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	<title>Caritas Pisa &#187; Immigrazione</title>
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		<title>Dossier statistico Idos 2022, in Toscana l&#8217;immigrazione si ferma e calano gli alunni stranieri. Il video e tutti i materiali della presentazione</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2022 04:55:20 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Caritas Pisa]]></category>
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		<description><![CDATA[Pisa, giovedì 27 ottobre 2022 – Meno alunni immigrati fra i banchi di scuola della Toscana. E&#8217; l&#8217;onda lunga dell&#8217;emergenza sanitaria da Covid-19 che ha fatto sentire i suoi sulle iscrizioni del penultimo anno scolastico quello che si è chiuso a giugno. Nel 2020/21, infatti, gli iscritti stranieri iscritti  sono stati 71.769, l&#8217;1,6% in meno ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pisa, giovedì 27 ottobre 2022 – Meno alunni immigrati fra i banchi di scuola della Toscana. E&#8217; l&#8217;onda lunga dell&#8217;emergenza sanitaria da Covid-19 che ha fatto sentire i suoi sulle iscrizioni del penultimo anno scolastico quello che si è chiuso a giugno. Nel 2020/21, infatti, gli iscritti stranieri iscritti  sono stati 71.769, l&#8217;1,6% in meno rispetto ai 72.919 dell&#8217;anno precedente. E&#8217; una diminuzione lieve anche se leggermente più marcata della media nazionale (-1,3%), e comunque rilevante perché, dopo un decennio di aumenti ininterrotti, per la prima volta la popolazione studentesca d&#8217;origine immigrata non cresce. Beninteso, non si tratta di una tendenza limitata agli alunni stranieri, è il numero complessivo degli studenti delle scuole della regione che si è abbassato dato che all’inizio dello scorso anno scolastico negli istituti della Toscana si sono contati 6.683 iscritti in meno. Per gli stranieri, però, la frenata è stata lievemente più brusca: -1,6% contro il -1,3% degli italiani. «Sono dati da tenere sotto monitoraggio anche il prossimo anno per capire se la diminuzione sarà riassorbita e, dunque, se si stratta di un fenomeno transitorio, strettamente legato alla fase emergenziale, oppure se avrà un effetto di trascinamento più prolungato nel tempo» si legge nella <span style="color: #ff0000;"><strong>Dossier statistico immigrazione Ido 2022</strong></span>, lo storico e atteso rapporto annuale giunto alla 32esima edizione che, in <strong><span style="color: #ff0000;">Toscana</span></strong>, è stato presentato pubblicamente a Pisa giovedì 27 ottobre, in contemporanea con le altre 21 presentazioni che si sono svolte in tutte le regioni d&#8217;Italia.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Alunni stranieri: il dettaglio.</strong> </span>La diminuzione degli alunni stranieri, per altro ,non ha una connotazione territoriale dato che riguarda tutte le province della regione, eccezion fatta per Lucca (+0,8%), sia pure con intensità variabile: il calo più marcato ha interessato Grosseto (-3,1%) e Firenze (-2,9). I più penalizzati sono stati gli alunni di prima generazione, quelli che non sono nati in Italia, diminuiti del 5,4% a fronte di un decremento medio regionale dell’1,3% mentre gli alunni nati in Italia registrano addirittura un lievissimo segno positivo (+0,2%). Soprattutto, però, il calo degli iscritti è collegato al grado scolastico ed è mediamente più intenso per gli studenti stranieri sia in senso negativo che positivo. Nelle scuole dell’infanzia la popolazione studentesca è scesa del 5,7%, quella degli alunni stranieri del 10,3. Al polo opposto le secondarie di II grado. Qui gli iscritti sono aumentati: dell’1,7% in generale e del 7,3% con riferimento agli studenti immigrati.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>La popolazione immigrata</strong>.</span> La diminuzione degli studenti va in parallelo con quella della popolazione straniera: sono 424.215, infatti, gli immigrati residenti in Toscana alla fine del 2021, lo 0,4% in meno rispetto all&#8217;anno precedente. Una contrazione lieve, corrispondente a 1.716 persone, e distribuita in modo non uniforme sul territorio regionale: il decremento, infatti, ha riguardato in misura più significativa la Toscana meridionale con Siena che fa segnare la diminuzione maggiore (-3,1%), seguita da Grosseto (-2,6%) e Arezzo (1,0%).</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Acquisizioni di cittadinanza e titoli di soggiorno a termine.</strong></span> Eppure in pochi se ne sono davvero andati: nel bilancio demografico del 2020, infatti, gli stranieri cosiddetti “cancellati per l&#8217;estero”, ossia coloro che hanno lasciato la Toscana e l&#8217;Italia per andare a vivere in un altro Paese, sono stati appena 2.943, lo 0,7% di tutti gli immigrati residenti. «L&#8217;impressione è che buona parte di coloro che non risultano più residenti in Toscana, in realtà, vivano ancora nel territorio regionale, ma con uno status giuridico diverso» si legge nel Dossier. Molto stabile per coloro che, nel corso del 2020, hanno acquisito la cittadinanza italiana, pari a circa 13.282 ex stranieri, con un tasso di acquisizione di cittadinanza medio del 32 per mille, che sale al 38,3 ad Arezzo, al 54,5 a Siena e al 57,3 a Grosseto, esattamente le province che avevano fatto segnare la contrazione più significativa. Molto più precaria, invece, per coloro che avevano n titolo di soggiorno a scadenza e lo hanno perso finendo nell&#8217;area dell&#8217;irregolarità: i permessi di questo tipo, infatti, nel 2021 sono stati 98.151, il 15,0% in meno rispetto ai 115.460 del 2020, anno in cui si era già assistito a un decremento del 9%.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>L’occupazione.</strong></span> La precarietà giuridica corre in parallelo con quella lavorativa. Nel 2021 il tasso di disoccupazione degli immigrati “toscani” è stato del 13,8%, più del doppio rispetto a quello degli italiani (6,6%), quello di sottoccupazione, dato da coloro che svolgono un lavoro a tempo parziale pur potendo lavorare più ore, dell&#8217;8,5%, contro il 3,2% dei lavoratori italiani. In generale il mercato del lavoro toscano rimane fortemente segmentato offrendo opportunità assai diverse a italiani e stranieri :gli immigrati, infatti, sono impiegati in larga maggioranza come lavoratori manuali (62,0%) e solo il 9,5% ha un&#8217;occupazione come dirigente o svolge professioni intellettuali o tecniche. Per gli occupati italiani la situazione è ribaltata: il 30,4% svolge lavori manuali e il 37,8% è dirigente o professionista. La segmentazione lavorativa, per altro, è confermata anche dalla distribuzione per settori:gli occupati stranieri sono molto più propensi degli italiani a lavorare nel comparto del lavoro domestico e, in misura minore, nelle costruzioni e nel settore agricolo. Colpisce soprattutto il dato relativo ai servizi domestici, che occupano il 19,1% degli occupati stranieri ma solo l’1,5% degli italiani. Le proporzioni sono un po’ meno squilibrate nel comparto delle costruzioni (11,3% contro 5,5%) e in agricoltura (5,7% contro 2,8%).</p>
<p><strong>Imprenditoria straniera.</strong> Così la via dell&#8217;autoimprenditorialità, sovente, rimane l&#8217;unica da percorrere per coltivare speranze di mobilità sociale o, più semplicemente, per conservare il titolo di soggiorno: nel 2021, infatti, le imprese gestite da cittadini nati all&#8217;estero sono ulteriormente cresciute rispetto all&#8217;anno precedente (+1,4%), toccando quota 59.977, mentre quelle gestite da italiani continuano a diminuire (-0,7%).</p>
<p>Il <a title="Il video" href="https://youtu.be/1DdeY-mJ4vU" target="_blank"><strong>video</strong></a> della presentazione</p>
<p>La <span style="color: #0000ff;"><strong>sintesi</strong></span> nazionale</p>
<p><img src="https://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-includes/images/crystal/document.png" style="height:20px;vertical-align:middle;" /> <a href="https://www.caritaspisa.com/wordpress/download/Scheda%20di%20sintesi_Dossier%202022(2).pdf" title="Download La scheda di sintesi del Dossier 2022">La scheda di sintesi del Dossier 2022</a> (4.0 MiB)</p>
<p>Le <span style="color: #0000ff;"><strong>slide</strong></span> sulla Toscana</p>
<p><img src="https://www.caritaspisa.com/wordpress/wp-includes/images/crystal/document.png" style="height:20px;vertical-align:middle;" /> <a href="https://www.caritaspisa.com/wordpress/download/Presentazione_Toscana.pdf" title="Download Le slide della Toscana">Le slide della Toscana</a> (831.5 KiB)</p>
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		<title>L&#8217;immigrazione in Toscana nei dati e nelle analisi del Dossier Idos. Giovedì 27, a Pisa, la presentazione regionale.</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Oct 2022 11:07:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admincp]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Dossier statistico Idos]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Caritas Pisa]]></category>
		<category><![CDATA[Dossier Statistico Idos 2022]]></category>

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		<description><![CDATA[Pisa, martedì 25 marzo 2022 &#8211; Per la prima volta diminuiscono anche gli alunni immigrati e la popolazione straniera residente nel territorio regionale continua a scendere. Nonostante ciò, la Toscana rimane una delle grandi regioni d&#8217;immigrazione d&#8217;Italia. E&#8217; la fotografia dell&#8217;immigrazione in Toscana, scattata dal Dossier Statistico Idos 2022, la storico e atteso volume giunto ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pisa, martedì 25 marzo 2022 &#8211; Per la prima volta diminuiscono anche gli alunni immigrati e la popolazione straniera residente nel territorio regionale continua a scendere. Nonostante ciò, la Toscana rimane una delle grandi regioni d&#8217;immigrazione d&#8217;Italia. E&#8217; la fotografia dell&#8217;<span style="color: #ff0000;"><strong>immigrazione in Toscana</strong></span>, scattata dal <span style="color: #ff0000;"><strong>Dossier Statistico Idos 2022</strong></span>, la storico e atteso volume giunto alla 32esima e che sarà presentato pubblicamente <span style="color: #ff0000;"><strong>giovedì 27 ottobre 2022</strong></span> in contemporanea in tutte le regioni d&#8217;Italia.</p>
<p>Per la Toscana <span style="color: #ff0000;"><strong>l&#8217;appuntamento è alle 10.30 Pisa, nella Sala San Pio X della Curia Arcivescovile</strong></span> (Piazza Arcivescovado, 17) e sarà l&#8217;occasione per fare il punto su numeri e tendenze della presenza straniera nel territorio regionale. Ne parleranno Francesco Paletti e Federico Russo, redattori del Dossier e curatori del capitolo dedicato alla Toscana. Poi i riflettori si accenderanno sui temi del lavoro, con gli interventi di Francesca Cantini del Dipartimento politiche migratorie della Uil e Gianluca Coppola del Dipartimento immigrazione di Cgil Toscana, e su quelli dell&#8217;accoglienza, con il direttore della Caritas diocesana di Pisa don Emanuele Morelli, il pastore della Chiesa valdese di Pisa Daniele Bouchard e don Volodymyr Lyupak, sacerdote dell&#8217;esarcato apostolico per i cattolici ucraini di rito bizantino.</p>
<p>Il Dossier Statistico Immigrazione è realizzato dal Centro Studi e Ricerche IDOS in collaborazione con il Centro Studi Confronti e l’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”. Alla redazione del rapporto hanno contribuito, come ogni anno, oltre 100 autori, costituiti da esperti e studiosi delle migrazioni tra i più autorevoli a livello nazionale, afferenti a una vasta pluralità di strutture pubbliche e private, nazionali e internazionali, oltre che da una consolidata rete di referenti regionali.</p>
<p>Sostengono questo ampio progetto scientifico, sociale e culturale il Fondo Otto per Mille della Chiesa Valdese &#8211; Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi e l’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”, ai quali si affiancano diverse strutture internazionali, nazionali e regionali.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ius Scholae, Perego: &#8221;1,4 milioni di ragazzi aspettano legittimamente di poter chiedere di essere cittadini italiani&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jul 2022 18:21:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admincp]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Caritas Italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Commissione Cei per le migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Gian Carlo Perego]]></category>

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		<description><![CDATA[Roma, 3 luglio 2022 &#8211;  Lo ius scholae “è un tema da 15 anni, che è nato dal ‘basso’, dalla campagna nel 2011 di 19 Associazioni laiche e cattoliche e che attende un’attenzione trasversale delle forze politiche, perché alla base della cultura democratica, liberale e popolare”. Lo ha detto monsignor Gian Carlo Perego, presidente della commissione ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 3 luglio 2022 &#8211;  Lo <span style="color: #ff0000;"><strong>ius scholae</strong></span> “è un tema da 15 anni, che è nato dal ‘basso’, dalla campagna nel 2011 di 19 Associazioni laiche e cattoliche e che attende un’attenzione trasversale delle forze politiche, perché alla base della cultura democratica, liberale e popolare”. Lo ha detto <span style="color: #ff0000;"><strong>monsignor Gian Carlo Perego, presidente della commissione Cei per le migrazioni e della Fondazione Migrantes</strong> </span>in una<span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" title="Perego: ''Lo Ius Scholae è una conquista. Il Paese cambia, basta ideologie''" href="https://www.lastampa.it/politica/2022/07/03/news/peregolo_ius_scholae_e_una_conquista_il_paese_cambia_basta_ideologie-5429979/" target="_blank"> intervista pubblicata oggi sul quotidiano “La Stampa&#8221;</a></strong> </span>a firma di Domenico Agasso. “Questa modifica della legge sulla cittadinanza corrisponde all’attualità indiscutibile di una popolazione che sta mutando – dice – e, guarda al mondo dei <span style="color: #ff0000;"><strong>900.000 studenti, di cui il 65% è nato in Italia</strong></span>, favorisce il riconoscimento e la partecipazione alla vita del Paese delle seconde generazioni”.</p>
<p>L’alto prelato si augura “che le ragioni e la constatazione di una società profondamente diversa rispetto al passato prevalgano sulle polemiche di natura ideologica”. Secondo il presule “la legge sullo Ius scholae viene interpretata con pregiudizi e parametri strumentali, identitari e non constatando invece lo stato delle generazioni di oggi e le proiezioni di quelle future”. E poi snocciola i dati: “Un milione e quattrocentomila ragazzi, dei quali 900 mila alunni delle nostre scuole e gli altri che hanno più di 18 anni, aspettano legittimamente di poter chiedere di essere cittadini italiani”.</p>
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		<title>Effetto pandemia, anche in Toscana gli immigrati diminuiscono: -1,5% rispetto al 2019. Prima contrazione dopo 20 anni di crescita. Scarica le slide sulla Toscana e la sintesi del rapporto.</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Oct 2021 14:35:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admincp]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Caritas Pisa]]></category>
		<category><![CDATA[dossier idos 2021]]></category>
		<category><![CDATA[presentazione]]></category>
		<category><![CDATA[slide]]></category>
		<category><![CDATA[Toscana]]></category>

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		<description><![CDATA[Pisa, giovedì 28 ottobre 2021 &#8211; Il “ciclone pandemia” si abbatte anche sull&#8217;immigrazione in Toscana. A dirlo in modo più che eloquente è la fotografia scattata dal Dossier Statistico Idos 2021: “Nell’anno della pandemia stranieri regolarmente presenti sono diminuiti per la prima volta dopo almeno venti anni di crescita continua dato che la popolazione straniera ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pisa, giovedì 28 ottobre 2021 &#8211; Il “ciclone pandemia” si abbatte anche sull&#8217;immigrazione in Toscana. A dirlo in modo più che eloquente è la fotografia scattata dal Dossier Statistico Idos 2021: “Nell’anno della pandemia stranieri regolarmente presenti sono diminuiti per la prima volta dopo almeno venti anni di crescita continua dato che la popolazione straniera residente in Toscana nel 2020, infatti, si è fermata 392.108, ben 6.003 in meno rispetto alle 398.111 del 2019. In termini percentuali si tratta di un decremento lieve (-1,5%) ma tre volte superiore a quello medio nazionale (-0,5%)” hanno spiegato <span style="color: #ff0000;"><strong>Francesco Paletti e Federico Russo</strong></span>, i redattori del capitolo regionale del Dossier stamani (giovedì 28 ottobre 2021) a Pisa nel corso della presentazione regionale del rapporto Idos. Aperto con l’intervento dell’<span style="color: #ff0000;"><strong>assessore regionale con delega all’immigrazione Stefano Ciuoffo</strong></span> che ha sottolineato la necessità di “un’azione più incisiva per cambiare rapidamente la legislazione nazionale e internazionale in materia d’immigrazione perché con quella attuale è difficilissimo andare oltre la logica dell’emergenza è quanto accaduto con la recente accoglienza dei profughi afgani è lì ha dimostrarcelo – ha detto -: li abbiamo dovuti indirizzare inizialmente verso i Cas perché nemmeno nel loro caso siamo stati in grado di riconoscerli immediatamente come rifugiati politici, cosa che era evidente nei fatti e impossibile da smentire. Poi qualcosa è cambiato, grazie anche alle pressioni che abbiamo fatto come amministrazione regionale, ma la contraddizione è stridente e mette chiaramente in luce i limiti dell’attuale normativa”.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Occupazione: in fumo 20mila posti di lavoro, la metà sono di stranieri.</strong> </span>La diminuzione delle presenze, peraltro, non è l&#8217;unica conseguenza lasciata dalla crisi economica e sociale dall&#8217;emergenza sanitaria. Covid-19, infatti, ha fatto sentire pesantemente il suo impatto anche sul mercato del lavoro. Per la manodopera immigrata in modo anche più marcato rispetto alla media regionale: nel 2020, in Toscana, infatti, secondo le stime dell&#8217;Istat sono andati in fumo circa 20mila posti di lavoro, oltre la metà dei quali occupati da cittadini stranieri che, quindi, passano da oltre 205mila a meno di 195mila. “In conseguenza di questo impatto asimmetrico della crisi l’incidenza dei migranti sul totale degli occupati è stimata al 12,0%, il valore più basso dal 2017” hanno spiegato i due ricercatori.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Lavoro di cura: 7mila lavoratrici in meno in un anno.</strong></span> A pagare il dazio più pesante sono state le lavoratici immigrate, pari al 44% di tutta la forza lavoro straniera, cinque punti in meno rispetto al 2017. La causa è di nuovo la pandemia e l&#8217;impatto che ha avuto sul lavoro domestico: “Nel 2020 questo comparto ha dato lavoro ad oltre 41mila cittadini stranieri con una diminuzione rispetto all’anno precedente di circa 7.000 unità – hanno sottolineato Paletti e Russo-. Si tratta di posti di lavori persi che costituiscono una grande parte della complessiva diminuzione dell’occupazione straniera in Toscana e che allo stesso tempo spiegano il perché siano state le lavoratrici straniere a subire le conseguenze più dure della pandemia”</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Eppure il tasso di disoccupazione diminuisce: i motivi.</strong> I</span>n quadro a tinte piuttosto fosche sorprende scoprire che il tasso di disoccupazione degli stranieri è diminuito passando dal 14 al 12,1% in dodici mesi. La spiegazione, però, è assai poco tranquillizzante: “La soluzione più plausibile a questo apparente paradosso è che, date le misure restrittive adottate per contenere la pandemia, molti cittadini stranieri abbiano smesso di cercare attivamente lavoro – hanno spiegato i due redattori &#8211; e quindi non siano stati più conteggiati tra i disoccupati ma tra gli inattivi, ossia coloro che per i più vari motivi non si dichiarano interessati a lavorare o a cercare un impiego”.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Non comunitari: -17mila permessi di soggiorno in meno, “rischia di aumentare l’irregolarità” </strong></span> In picchiata anche i permessi di soggiorno rilasciati dalle questure agli immigrati non comunitari passati dai 302.305 del 2019 ai 284.343 del 2020, -5,9% in appena dodici mesi corrispondenti a 17.962 titoli di soggiorno in meno. Diminuiscono soprattutto i migranti non Ue titolari di un permesso di soggiorno a termine, sia pure spesso di lunga durata (-9,3%) ma il decremento colpisce anche i c.d. “lungosoggiornanti” in possesso di un titolo di durata illimitata (-3,6%). “Se per quest’ultimi si può presumere un percorso d’inserimento sociale virtuoso sfociato nell’acquisizione della cittadinanza (nel 2020 sono state 13.043, il 17,1% in più rispetto all&#8217;anno precedente), è con più apprensione che, invece è doveroso guardare agli 11.597 immigrati non Ue che hanno perso nel corso dell’anno il loro titolo di soggiorno a termine perché – hanno evidenziato Paletti e Russo &#8211; il rischio concreto è che la crisi economica e sociale innescata dalla pandemia gli abbia fatto perdere il lavoro spingendoli verso l’area dell’irregolarità”</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Residenti: il 10,7% è straniero. Il primato di Prato</span>.</strong> Nonostante ciò, la Toscana rimane una delle grandi regioni d&#8217;immigrazione d&#8217;Italia. I migranti, infatti, costituiscono ancora il 10,7% dei residenti, un dato ampiamente superiore alla media nazionale (8,5%) e sintesi di un andamento abbastanza differenziato nei diversi contesti provinciali: a Prato, infatti, si arriva addirittura al 18,9% e a Firenze si rimane, comunque, attorno al 12%. Incidenza in linea con la media regionale anche a Siena (10,7) e Arezzo (10,5). In tutte le altre province, invece, ci si colloca al di sotto di tale soglia: Grosseto e Pistoia (9,9), Pisa (9,7), Livorno e Lucca (8,0) e Massa Carrara (7,4).</p>
<p>Le conclusioni le ha tirate <span style="color: #ff0000;"><strong>l’arcivescovo di Pisa Giovanni Paolo Benotto</strong></span> dopo gli interventi del professor Marcello Di Filippo, docente di diritto internazionale all’università di Pisa, di Tania Benvenuti del Coordinamento Immigrazione di Cgil Toscana e di Mehari Tesfalem, rifugiato politico e studente universitario eritreo, arrivato dai campi profughi dell’Etiopia nell’ambito del progetto Unicore, corridoi universitari per studenti rifugiati politici.  “Sono preoccupato perché il dossier, in realtà, non ci dice che l’immigrazione è diminuita ma che rischiano di aumentare seriamente gli “invisibili”, ossia coloro che scivolano in una condizione d’irregolarità, con conseguente aumento del disagio e della marginalità sociale – ha detto Benotto-: si continua ad affrontare l’immigrazione con la logica dell’emergenza quando invece siamo di fronte a un fenomeno strutturale, di fronte al quale non si può tornare indietro. C’è sicuramente la necessità di trovare nuove soluzioni, anche tecniche, per cambiare la legislazione, ma è soprattutto necessario che tali scelte debbano avere basi valoriali solide: davvero vogliamo andare avanrti con la logica del “si salvi chi può”? Siamo di fronte ad un problema antropologico ineludibile che ha bisogno di risposte valoriali forti. Che per me, in quanto vescovo, sono quelle che fornisce la Costituzione e il Vangelo”.</p>
<p>Il volume può essere richiesto contattando la Caritas diocesana di Pisa (tel.050.560952, mail: osservatorio@caritaspisa.it.</p>
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		<title>L&#8217;immigrazione in Toscana e le conseguenze della pandemia. Giovedì 28, a Pisa, la presentazione del Dossier statistico Idos</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Oct 2021 15:56:29 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Caritas Pisa]]></category>
		<category><![CDATA[Dossier Immigrazione Idos]]></category>
		<category><![CDATA[Dossier Immigrazione Idos 2019]]></category>

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		<description><![CDATA[Pisa, mercoledì 27 ottobre 2021 –  La crisi sociale ed economica generata dall’emergenza sanitaria sfida anche l’immigrazione in Toscana. E’ quanto emerge chiaramente dall’analisi dedicata al territorio regionale, contenute nel Dossier Statistico Immigrazione 2021, l’ormai storico volume, giunto alla 31esima edizione, che sarà presentato pubblicamente giovedì 28 ottobre 2021, alle 10.30 nella Sala San Pio X ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pisa, mercoledì 27 ottobre 2021 –  La crisi sociale ed economica generata dall’emergenza sanitaria sfida anche l’immigrazione in Toscana. E’ quanto emerge chiaramente dall’analisi dedicata al territorio regionale, contenute nel Dossier Statistico Immigrazione 2021, l’ormai storico volume, giunto alla 31esima edizione, che sarà presentato pubblicamente <span style="color: #ff0000;"><strong>giovedì 28 ottobre 2021, alle 10.30 nella Sala San Pio X della Curia Arcivescovile di Pisa</strong></span> (Piazza Arcivescovado).</p>
<p>La presentazione del volume, che si svolgerà in contemporanea in tutte le regioni d’Italia, sarà l’occasione per fare il punto sull’immigrazione in Toscana e nelle diverse province, alla luce dei dati più recenti riferiti alla presenza e alle provenienze, ma anche all’occupazione, alla scuola e in generale alle dinamiche d’inserimento socio-economico e culturale.</p>
<p>Interverranno l’arcivescovo di Pisa <span style="color: #ff0000;"><strong>Giovanni Paolo Benotto</strong></span>, i redattori del capitolo dedicato alla Toscana <span style="color: #ff0000;"><strong>Francesco Paletti e Federico Russo</strong></span>, il professor <span style="color: #ff0000;"><strong>Marcello Di Filippo</strong></span>, ordinario di diritto internazionale all’Università di Pisa, il direttore della Caritas di Pisa <span style="color: #ff0000;"><strong>Emanuele Morelli</strong></span>, <span style="color: #ff0000;"><strong>Tania Benvenuti</strong> </span>(Coordinamento immigrazione Cgil) e <span style="color: #ff0000;"><strong>Mehari Johannes</strong></span> (Progetto Unicore, corridoi umanitari per l’accoglienza di studenti universitari rifugiati politici).</p>
<p>La presentazione potrà essere seguita anche on line su canali facebook e <strong><a title="Caritas Pisa Youtube" href="https://www.youtube.com/watch?v=XyzmsQv_Vb0" target="_blank">youtube</a></strong> (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=XyzmsQv_Vb0">https://www.youtube.com/watch?v=XyzmsQv_Vb0</a>) della Caritas diocesana di Pisa.  A tutti i partecipanti sarà donata una copia del volume.</p>
<p>Durante la presentazione dal sito del <strong><a title="Dossier Statistico Idos" href="https://www.dossierimmigrazione.it/" target="_blank">Dossier Statistico Immigrazione</a></strong> sarà anche possibile scaricare il volume in versione pdf.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ufficio Stampa</strong></p>
<p><strong>Caritas Pisa</strong></p>
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		<title>Per la prima volta in calo gli immigrati in Italia. Le anticipazioni del 31esimo Dossier Idos che sarà presentato giovedì 28 ottobre.</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Oct 2021 09:53:47 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[28 ottobre 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Caritas Pisa]]></category>
		<category><![CDATA[Dossier Idos]]></category>
		<category><![CDATA[presentazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Roma, 14 ottobre 2021 &#8211; L’Italia, in declino demografico da almeno sei anni, nel 2020 registra, per la prima volta da 20 anni a questa parte, anche il calo più alto della popolazione straniera. In un solo anno il Paese perde in tutto quasi 200mila abitanti e i residenti stranieri diminuiscono di 26.422 unità (-0,5%), ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 14 ottobre 2021 &#8211; L’Italia, in declino demografico da almeno sei anni, nel 2020 registra, per la prima volta da 20 anni a questa parte, anche il calo più alto della popolazione straniera. In un solo anno il Paese perde in tutto quasi 200mila abitanti e i <span style="color: #ff0000;"><strong>residenti stranieri</strong> <strong>diminuiscono di 26.422 unità</strong></span> (-0,5%), attestandosi su <strong>5.013.215</strong>. Sembrano quindi superati i tempi in cui la popolazione straniera residente compensava i saldi naturali negativi degli italiani.<br />
Il calo dei residenti stranieri è l’esito di diverse voci del bilancio demografico del 2020: iscrizioni all’anagrafe di stranieri arrivati direttamente dall’estero, cancellazioni di stranieri che hanno lasciato l’Italia per l’estero, cancellazioni effettuate d’ufficio per irreperibilità o perdita dei requisiti, acquisizioni di cittadinanza italiana da parte di stranieri, nascite e decessi registrati nell’anno.</p>
<p>A causa delle chiusure dovute alle misure di contenimento della pandemia, le<strong><span style="color: #ff0000;"> iscrizioni dall’estero(177.304)</span></strong> di residenti stranieri calano di un terzo <span style="color: #ff0000;"><strong>(-33,0%)</strong> </span>rispetto al 2019 e di poco meno (-30,6%) rispetto alla media degli ultimi 5 anni. Quasi dimezzati anche gli stranieri <span style="color: #ff0000;"><strong>cancellati per l’estero</strong></span>(29.682): il <span style="color: #ff0000;"><strong>48,4% in meno</strong></span> del 2019. La differenza tra stranieri iscritti dall’estero e stranieri cancellati per l’estero (saldo migratorio estero) è quindi positiva (+147.622), ma più bassa di circa 58mila unità rispetto al 2019.</p>
<p>Guardando alla differenza tra nati e morti, l’Italia registra, anche a causa della pandemia, un <strong><span style="color: #ff0000;">incremento della mortalità </span></strong>che porta a un saldo naturale della popolazione totale negativo per 342.042 unità: la componente italiana perde, tra nati e morti, 392.108 persone, mentre quella straniera, grazie alle nascite, aumenta di 50.066. Gli stranieri, per la loro più giovane età, hanno patito meno gli effetti letali della pandemia ma, nonostante ciò, la loro <span style="color: #ff0000;"><strong>mortalità </strong></span>è cresciuta in un anno del <strong>25,5%</strong> (1.892 decessi in più del 2019) e registra l’incremento maggiore nel <span style="color: #ff0000;"><strong>Nord-Ovest</strong> (<strong>+36,0%</strong>)</span>, più colpito dalla diffusione del virus.</p>
<p>Seppure il saldo migratorio estero e quello naturale siano anche nel 2020 di segno positivo, i residenti stranieri calano a causa di <strong>1<span style="color: #ff0000;">18.949</span></strong><span style="color: #ff0000;"> <strong>cancellazioni d’ufficio</strong></span> per “altri motivi” (irreperibilità o scadenza del permesso di soggiorno) e di <span style="color: #ff0000;"><strong>133mila</strong> </span>stranieri che hanno acquisito la <span style="color: #ff0000;"><strong>cittadinanza italiana</strong></span>.</p>
<p>Nel caso dei cittadini non comunitari, al blocco delle frontiere si è aggiunto il <span style="color: #ff0000;"><strong>rallentamento</strong></span> nella gestione delle <span style="color: #ff0000;"><strong>pratiche amministrative</strong></span>: solo con il rilascio del permesso di soggiorno, infatti, è possibile l’iscrizione anagrafica, che oltretutto avviene dopo una presenza in Italia di una certa durata.</p>
<p>Da tutti questi elementi scaturisce la diminuzione registrata nel 2020. In 20 anni, solo nel 2015 e nel 2016 si erano registrati lievi cali (rispettivamente -4.203 e<br />
-12.409), ma decisamente più bassi e rilevati a posteriori dall’Istat (revisione post censuaria). Invece, il calo del 2020 è il più alto mai avuto e, al netto delle acquisizioni di cittadinanza italiana e delle cancellazioni d’ufficio, è riconducibile alla pandemia (salvo aggiornamenti che l’Istat comunicherà a fine 2021 con i dati definitivi).</p>
<p>Nel mercato del lavoro, la pandemia ha prodotto un <strong><span style="color: #ff0000;">eccezionale calo dell’occupazione complessiva</span> </strong>(in tutto 456mila lavoratori in meno: -2,0%) e, parallelamente, una forte riduzione della disoccupazione (-271mila: -10,5%). Due fenomeni in apparenza contrastanti, ma da leggere insieme all’aumento dell’inattività (ossia di chi non ha e non cerca lavoro): pandemia, restrizioni per il contrasto della diffusione del virus e chiusura di molte attività durante i lockdown, hanno <span style="color: #ff0000;"><strong>fortemente scoraggiato la ricerca del lavoro </strong></span>anche tra gli stranieri.</p>
<p>Il <span style="color: #ff0000;"><strong>numero degli</strong> <strong>occupati stranieri</strong>,</span> in continua crescita dal 2004, nel 2020 <span style="color: #ff0000;"><strong>si</strong> <strong>riduce del 6,4%</strong></span> (-1,4% per gli italiani), la <span style="color: #ff0000;"><strong>disoccupazione</strong> <strong>del 12,4%</strong></span> (-10,1% per gli autoctoni), mentre l’<span style="color: #ff0000;"><strong>inattività</strong> <strong>cresce</strong> <strong>del 16,2%</strong> </span>(+3,1% per gli italiani). Gli occupati stranieri scendono così a<span style="color: #ff0000;"> <strong>2.346.000</strong></span>, con una perdita di 159.000 unità (erano 2.505.000 nel 2019). Ciò nonostante, a causa della consistente perdita di occupazione anche tra gli italiani, <span style="color: #ff0000;"><strong>non cala l’incidenza</strong></span> degli stranieri sul totale <span style="color: #ff0000;"><strong>(10,2%).</strong></span></p>
<p>Se nel 2004 il tasso di inattività degli stranieri era più basso di 12 punti percentuali rispetto agli italiani, dopo 14 anni il gap si è ridotto a soli 2 punti. E così, <span style="color: #ff0000;"><strong>per la prima volta</strong></span> nella storia dell’immigrazione in Italia, il <span style="color: #ff0000;"><strong>tasso di occupazione</strong></span> degli stranieri si attesta su un livello<span style="color: #ff0000;"> <strong>inferiore a quello dei cittadini italiani</strong></span> (57,3% rispetto a 58,2%), essendo diminuito tra i primi in misura molto più intensa (-3,7 contro -0,6 punti percentuali).</p>
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		<title>Politiche d&#8217;integrazione: se non ora &#8230; quando? Giornata del Migrante e del rifugiato: un contributo per riflettere.</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Sep 2021 13:14:12 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Caritas Pisa]]></category>
		<category><![CDATA[Caritas Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata mondiale del migante e del rifugiato]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Francesco]]></category>

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		<description><![CDATA[(da ToscanaOggi, 26 settembre 2o21) &#8211; Le parole contano. E anche gli acronimi. Fra i tanti che accompagnano la discussione pubblica sull&#8217;immigrazione in Italia ve n&#8217;è uno il cui percorso semantico è emblematico delle politiche d&#8217;accoglienza e d&#8217;integrazione portate avanti negli ultimi dieci anni. I Cas, infatti, sono ormai da tempo diventati sinonimo di strutture ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>(da<span style="color: #ff0000;"><strong> ToscanaOggi</strong></span>, 26 settembre 2o21) &#8211; Le parole contano. E anche gli acronimi. Fra i tanti che accompagnano la discussione pubblica sull&#8217;immigrazione in Italia ve n&#8217;è uno il cui percorso semantico è emblematico delle politiche d&#8217;accoglienza e d&#8217;integrazione portate avanti negli ultimi dieci anni. I Cas, infatti, sono ormai da tempo diventati sinonimo di strutture d&#8217;accoglienza <i>tout court</i>. E nemmeno a torto, nonostante quell&#8217;acronimo, che sta per <strong><span style="color: #ff0000;"><i>Centri di Accoglienza Straordinaria</i></span></strong>, rimandi ad una misura di carattere emergenziale e residuale rispetto ai percorsi d&#8217;accoglienza ordinari. Perché anche nel 2020, anno in cui gli sbarchi sono sì tornati ad aumentare ma con numeri lontanissimi da quelli del triennio 2014-2017, i Cas rimangono, lo strumento ordinario per la gestione dell&#8217;accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo: qui, infatti, sono ospitati 54.364 dei 79.938 migranti accolti nel nostro Paese, il 68% del totale. E&#8217; sempre stato così, dal 2014 ad oggi. Ma così non dovrebbe essere. Non solo per una questione di principio, quanto proprio per le previsioni di legge che individuano negli ex Sprar (oggi Sai), le strutture e il programma deputato all&#8217;accoglienza di secondo livello che, quello che accanto all&#8217;assistenza materiale, sanitaria legale, mette in campo anche il sostegno linguistico e l&#8217;orientamento sociale e lavorativo. Due step fondamentali in tutti i percorsi d&#8217;integrazione e che sono assicurati in misura molto più limitata, e spesso grazie alla buona volontà degli enti gestori, nei Cas. Per un motivo molto semplice: i Centri di accoglienza straordinaria dovrebbe essere strutture residuali, da attivare in circostanze emergenziali quando non vi sono più posti negli ex Sprar. La realtà, invece, è diametralmente opposta e la vicenda dei Cas, nati come strutture d&#8217;accoglienza straordinaria e divenute quasi da subito la via ordinaria dell&#8217;accoglienza nel nostro paese, è il manifesto della disattenzione alle politiche d&#8217;integrazione nel nostro Paese. Magari è anche per questo se in Italia ai rifugiati servono 15 anni o più per raggiungere tassi di occupazione simili a quelli degli italiani.</p>
<p>Ha ragione da vendere Paolo Ermini quando sottolinea che “il vero nodo dell&#8217;immigrazione nel nostro Paese è varare una politica migrata all&#8217;integrazione”. Eppure quest&#8217;ultima è anche la assente dal dibattito pubblico sulla mobilità umana nel nostro Paese. Si è come di fronte a una divaricazione fra realtà e rappresentazione che lascia in un cono d&#8217;ombra, totalmente dimenticati dall&#8217;agenda pubblica, fenomeni che, invece, ne dovrebbero occupare il centro. Le disuguaglianze nel lavoro ad esempio: già prima della pandemia il trattamento salariale dei lavoratori immigrati era pari a a un terzo di quello registrato per gli autoctoni. E poi quelle nel mondo della scuola: nel 2017/2018 gli studenti italiani in ritardo erano il 9,6% contro il 30,7% di quelli con cittadinanza straniera. Disuguaglianze ulteriormente esacerbate dalla crisi innescata dalla pandemia: “<span style="color: #ff0000;"><strong>Per le famiglie con almeno uno straniero, l&#8217;incidenza della povertà assoluta è pari al 25,3% (+3,3 punti rispetto al 2019), mentre per le famiglie composte id soli italiani risulta invece del 6%”</strong></span> ha sottolineato il presidente dell&#8217;Istat <span style="color: #ff0000;"><strong>Gian Carlo Blangiardo</strong></span> nell&#8217;audizione alla Camera del 27 luglio scorso. Praticamente una famiglia immigrata su quattro è in condizione di povertà assoluta. E allora, se non ora quando mettere davvero al centro dell&#8217;agenda politica di questo paese le politiche d&#8217;integrazione per i cittadini? Sarebbe probabilmente il modo migliore per dare concretezza all&#8217;invito di <span style="color: #ff0000;"><strong>Papa Francesco</strong></span> in occasione della <span style="color: #ff0000;"><strong>Giornata mondiale del migrante e del rifugiato</strong></span> che si celebra domenica. Perché davvero “in realtà siamo tutti sulla stessa barca e siamo chiamati a impegnarci perché non ci siano più muri che ci separano, non siano più gli altri, ma solo un noi, grande come l&#8217;intera umanità” (Papa Francesco, “Verso un noi sempre più grande” messaggio per la 107a Giornata del Migrante e del Rifugiato)</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Francesco Paletti</strong></span></p>
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		<title>Rotta balcanica,  la denuncia di Scavo: &#8221;I respingimenti violenti proseguono &#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Apr 2021 10:49:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admincp]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Rotta Balcanica]]></category>
		<category><![CDATA[Avvenire]]></category>
		<category><![CDATA[Caritas Italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Caritas Pisa]]></category>
		<category><![CDATA[Lipa]]></category>
		<category><![CDATA[Nello Scavo]]></category>

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		<description><![CDATA[Pisa, 2 aprile 2021  (da ToscanaOggi-Vita, di Francesco Paletti) - Dal confine con la Croazia, porta d&#8217;ingresso sbarrata dell&#8217;Unione Europea per migliaia di persone in fuga da guerra e persecuzioni, continuano ad arrivare cattive notizie: «I respingimenti violenti proseguono, nonostante le inchieste giornalistiche dei mesi scorsi» assicura Nello Scavo, 49 anni, inviato del quotidiano L&#8217;Avvenire. ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pisa, 2 aprile 2021  <em>(da ToscanaOggi-Vita, di Francesco Paletti) </em>- Dal confine con la Croazia, porta d&#8217;ingresso sbarrata dell&#8217;Unione Europea per migliaia di persone in fuga da guerra e persecuzioni, continuano ad arrivare cattive notizie: «<strong><span style="color: #ff0000;">I respingimenti violenti proseguono</span></strong>, nonostante le inchieste giornalistiche dei mesi scorsi» assicura <strong><span style="color: #ff0000;">Nello Scavo</span></strong>, 49 anni, inviato del quotidiano <span style="color: #ff0000;"><strong>L&#8217;Avvenire</strong></span>. E&#8217; il reporter italiano che, insieme ai colleghi inglesi del “Guardian”, grazie alle sue inchieste ha acceso la luce sulle violazioni dei diritti umani lungo la rotta balcanica. «Io stesso ho assistito al tentativo di respingimento di una famiglia curdo-siriana, anche se alla fine le forze di polizia croate hanno dovuto desistere proprio per la nostra presenza – racconta -. In quel caso è andata relativamente bene, ma abbiamo visto con i nostri occhi i poliziotti con i manganelli e le catene d&#8217;acciaio dentro i furgoni privi di finestrini» racconta il reporter. Per dire che sì <span style="color: #ff0000;"><strong>Lipa</strong></span>, il campo profughi per soli uomini della Bosnia andato a fuoco alla vigilia di Natale e che ha lasciato al gelo dell&#8217;inverno balcanico 950 persone, «è uno scandalo, gravissimo ma è solo la punta di un iceberg: ciò che non si vede non è meno grave e continua tutt&#8217;ora ad essere avvolto in un cono d&#8217;ombra».Un esempio? «Secondo Save The Children al confine con la Croazia <strong><span style="color: #ff0000;">vi sono circa 900 minori e cinquecento</span></strong> di essi vivono co le loro famiglie, nascosti nella foresta, aspettando il momento buono per attraversare il confine». E&#8217; <span style="color: #ff0000;"><strong>il</strong></span> <span style="color: #ff0000;"><strong>“game”</strong></span>, come lo chiamano anche gli stessi migranti in fuga. Il gioco, appunto: vincerlo, almeno nei sogni e nei progetti di migliaia di famiglie in fuga, significa libertà, raggiungere parenti e amici in un Paese dell&#8217;Unione Europa e lì, finalmente, presentare la domanda di asilo politico. Ma è una lotteria in cui perdere è l&#8217;evento più probabile: «Ho conosciuto persone che ci hanno provato almeno per cinquanta volte e sono sempre state sbattute indietro» conferma Nello Scavo. Tentativi falliti di cui portano i segni sulla pelle.</p>
<p>Lipa, dunque, è solo la punta dell&#8217;iceberg. Ma da lì bisogna partire per raccontare ciò che accade alle porte d&#8217;Europa. Perché l&#8217;eventualità che in Bosnia luoghi del genere possano moltiplicarsi non è remota. «Anzi è sicuro che le autorità del cantone di Una Sana, quello al confine con la Croazia e che ospita la maggior parte dei profughi del paese, vorrebbero replicare quel modello» continua il reporter di Avvenire. Che nel campo profughi abbandonato sulle montagne bosniache ha trascorso un&#8217;intera giornata: «Sono entrato grazie a Caritas Italiana e Ipsia e sono rimasto per diverse ore, nascosto nella tenda di alcuni ragazzi afghani e così ho potuto vedere e documentare – racconta -: ci sono 15 bagni chimici sparsi in mezzo alla neve per mille persone, non c&#8217;è il riscaldamento, il cibo viene distribuito due volte al giorno e proprio Caritas e Ipsia hanno dovuto fare il diavolo a quattro per ottenere la possibilità d&#8217;installare a loro spese un tendone riscaldato in cui consumare i pasti, in un campo che è gestito dalle autorità bosniache». Abbandonati a sé stessi. A Lipa e nel resto della Bosnia, un paese in cui la capienza massima delle strutture d&#8217;accoglienza è di cinque mila persone a fronte di quasi dieci mila migranti censiti. Chi non trova ospitalità nei campi, si sistema dove può in case ed edifici abbandonati e fatiscenti. «Capita pure – racconta Scavo – che, per lavarsi, bussino alla porta di qualche famiglia bosniaca e paghino fra i tre e cinque euro per cinque minuti di doccia tiepida».</p>
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		<title>La rotta balcanica: dove finisce l&#8217;Europa? Mercoledì 24, alle 21, tavola rotonda con l&#8217;europarlamentare Majorino e il professor Di Filippo</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2021 14:31:15 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Rotta Balcanica]]></category>
		<category><![CDATA[Caritas Croazia]]></category>
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		<description><![CDATA[PISA, martedi 23 marzo 2021 – “La rotta balcanica: dove finisce l’Europa?” E’ la domanda che farà da filo conduttore per la seconda tavola rotonda organizzata dal Coordinamento pisano per la rotta balcanica. Interverranno il professor Marcello Di Filippo, professore di diritto internazionale all’Università di Pisa, l’europarlamentare Pierfrancesco Majorino e la giornalista di Radio InBlu ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>PISA, martedi 23 marzo 2021 –<em><span style="color: #ff0000;"><strong> “La rotta balcanica: dove finisce l’Europa?”</strong> </span></em>E’ la domanda che farà da filo conduttore per la seconda tavola rotonda organizzata dal <em><span style="color: #ff0000;"><strong>Coordinamento pisano per la rotta balcanica</strong></span></em>. Interverranno il professor <span style="color: #ff0000;"><strong>Marcello Di Filippo</strong></span>, professore di diritto internazionale all’Università di Pisa, l’europarlamentare <span style="color: #ff0000;"><strong>Pierfrancesco Majorino</strong></span> e la giornalista di Radio InBlu Giorgia Brescia.</p>
<p>La tavola sarà trasmessa in diretta facebook dalla pagina delle Acli provinciali di Pisa.</p>
<p>Il coordinamento è promosso da Acli Provinciali di Pisa aps, Acli Toscane aps, Agesci Pisa, Azione Cattolica Pisa, Bene Comune, Bhalobasa odv, Caritas Pisa, Centro Studi “iCappuccini. Acli Persone Comunità”, Coordinamento Provinciale di Libera Pisa, L’Informazione Giovane, Movimento dei Focolari, Movimento Politico Per l’Unità, Ora Legale odv, Salus, Unità Migranti e singoli cittadini.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Rotta balcanica :il paradosso di Lipa &#8220;il campo inumano che a tanti non dispiace&#8221;. Intervista a Daniele Bombardi (Caritas Italiana)</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2021 16:03:51 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Bosnia]]></category>
		<category><![CDATA[Caritas Italiana]]></category>
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		<category><![CDATA[Lipa]]></category>
		<category><![CDATA[rotta balcanica]]></category>

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		<description><![CDATA[Pisa, 16 marzo 2021 &#8211; Il paradosso di Lipa, il campo profughi simbolo della Rotta Balcanica con oltre mille persone rimaste praticamente quasi senza riparo dopo il rogo del 22 dicembre scorso. «E&#8217; il peggio del peggio: isolato in mezzo alle montagne, senza una strada asfaltata che consenta di raggiungerlo: privo di acqua potabile ed ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pisa, 16 marzo 2021 &#8211; Il paradosso di <span style="color: #ff0000;"><strong>Lipa</strong></span>, il campo profughi simbolo della Rotta Balcanica con oltre mille persone rimaste praticamente quasi senza riparo dopo il rogo del 22 dicembre scorso. <span style="font-family: Times New Roman, serif;">«</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">E&#8217; il peggio del peggio: <strong><span style="color: #ff0000;">isolato in mezzo alle montagne, senza una strada asfaltata</span> </strong>che consenta di raggiungerlo: privo di acqua potabile ed energia elettrica. Anche riscaldare un tendone è un problema: per farlo abbiamo dovuto comprare un generatore a benzina</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">»</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"> racconta <span style="color: #ff0000;"><strong>Daniele Bombardi</strong></span>, il <span style="color: #ff0000;"><strong>coordinatore di Caritas Italiana per la regione balcanica</strong></span>. </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">«</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Eppure in Bosnia Erzegovina che a tanti non dispiace – prosegue -: forse proprio perchè è isolato, in un posto dimenticato da dio. Guardando alle scelte fatte in questi anni dalle autorità bosniache, l&#8217;impressione è che si vogliano proprio creare posti come Lipa</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">»</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">.</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Perchè?</span></strong></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">«</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Perchè c&#8217;è il timore della reazione della popolazione locale, anche se finora non vi sono stati episodi di vera e propria violenza. Però è vero che l&#8217;insofferenza c&#8217;è, anche se non interessa tanto i migranti dei campi profughi &#8230;</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">»</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Per quale motivo?</span></strong></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">«</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Quello di Lipa, che è l&#8217;unico gestito dal governo, è isolato. Gli altri, invece, sono affidati all&#8217;Oim (Organizzazione internazionale delle migrazioni nda) e sono gestiti in modo molto diverso dal primo &#8230;</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">»</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Quindi l&#8217;insofferenza della popolazione locale verso chi rischia d&#8217;indirizzarsi?</span></strong></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">«</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Soprattutto verso i migranti per i quali non c&#8217;è posto nei campi e, dunque, hanno trovato una soluzione di fortuna nei cosiddetti “squat”: case abbandonate, piuttosto che vecchie fabbriche o ruderi &#8230;</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">»</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Sono tanti coloro che vivono in queste condizioni?</span></strong></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">«</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Purtroppo sì. Consideri che la capacità di accoglienza dei campi è ferma a cinque mila persone e, in questo momento, in Bosnia, vi sono fra i nove e i dieci mila migranti Che è rimasto fuori, vive negli squat e la loro è la situazione che ci preoccupa maggiormente insieme a quella di Lipa. Purtroppo, come capita anche in altri paesi, pure la popolazione tende ad incattivirsi verso di loro, dando vita a una sorta di guerra fra poveri, invece di puntare il dito nei confronti alle istituzioni che dovrebbe governare il Paese</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">»</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong><span style="font-family: Times New Roman, serif;">E&#8217; complicato anche per voi operare in un contesto simile?</span></strong></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">«Alcune difficoltà ci sono, soprattutto nell&#8217;assicurare la necessaria assistenza umanitaria alle persone che vivono fuori dai campi. Perchè la legge ci vieta d&#8217;intervenire negli squat: ovviamente il sistema per aiutare questi nuclei familiari si trova. Ma considerando che consegniamo anche cibo e legna da ardere, beni fondamentali in questo periodo dell&#8217;anno, ci agevolerebbe moltose ci consentissero di effettuare gli interventi umanitari di base, senza ogni volta essere costretti a “inventarsi” la modalità di far arrivare i beni primari».</span></p>
<p><strong><span style="font-family: Times New Roman, serif; color: #ff0000;">A Lipa, invece, che cosa state facendo?</span></strong></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">«Il possibile per rendere un po&#8217; più umana una realtà che, comunque, rimane ai limiti dell&#8217;inumano. Abbiamo installato tre tensostrutture: una diventata una sorta di refettorio in cui i migranti possono mangiare seduti e in un ambiente caldo mentre due sono utilizzate, rispettivamente, per quale ambulatorio per chi avesse bisogno di cure mediche e per l&#8217;isolamento dei casi di scabbia. E in questi giorni stiamo acquistando una cisterna da donare al comune per portare su l&#8217;acqua potabiMa sono solo tamponi &#8230;».</span></p>
<p><strong><span style="font-family: Times New Roman, serif; color: #ff0000;">In realtà che cosa occorrerebbe?</span></strong></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">«Dal nostro punto di vista pensare proprio a una collocazione diversa. Le strutture non mancherebbero: ci sono hotel dismessi o vuoti che potrebbero essere adattati all&#8217;accoglienza. Abbiano anche fatto più di una proposta, raccogliendo sempre risposte negative: le altre soluzioni sono considerate troppo vicine ai centri urbani e le istituzioni temono proteste. Al riguardo, anzi, siamo anche un po&#8217; preoccupati &#8230;»</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Da che cosa?</span></strong></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">«Dal fatto che soluzioni come quella di Lipa possano moltiplicarsi ed estendersi anche all&#8217;accoglienza di famiglie con bambini. Sarebbe un dramma, ancora più di adesso»</span></p>
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