella biblioteca del Convento dei ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pisa, lunedì 26 settembre 2016 -<strong> &#8220;L&#8217;abc della riforma: proviamo a capirci qualcosa&#8221;</strong> con <a href="http://www.sssup.it/external_context.jsp?ID_LINK=195&amp;area=6&amp;SEC=SEC_0003&amp;userid=e.rossi&amp;uid=000976"><span style="color: #ff0000;"><strong>Emanuele Rossi</strong></span></a>, costituzionalista della <a href="http://www.santannapisa.it/it"><strong><span style="color: #ff0000;">Scuola superiore &#8220;Sant&#8217;Anna&#8221;</span></strong></a> che all&#8217;argomento ha dedicato uno specifico volume  <a href="http://www.pisauniversitypress.it/scheda-libro/emanuele-rossi/una-costituzione-migliore-978-886741-6080-352136.html"><span style="color: #ff0000;"><strong>(&#8220;Una costituzione migliore? Contenuti e limiti della riforma costituzionale&#8221;</strong></span></a>, edizioni University Press). L&#8217;appuntamento è per domani sera, <strong>martedì 27 settembre, alle 21.15 nella biblioteca del Convento dei &#8220;Cappuccini&#8221; di San Giusto (Pisa).</strong></p>
<p><a href="http://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2016/09/emanuele_rossi.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4548" src="http://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2016/09/emanuele_rossi.jpeg" alt="emanuele_rossi" width="248" height="185" /></a></p>
<p>E&#8217; la prima tappa del <a href="http://www.caritaspisa.com/wordpress/?p=4520"><span style="color: #ff0000;"><strong>ciclo di tre incontri</strong></span></a> promosso da un articolato cartello di associazioni, realtà del terzo settore e organismi pastorali: si va <strong>dalle Acli alle associazioni Iris e Ora Legale, passando per Azione Cattolica, Agesci, Cittadinanza Attiva, Libera, Caritas Pisa, Fondazione ”Toniolo”, Uffici diocesani per la Pastorale sociale e del lavoro e per la pastorale giovanile e Chiesa universitaria di San Frediano</strong>.</p>
<p><a href="http://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2016/09/cicloincontririformaCost.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4521" src="http://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2016/09/cicloincontririformaCost-212x300.jpg" alt="cicloincontririformaCost" width="212" height="300" /></a></p>
<p>Mercoledi 5 ottobre, invece, sarà la volta del professor Stefano Ceccanti, docente di diritto costituzionale e comparato alla Sapienza di Roma, spiegherà le ragioni del sì al referendum, mentre venerdi 21 ottobre, infine, il professor Roberto Romboli, docente di diritto costituzionale dell’Università di Pisa, spiegherà le motivazioni dei contrari alla riforma.</p>
<p>Tutti gli incontri si svolgono alle 21.15 alla Biblioteca del Convento de “I Cappuccini” (via dei Cappuccini, 2B Pisa)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Musica e solidarietà. Concerto di Natale e Filarmonica &#8221;Verdi&#8221; di Calci per Misericordia Tua. Il &#8221;Pisa Gospel&#8221; per la Cittadella. Tutte le foto</title>
		<link>https://www.caritaspisa.com/wordpress/musica-e-solidarieta-concerto-di-natale-e-filarmonica-verdi-di-calci-per-misericordia-tua-il-pisa-gospel-per-la-cittadella-tutte-le-foto/</link>
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		<pubDate>Sat, 19 Dec 2015 23:42:34 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Cecconi]]></category>
		<category><![CDATA[assemblea caritas parrocchiali]]></category>
		<category><![CDATA[Cittadella della Solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Emanuele Morelli]]></category>
		<category><![CDATA[Filarmonica Verdi Calci]]></category>
		<category><![CDATA[Misericordia tua]]></category>
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		<category><![CDATA[pisa gospel festival]]></category>
		<category><![CDATA[vittorio cerri]]></category>

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		<description><![CDATA[Il concerto di Natale in Cattedrale e quella della Filarmonica &#8221;Verdi&#8221; di Calci agli Arsenali Repubblicani in favore di &#8221;Misericordia Tua&#8221;, la struttura d&#8217;accoglienza per ex detenuti e carcerati che hanno avuto accesso alle pene alternative che sorgerà in Val Graziosa, nei locali vuoti della casa canonica di Sant&#8217;Andrea a Lama. &#8221;Il Pisa Gospel Festival ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>concerto di Natale</strong> in Cattedrale e quella della <strong>Filarmonica &#8221;Verdi&#8221; di Calci</strong> agli Arsenali Repubblicani in favore di <strong>&#8221;Misericordia Tua&#8221;</strong>, la struttura d&#8217;accoglienza per ex detenuti e carcerati che hanno avuto accesso alle pene alternative che sorgerà in Val Graziosa, nei locali vuoti della casa canonica di Sant&#8217;Andrea a Lama. &#8221;Il <strong>Pisa Gospel Festival</strong> a Palazzo dei Congressi, invece, per la <strong>&#8221;Cittadella della Solidarietà&#8221;</strong>.</p>
<p>Musica di qualità e sostegno a chi vive una situazione di disagio e povertà è stato il binomio che ha caratterizzato il la sera di sabato 9 dicembre. Con tanti cittadini che hanno seguito i diversi appuntamenti</p>
<p>&nbsp;</p>

<a href='https://www.caritaspisa.com/wordpress/musica-e-solidarieta-concerto-di-natale-e-filarmonica-verdi-di-calci-per-misericordia-tua-il-pisa-gospel-per-la-cittadella-tutte-le-foto/cattedrale2-2/'><img width="150" height="150" src="https://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/Cattedrale21-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Cattedrale2" /></a>
<a href='https://www.caritaspisa.com/wordpress/musica-e-solidarieta-concerto-di-natale-e-filarmonica-verdi-di-calci-per-misericordia-tua-il-pisa-gospel-per-la-cittadella-tutte-le-foto/cattedrale3-2/'><img width="150" height="150" src="https://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/Cattedrale31-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Cattedrale3" /></a>
<a href='https://www.caritaspisa.com/wordpress/musica-e-solidarieta-concerto-di-natale-e-filarmonica-verdi-di-calci-per-misericordia-tua-il-pisa-gospel-per-la-cittadella-tutte-le-foto/cattedrale1-2/'><img width="150" height="150" src="https://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/Cattedrale11-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Cattedrale1" /></a>
<a href='https://www.caritaspisa.com/wordpress/musica-e-solidarieta-concerto-di-natale-e-filarmonica-verdi-di-calci-per-misericordia-tua-il-pisa-gospel-per-la-cittadella-tutte-le-foto/arsenalirepubblciani1-2/'><img width="150" height="150" src="https://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/ArsenaliRepubblciani11-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="ArsenaliRepubblciani1" /></a>
<a href='https://www.caritaspisa.com/wordpress/musica-e-solidarieta-concerto-di-natale-e-filarmonica-verdi-di-calci-per-misericordia-tua-il-pisa-gospel-per-la-cittadella-tutte-le-foto/cattedrale4-2/'><img width="150" height="150" src="https://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/cattedrale41-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cattedrale4" /></a>
<a href='https://www.caritaspisa.com/wordpress/musica-e-solidarieta-concerto-di-natale-e-filarmonica-verdi-di-calci-per-misericordia-tua-il-pisa-gospel-per-la-cittadella-tutte-le-foto/arsenalirepubblicani5-2/'><img width="150" height="150" src="https://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/ArsenaliRepubblicani51-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="ArsenaliRepubblicani5" /></a>
<a href='https://www.caritaspisa.com/wordpress/musica-e-solidarieta-concerto-di-natale-e-filarmonica-verdi-di-calci-per-misericordia-tua-il-pisa-gospel-per-la-cittadella-tutte-le-foto/arsenalirepubblicani4-2/'><img width="150" height="150" src="https://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/ArsenaliRepubblicani41-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="ArsenaliRepubblicani4" /></a>
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<a href='https://www.caritaspisa.com/wordpress/musica-e-solidarieta-concerto-di-natale-e-filarmonica-verdi-di-calci-per-misericordia-tua-il-pisa-gospel-per-la-cittadella-tutte-le-foto/gospel1-2/'><img width="150" height="150" src="https://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/Gospel11-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Gospel1" /></a>
<a href='https://www.caritaspisa.com/wordpress/musica-e-solidarieta-concerto-di-natale-e-filarmonica-verdi-di-calci-per-misericordia-tua-il-pisa-gospel-per-la-cittadella-tutte-le-foto/cattedrale1/'><img width="150" height="150" src="https://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/Cattedrale1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Cattedrale1" /></a>
<a href='https://www.caritaspisa.com/wordpress/musica-e-solidarieta-concerto-di-natale-e-filarmonica-verdi-di-calci-per-misericordia-tua-il-pisa-gospel-per-la-cittadella-tutte-le-foto/arsenalirepubblciani1/'><img width="150" height="150" src="https://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/ArsenaliRepubblciani1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="ArsenaliRepubblciani1" /></a>
<a href='https://www.caritaspisa.com/wordpress/musica-e-solidarieta-concerto-di-natale-e-filarmonica-verdi-di-calci-per-misericordia-tua-il-pisa-gospel-per-la-cittadella-tutte-le-foto/arsenalirepubblicani2/'><img width="150" height="150" src="https://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/ArsenaliRepubblicani2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="ArsenaliRepubblicani2" /></a>
<a href='https://www.caritaspisa.com/wordpress/musica-e-solidarieta-concerto-di-natale-e-filarmonica-verdi-di-calci-per-misericordia-tua-il-pisa-gospel-per-la-cittadella-tutte-le-foto/cattedrale4/'><img width="150" height="150" src="https://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/cattedrale4-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cattedrale4" /></a>
<a href='https://www.caritaspisa.com/wordpress/musica-e-solidarieta-concerto-di-natale-e-filarmonica-verdi-di-calci-per-misericordia-tua-il-pisa-gospel-per-la-cittadella-tutte-le-foto/arsenalirepubblicani5/'><img width="150" height="150" src="https://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/ArsenaliRepubblicani5-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="ArsenaliRepubblicani5" /></a>
<a href='https://www.caritaspisa.com/wordpress/musica-e-solidarieta-concerto-di-natale-e-filarmonica-verdi-di-calci-per-misericordia-tua-il-pisa-gospel-per-la-cittadella-tutte-le-foto/arsenalirepubblicani4/'><img width="150" height="150" src="https://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/ArsenaliRepubblicani4-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="ArsenaliRepubblicani4" /></a>

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		<title>Assemblea Caritas Parrocchiali, le foto dell&#8217;incontro e il servizio di Telegranducato</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2015 07:58:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admincp]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pastorale della Carità]]></category>
		<category><![CDATA[assemblea caritas parrocchiali]]></category>
		<category><![CDATA[don Emanuele Morelli]]></category>
		<category><![CDATA[Ivo Lizzola]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Siate misericordiosi come il padre&#8221;, l&#8217;incontro delle Caritas Parrocchiali, ha abbracciato oltre 160 comunità di fedeli riunitisi all&#8217;ex convento dei cappuccini lo scorso sabato 21 novembre. Dopo il saluto e la preghiera di Don Emanuele Morelli, direttore della Caritas diocesana di Pisa, i partecipanti hanno lavorato in gruppi su proposte concrete da presentare poi all&#8217;intera assemblea. ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Siate misericordiosi come il padre&#8221;, l&#8217;incontro delle <strong>Caritas Parrocchiali</strong>, ha abbracciato oltre 160 comunità di fedeli riunitisi all&#8217;ex convento dei cappuccini lo scorso sabato 21 novembre. Dopo il saluto e la preghiera di <strong>Don Emanuele Morelli</strong>, direttore della Caritas diocesana di Pisa, i partecipanti hanno lavorato in gruppi su proposte concrete da presentare poi all&#8217;intera assemblea. All&#8217;appuntamento, documentato da Telegranducato grazie al <strong><span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="http://www.sestaporta.com/tg-pisa-22112015/">servizio</a> </span></strong>andato in onda sulla rete pisana, ha partecipato il professore <strong>Ivo Lizzola</strong>, sociologo, che ha aperto il dialogo tra i presenti.</p>

<a href='https://www.caritaspisa.com/wordpress/testimoni-di-carita-nel-tempo-dellincertezza-il-professor-ivo-lizzola-allassemblea-delle-caritas-parrocchiali/20151121_152015/'><img width="150" height="150" src="https://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/20151121_152015-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="20151121_152015" /></a>
<a href='https://www.caritaspisa.com/wordpress/assemblea-caritas-parrochiali-le-foto-dellincontro-delle-comunita-di-fedeli-riunitesi-allex-convento-dei-cappuccini/img_5449-1/'><img width="150" height="150" src="https://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/IMG_5449-1-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="IMG_5449 (1)" /></a>
<a href='https://www.caritaspisa.com/wordpress/assemblea-caritas-parrochiali-le-foto-dellincontro-delle-comunita-di-fedeli-riunitesi-allex-convento-dei-cappuccini/img_5448/'><img width="150" height="150" src="https://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/IMG_5448-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="IMG_5448" /></a>
<a href='https://www.caritaspisa.com/wordpress/assemblea-caritas-parrochiali-le-foto-dellincontro-delle-comunita-di-fedeli-riunitesi-allex-convento-dei-cappuccini/img_5452/'><img width="150" height="150" src="https://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/IMG_5452-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="IMG_5452" /></a>
<a href='https://www.caritaspisa.com/wordpress/assemblea-caritas-parrochiali-le-foto-dellincontro-delle-comunita-di-fedeli-riunitesi-allex-convento-dei-cappuccini/img_5450/'><img width="150" height="150" src="https://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/IMG_5450-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="IMG_5450" /></a>
<a href='https://www.caritaspisa.com/wordpress/assemblea-caritas-parrochiali-le-foto-dellincontro-delle-comunita-di-fedeli-riunitesi-allex-convento-dei-cappuccini/img_5451/'><img width="150" height="150" src="https://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/IMG_5451-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="IMG_5451" /></a>

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