<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Caritas Pisa &#187; Pastorale della Carità</title>
	<atom:link href="https://www.caritaspisa.com/wordpress/category/eventi-caritas/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.caritaspisa.com/wordpress</link>
	<description>sito ufficiale</description>
	<lastBuildDate>Mon, 24 Aug 2026 13:43:35 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.0.38</generator>
	<item>
		<title>La Caritas diocesana compie 50 anni. Don Morelli: &#8221;Rimettiamola al centro&#8221;</title>
		<link>https://www.caritaspisa.com/wordpress/la-caritas-diocesana-compie-50-anni-don-morelli-rimettiamola-al-centro/</link>
		<comments>https://www.caritaspisa.com/wordpress/la-caritas-diocesana-compie-50-anni-don-morelli-rimettiamola-al-centro/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 20 Nov 2022 20:55:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admincp]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Pastorale della Carità]]></category>
		<category><![CDATA[50 anni]]></category>
		<category><![CDATA[Caritas Italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Caritas Pisa]]></category>
		<category><![CDATA[don Marco Pagniello]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.caritaspisa.com/wordpress/?p=7693</guid>
		<description><![CDATA[“Ripartiamo dalla Caritas diocesana come esperienza di sinodalità e comunione, luogo strategico di sussidiarietà ed esperienza di corresponsabilità”. Si è chiuso con le parole del direttore don Emanuele Morelli (“Sono aperture, non certo conclusioni” ha specificato) il convegno “Camminare insieme sulla via degli ultimi” di sabato alle Officine Garibaldi, la seconda tappa degli eventi dedicati ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>“<span style="color: #ff0000;"><strong>R<span style="color: #ff0000;">i</span>partiamo dalla Caritas diocesana c</strong></span>ome esperienza di sinodalità e comunione, luogo strategico di sussidiarietà ed esperienza di corresponsabilità”. Si è chiuso con le parole del direttore <span style="color: #ff0000;"><strong>don Emanuele Morelli</strong></span> (“Sono aperture, non certo conclusioni” ha specificato) il convegno “Camminare insieme sulla via degli ultimi” di sabato alle Officine Garibaldi, la seconda tappa degli eventi dedicati alla celebrazione dei 50 anni della Caritas di Pisa, fondata l’8 novembre 1972, a cui hanno partecipato circa 150 operatori e volontari e rappresentanti dell’associazionismo d’ispirazione cristiana. L’ha aperta l’introduzione dell’arcivescovo Giovanni Paolo Benotto che si è ispirato all’icona biblica di Marta e Maria per dire che “servire i poveri non è solo fare assistenza sociale ma realizzare il servizio del Signore ai poveri con il profumo nuovo della generosità”.</p>
<p>La storia dei primi anni, invece, l’ha ripercorsa <span style="color: #ff0000;"><strong>monsignor Antonio Cecconi,</strong></span> oggi parroco dell’unità pastorale della Valgraziosa ma già vicedirettore della Caritas Italiana e direttore di quella diocesana dal 1978 al 1990, gli anni in cui la Caritas a preso forma ed è decollata. “Fui nominato dall’allora arcivescovo Benvenuto Matteucci nel febbraio del ’78 e quasi subito dopo invitai monsignor Giovanni Nervo, fondatore e allora presidente di Caritas Italiana – ha ricordato -: rimase con noi una giornata incontrando il consiglio presbiteriale, l’arcivescovo e il suo segretario Giovanni Paolo Benotto e i laici di alcune associazioni del territorio. Per lo sviluppo della Caritas diocesana, però, fu molto importante l’emergenza <em>boat people</em> e l’accoglienza dei profughi cambogiani e vietnamiti: furono allestiti due grandi centri di prima accoglienza sul Litorale e, dopo, otto famiglie rimasero in diocesi, accolti dalle comunità parrocchiali. Impegni che richiesero una notevole mobilitazione di volontari. Lo stesso accadde poco dopo, con il terremoto in Irpinia, quando ci gemellammo con la parrocchia di Mirabella Eclano, organizzando campi di lavoro in loco. Nel frattempo in città promuovemmo una casa famiglia per disabili, con attenzione anche all’inclusione lavorativa, e cominciammo ad occuparsi dell’allora problema emergente delle tossicodipendenze, coinvolgendo il Ceis di Lucca e don Bruno Frediani che già da tempo si occupavano di questo problema. In tutti questi percorsi è stato fondamentale l’apporto degli obiettori di coscienza al servizio militare, giovane disposti a fare una scelta di pace anche sulla propria pelle perché allora il servizio civile era più lungo di quello militare e di cui, in un tempo questo, si sente una notevole mancanza”</p>
<p>Le provocazioni, invece, le lanciate<span style="color: #ff0000;"><strong> don Marco Pagniello</strong></span>, direttore di Caritas Italiana. “Quanti poveri ci sono oggi a questo convegno? – ha domandato rivolto alla platea -: perché la sfida che abbiamo di fronte è di costruire percorsi non per i poveri ma insieme a loro: in questo senso l’otto per mille ha un po’deviato il nostro cammino ma dobbiamo ripartire dal fatto che i poveri non sono solo persone con dei bisogni, ma soggetti di diritti e anche portatori di risorse”</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.caritaspisa.com/wordpress/la-caritas-diocesana-compie-50-anni-don-morelli-rimettiamola-al-centro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>8 novembre 1972: nasce la Caritas di Pisa. Martedì scorso la celebrazione per il 50esimo.</title>
		<link>https://www.caritaspisa.com/wordpress/8-novembre-1972-nasce-la-caritas-di-pisa-martedi-scorso-la-celebrazione-per-il-50esimo/</link>
		<comments>https://www.caritaspisa.com/wordpress/8-novembre-1972-nasce-la-caritas-di-pisa-martedi-scorso-la-celebrazione-per-il-50esimo/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 15 Nov 2022 14:52:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admincp]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Pastorale della Carità]]></category>
		<category><![CDATA[50esimo]]></category>
		<category><![CDATA[Caritas Pisa]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Paolo Benotto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.caritaspisa.com/wordpress/?p=7686</guid>
		<description><![CDATA[Pisa, 15 novembre 2022 . L'&#8221;atto di nascita&#8221; è in una lettera firmata da monsignor Mario Bernardini, allora vicario generale, indirizzata a monsignor Vinicio Del Perugia, delegato regionale della Caritas Italiana. “Le significo che Sua Eccellenza l&#8217;Arcivescovo ha designato, quale presidente della Caritas diocesana, il sacerdote Antonio Tacchio, parroco di San Sisto al Pino”. Porta ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pisa, 15 novembre 2022 . L'&#8221;atto di nascita&#8221; è in una lettera firmata da monsignor Mario Bernardini, allora vicario generale, indirizzata a monsignor Vinicio Del Perugia, delegato regionale della Caritas Italiana. “Le significo che Sua Eccellenza l&#8217;Arcivescovo ha designato, quale presidente della Caritas diocesana, il sacerdote Antonio Tacchio, parroco di San Sisto al Pino”. Porta la data dell&#8217;<span style="color: #ff0000;"><strong>8 novembre 1972</strong></span> ed è il primo documento riferito esplicitamente alla Caritas di Pisa reperito negli archivi della curia arcivescovile. E&#8217; per questo che martedì scorso, <span style="color: #ff0000;"><strong>8 novembre 2022</strong></span>, volontari e operatori della Caritas si dati appuntamento nella <span style="color: #ff0000;"><strong>chiesa di Santa Caterina</strong></span> (Pisa), per la celebrazione dei 50 anni, presieduta dall&#8217;<span style="color: #ff0000;"><strong>arcivescovo Giovanni Paolo Benotto</strong></span>.</p>
<p>Sostanzialmente il prologo del convegno diocesano di sabato 19, durante la quale il pastore della chiesa pisana ha anche consegnato uno speciale mandato a tutti gli operatori diocesani della carità, <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">«</span>perché nell&#8217;ascolto assiduo della Parola – ha detto Benotto- sostenuti dalla grazie dell&#8217;Eucarestia, si impegnino a servire i fratelli più poveri tendendo loro la mano con amore e gratuità, e ad animare la chiesa perchè tutta si faccia prossima ai poveri<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">»</span>. Infatti <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">«al </span>cristiano non è sufficiente avere un occhio di riguardo per i più fragili e non basta neppure gestire i servizi in modo efficiente – aveva spiegato l&#8217;arcivescovo nell&#8217;omelia -: siamo chiamati, invece, ad ancorare il nostro agire alla fede in modo da suscitare qualche interrogativo anche in chi beneficia del nostro aiuto, perché anche il povero, se vuole, deve poter vivere di questa pienezza d&#8217;amore<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">»</span>. Subito dopo la presentazione dei doni: insieme al pane e al vino, alcuni volontari hanno portato all&#8217;altare una brocca, un catino, un grembiule e un mattone. <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">«</span>Siamo chiamati a costruire insieme, come mattoni dell&#8217;unico edificio spirituale, nei gesti della nostra vita quotidiana fondata sull&#8217;amore – ha spiegato il direttore della Caritas diocesana don Emanuele Morelli -. Abbiamo, insieme e come chiesa, la responsabilità di testimoniare, con la vita che diventa dono per gli altri, la forza trasformatrice del duplice segno eucaristico del pane spezzato e condiviso e dei piedi lavati<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">»</span>.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><strong>Il libretto liturgico della celebrazione </strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.caritaspisa.com/wordpress/8-novembre-1972-nasce-la-caritas-di-pisa-martedi-scorso-la-celebrazione-per-il-50esimo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Domenica 13 novembre, Giornata mondiale dei poveri: il sussidio della Caritas diocesana</title>
		<link>https://www.caritaspisa.com/wordpress/domenica-13-novembre-giornata-mondiale-dei-poveri-il-sussidio-della-caritas-diocesana/</link>
		<comments>https://www.caritaspisa.com/wordpress/domenica-13-novembre-giornata-mondiale-dei-poveri-il-sussidio-della-caritas-diocesana/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 24 Oct 2022 12:06:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admincp]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pastorale della Carità]]></category>
		<category><![CDATA[caritas diocesana di Pisa]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata mondiale dei poveri 2022]]></category>
		<category><![CDATA[sussidio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.caritaspisa.com/wordpress/?p=7671</guid>
		<description><![CDATA[Pisa, 24 ottobre 2022  &#8211;  Questa proposta è frutto del lavoro fatto nel “Coordinamento delle Caritas parrocchiali” (Ccp), rielaborato dalla Caritas diocesana. Al Ccp ci siamo posti alcune domande: Come valorizzare il messaggio di Papa Francesco Come animare la celebrazione eucaristica del 13 novembre Quali segni concreti possiamo promuovere, per caratterizzare questa Giornata e fare in ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pisa, 24 ottobre 2022  &#8211;  Questa proposta è frutto del lavoro fatto nel “Coordinamento delle Caritas parrocchiali” (Ccp), rielaborato dalla Caritas diocesana.</p>
<p class="p1">Al Ccp ci siamo posti alcune domande:</p>
<ul>
<li class="p1">Come valorizzare il messaggio di Papa Francesco</li>
<li class="p1">Come animare la celebrazione eucaristica del 13 novembre</li>
<li class="p1">Quali segni concreti possiamo promuovere, per caratterizzare questa Giornata e fare in modo che diventino segni permanenti della condivisione della vita dei poveri da parte delle nostre parrocchie.</li>
<li class="p1">Come strutturare la &#8220;Giornata dei poveri&#8221; perché sia opportunità per informare, sensibilizzare, educare la società civile?</li>
</ul>
<p class="p1">Questo è il risultato che viene consegnato alle comunità parrocchiali, alle Caritas parrocchiali, ai gruppi caritativi e a tutti coloro che sono interessati, perché animino la loro comunità parrocchiale nella “6^ Giornata Mondiale dei Poveri”.</p>
<p class="p1">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.caritaspisa.com/wordpress/domenica-13-novembre-giornata-mondiale-dei-poveri-il-sussidio-della-caritas-diocesana/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Uova di Pasqua per i bambini ucraini accolti in diocesi. Benotto: &#8221;Un piccolo segno di condivisione e di speranza&#8221;</title>
		<link>https://www.caritaspisa.com/wordpress/uova-di-pasqua-per-i-bambini-ucraini-accolti-in-diocesi-benotto-un-piccolo-segno-di-condivisione-e-di-speranza/</link>
		<comments>https://www.caritaspisa.com/wordpress/uova-di-pasqua-per-i-bambini-ucraini-accolti-in-diocesi-benotto-un-piccolo-segno-di-condivisione-e-di-speranza/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 14 Apr 2022 13:46:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admincp]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pastorale della Carità]]></category>
		<category><![CDATA[53esima giornata mondiale della Pace]]></category>
		<category><![CDATA[Caritas Pisa]]></category>
		<category><![CDATA[Esarcato ucraino]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[uova di pasqua]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.caritaspisa.com/wordpress/?p=7569</guid>
		<description><![CDATA[Pisa, giovedì 14 aprile 2022 – “Un uovo di Pasqua non cambia la vita a nessuno ma è un piccolo segno di vicinanza e di speranza per continuare a credere nella pace per tutti, soprattutto per i bambini e per le vittime di tutti i conflitti”. E’ stato l’arcivescovo di Pisa in persona questa mattina ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pisa, giovedì 14 aprile 2022 – “Un uovo di Pasqua non cambia la vita a nessuno ma è un piccolo segno di vicinanza e di speranza per continuare a credere nella pace per tutti, soprattutto per i bambini e per le vittime di tutti i conflitti”. E’ stato<span style="color: #ff0000;"><strong> l’arcivescovo di Pisa</strong></span> in persona questa mattina (giovedì 14 aprile 2022) nel cortile del Palazzo Arcivescovile a consegnare le uova di cioccolata pasquali ai bambini delle famiglie ucraine seguite dalla <span style="color: #ff0000;"><strong>Caritas diocesana di Pisa</strong> </span>e d<strong><span style="color: #ff0000;">all’esarcato apostolico per i cattolici ucraini di rito bizantino</span> </strong>residenti in Italia, una vera e propria diocesi che copre tutto il territorio nazionale e che ha una parrocchia anche a Pisa. “Siete di famiglia e non certo da adesso a causa di questo drammatico conflitto – ha detto<span style="color: #ff0000;"><strong> monsignor Benotto</strong></span> rivolto ai tanti bambini e genitori che hanno partecipato all’iniziativa –: da 13 anni la vostra comunità vive in mezzo a noi, celebrando nella chiesa di San Pietro in Vinculis”. Poi un pensiero ai più piccoli, ‘’pace soprattutto per loro – ha sottolineato l’arcivescovo -: i bambini hanno bisogno di avere punti di riferimento per crescere con una mentalità di pace”.</p>
<p>Sono state più di cinquanta le uova di Pasqua consegnate dalla Caritas diocesana per l’occasione. Sei sono state consegnate anche a don Roberto Buratti, parroco di Ripa e Strettoia (Pietrasanta), la parrocchia versiliese della diocesi di Pisa che da qualche settimana ha aperto le porte all’accoglienza di quattro famiglie ucraine, 12 persone in tutto, la metà delle quali bambini. “Quello di oggi – ha concluso il direttore della Caritas don Emanuele Morelli &#8211; è un segno di condivisione che si colloca nel percorso di accompagnamento e sostegno a tante famiglie fuggite dalla guerra, che ci vede impegnati fin dai primi giorni del conflitto e che proseguirà nei prossimi mesi, temo purtroppo per un periodo non breve”.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.caritaspisa.com/wordpress/uova-di-pasqua-per-i-bambini-ucraini-accolti-in-diocesi-benotto-un-piccolo-segno-di-condivisione-e-di-speranza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Don Morelli. &#8221;Una nuova mensa Caritas in città&#8221;. L&#8217;articolo de La Nazione Pisa</title>
		<link>https://www.caritaspisa.com/wordpress/don-morelli-una-nuova-mensa-caritas-in-citta-larticolo-de-la-nazione-pisa/</link>
		<comments>https://www.caritaspisa.com/wordpress/don-morelli-una-nuova-mensa-caritas-in-citta-larticolo-de-la-nazione-pisa/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 06 Jan 2022 11:48:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admincp]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pastorale della Carità]]></category>
		<category><![CDATA[Caritas Pisa]]></category>
		<category><![CDATA[mensa]]></category>
		<category><![CDATA[san marco]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.caritaspisa.com/wordpress/?p=7513</guid>
		<description><![CDATA[Pisa, (l&#8217;articolo pubblicato su La Nazione Pisa di giovedì 6 gennaio) &#8211;  Una nuova mensa in città «in grado di ospitare almeno 100 persone a sedere e a distanza di sicurezza». E’ il proposito e il progetto per il 2022 annunciato dal direttore della Caritas diocesana don Emanuele Morelli: «Vorremmo realizzarla nell’area del cosiddetto chiesino ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pisa, (l&#8217;articolo pubblicato su <strong><span style="color: #ff0000;">La Nazione Pisa</span> </strong>di giovedì 6 gennaio) &#8211;  Una nuova mensa in città «in grado di ospitare almeno 100 persone a sedere e a distanza di sicurezza». E’ il proposito e il progetto per il 2022 annunciato dal direttore della Caritas diocesana don Emanuele Morelli: «Vorremmo realizzarla nell’area del cosiddetto chiesino di San Marco, l’edificio di culto prefabbricato a due passi dalla Leopolda, previo un intervento di radicale ristrutturazione» dice il sacerdote. Intanto, però, anche per tutte le festività natalizie ha funzionato senza interruzione la mensa del Cottolengo, «l’unica che è rimasta in funzione in città e che ha una media di circa settanta pasti al giorno, anche se nel periodo del lockdown abbiamo superato diverse volte anche quota 120». Perché il morso della pandemia., sul piano sociale ed economico, si fa sentire soprattutto nei confronti delle persone e delle famiglie più fragili. Come quelle in cui vivono i 795 bambini e adolescenti che nei giorni scorsi hanno potuto trovare una sorpresa inattesa sotto l’albero grazie al «Libro» e al «Giocattolo Sospeso», le due iniziative promosse dall’ufficio per la pastorale della carità della diocesi di Pisa per riscaldare un po’ il Natale dei più piccoli che vivono nei contesti familiari difficili del territorio pisano. Sono stati 638, infatti, i libri donati grazie al sostegno dei clienti delle 15 librerie che hanno aderito all’iniziativa: «Fogola», «Libraccio», «Anni in Tasca», «Città del Sole», «Einaudi», «Ghibellina», «La Scolastica», «Libreria dei Ragazzi» e «Tra le Righe» a Pisa; il «Civico 14» e «Il Birillo» sul Litorale; le librerie «Equilibri», «Roma» e «Carrara» a Pontedera e «Gini» a Cascina. Seicentododici, invece, i «giocattoli sospesi, pure in questo caso grazie al supporto dei frequentatori dei principali negozi cittadini per bambini, tutti aderenti all’iniziativa: dall’«Hobby Centro» di Borgo Stretto al «Gianfaldoni» di via Ceci, passando per la «Città del Sole» e la «Libreria dei Ragazzi», entrambe in via San Francesco e «GiocheriaGiocheria» in zona Stazione. Una sessantina, infine, i volontari, gli operatori e i giovani in servizio civile coinvolti: hanno raccolto i doni dai negozi aderenti, li hanno impacchettati e consegnati nelle case dei bambini «residenti a Pisa e nei comuni di San Giuliano Terme e Vecchiano, ma anche a Cascina, Pontedera e Bientina &#8211; – conclude don Morelli –: ringrazio di cuore tutti i punti vendita che hanno aderito e le centinaia di persone che hanno scelto di fare un gesto di prossimità e vicinanza riscaldando un po’ il Natale dei bambini delle famiglie più colpite dalla crisi innescata dalla pandemia»Francesco Paletti</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.caritaspisa.com/wordpress/don-morelli-una-nuova-mensa-caritas-in-citta-larticolo-de-la-nazione-pisa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Natale 2021, un &#8221;Giocattolo Sospeso&#8221; per i bambini delle famiglie in difficoltà seguite dalla Caritas</title>
		<link>https://www.caritaspisa.com/wordpress/natale-2021-un-giocattolo-sospeso-per-i-bambini-delle-famiglie-in-difficolta-seguite-dalla-caritas/</link>
		<comments>https://www.caritaspisa.com/wordpress/natale-2021-un-giocattolo-sospeso-per-i-bambini-delle-famiglie-in-difficolta-seguite-dalla-caritas/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 07 Dec 2021 14:20:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admincp]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pastorale della Carità]]></category>
		<category><![CDATA[Caritas Pisa]]></category>
		<category><![CDATA[don Emanuele Morelli]]></category>
		<category><![CDATA[Giocattolo sospeso]]></category>
		<category><![CDATA[Hobby Centro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.caritaspisa.com/wordpress/?p=7459</guid>
		<description><![CDATA[Pisa, martedì 7 dicembre 2021 – Un gioco da mettere sotto l’albero per i bimbi delle famiglie più fragili, una parentesi di leggerezza e felicità per i piccoli di quei nuclei più duramente colpiti dalla crisi innescata dall’emergenza sanitaria. Si chiama “Giocattolo  Sospeso” la nuova iniziativa della Caritas diocesana per il periodo d’Avvento, una proposta ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pisa, martedì 7 dicembre 2021 – Un gioco da mettere sotto l’albero per i bimbi delle famiglie più fragili, una parentesi di leggerezza e felicità per i piccoli di quei nuclei più duramente colpiti dalla crisi innescata dall’emergenza sanitaria. Si chiama “Giocattolo  Sospeso” la nuova iniziativa della Caritas diocesana per il periodo d’Avvento, una proposta aperta a tutti e che nasce dall’alleanza con i principali negozi cittadini per bambini: dall’ “Hobby Centro” di Borgo Stretto, al “Gianfaldoni” di via Ceci, passando per la “Città del Sole” e la “Libreria dei Ragazzi”, entrambe in via San Francesco, e la “Giocheria” in zona Stazione (via del Cavalcavia).</p>
<p>L’idea è semplice e nelle modalità ricalca il “Libro Sospeso”, l’altra iniziativa promossa dalla Caritas per il periodo natalizio e che coinvolge 16 librerie fra Pisa, Cascina e Pontedera: “In ogni negozio aderente, sotto il manifesto dell’iniziativa, ci sarà una cesta in cui sarà possibile lasciare un pacchettino con un giocattolo per bambini fino a 14 anni che sarà destinato ai più piccoli delle 276 famiglie in difficoltà con minori che stiamo seguendo – racconta il direttore della Caritas diocesana don Emanuele Morelli -: sarà nostra cura, infatti, ritirarli e consegnarli prima del giorno di Natale perché, come ci ricorda Maria Montessori, il gioco è il lavoro del bambino”.</p>
<p>In alcuni dei punti vendita aderenti, inoltre, i clienti che parteciperanno all’iniziativa potranno beneficiare di uno sconto sui giochi donati.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.caritaspisa.com/wordpress/natale-2021-un-giocattolo-sospeso-per-i-bambini-delle-famiglie-in-difficolta-seguite-dalla-caritas/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il Cardinal Montenegro: &#8221;L&#8217;Europa? Unione di egoismi&#8221;. L&#8217;intervista a ToscanaOggi</title>
		<link>https://www.caritaspisa.com/wordpress/il-cardinal-montenegro-leuropa-unione-di-egoismi-lintervista-a-toscanaoggi/</link>
		<comments>https://www.caritaspisa.com/wordpress/il-cardinal-montenegro-leuropa-unione-di-egoismi-lintervista-a-toscanaoggi/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 Dec 2021 08:18:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admincp]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pastorale della Carità]]></category>
		<category><![CDATA[assemblea caritas parrocchiali]]></category>
		<category><![CDATA[cardinale Montenegro]]></category>
		<category><![CDATA[Caritas Pisa]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Paletti]]></category>
		<category><![CDATA[ToscanaOggi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.caritaspisa.com/wordpress/?p=7452</guid>
		<description><![CDATA[Pisa 2 dicembre 2021 (Da ToscanaOggi n.43/2021, di Francesco Paletti) &#8211; «L&#8217;Unione Europea? Per adesso è soprattutto un&#8217;unione di egoismi. Ma c&#8217;è un problema serio: la somma degli egoismi, non dà mai come risultato una comunità». Il cardinale Francesco Montenegro, 75 anni, lo spiega così il dramma dei migranti ammassati e bloccati al confine fra ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pisa 2 dicembre 2021 (Da ToscanaOggi n.43/2021, di Francesco Paletti) &#8211; «L&#8217;Unione Europea? Per adesso è soprattutto un&#8217;unione di egoismi. Ma c&#8217;è un problema serio: la somma degli egoismi, non dà mai come risultato una comunità». Il <strong><span style="color: #ff0000;">cardinale</span></strong> <span style="color: #ff0000;"><strong>Francesco Montenegro</strong></span>, 75 anni, lo spiega così il dramma dei migranti ammassati e bloccati al confine fra Polonia e Bielorussia, negli occhi ancora l&#8217;immagine del bambino siriano di appena un anno morto di freddo al confine della «fortezza Europa». Nella memoria, invece, quelle delle centinaia di naufraghi inghiottiti dal mare di Lampedusa e Linosa, di fronte alla “sua” Agrigento, la diocesi che ha guidato per 13 anni, fino all&#8217;agosto scorso, e in cui accompagnò Papa Francesco nello storico viaggio del 2013. Per otto anni è stato presidente della Caritas Italiana (fra il 2003 e il 2008 e di nuovo dal 2015 al 2018). Oggi è membro della Congregazione delle cause dei santi ed è stato chiamato dal Pontefice a far parte del Dicastero vaticano per lo sviluppo umano integrale. Sabato scorso, invece, era a Pisa, invitato dall&#8217;arcivescovo Giovanni Paolo Benotto, ad animare l&#8217;assemblea diocesana delle Caritas  «Adesso è la Bielorussia prima erano stati,e rimangono, i Balcani e prima ancora la rotta mediterranea – dice Montenegro: la logica, purtroppo, è sempre la stessa &#8230;»</p>
<p><strong>Qual è?</strong></p>
<p>«Me lo lasci raccontare con un episodio che mi è capitato quando ero presidente di Caritas Italiana &#8230;»</p>
<p><strong>Prego.</strong></p>
<p>«Chiedemmo e alla fine riuscimmo ad ottenere un incontro con il presidente della Commissione europea: gli parlai a lungo della disattenzione dell&#8217;Unione Europea nei confronti dei migranti. Alla fine allargò le braccia e mi disse, sorridendo e quasi arreso: “Lei ha ragione, ma ha idea di quanti anni potranno servire per mettere d&#8217;accordo 28 paesi differenti?”. Il problema è tutto qui: al centro dell&#8217;Unione Europea abbiamo messo il denaro e non l&#8217;uomo.E questo, se mi permette, è una questione che ci riguarda anche come comunità cristiana &#8230;».</p>
<p><strong>L&#8217;indifferenza è un problema anche per le parrocchie e il tessuto ecclesiale?</strong></p>
<p>«Direi più che altro la paura. Non solo dei migranti, anche e soprattutto della povertà. La paura, in questi mesi alimentata anche dalla pandemia, rischia di farci prendere posizioni che ci mettono fuori dal Vangelo»</p>
<p><strong>A che cosa si riferisce?</strong></p>
<p>«A molte cose. In generale al rapporto fra i poveri e le nostre comunità: finora sono stati sempre quelli che stanno alla porta. Se entrano, le nostre organizzazioni sono così perfette che li spostano verso l&#8217;esterno perché disturbano. Eppure il Vangelo ci ha dato due sacramenti: l&#8217;eucarestia e i poveri. Noi, però, celebriamo la prima, lasciando ai margini i secondi. Al massimo sono utili solo come unità di misura della nostra bontà &#8230;»</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>«Consideriamo i poveri alla stregua del gregario che ci porta la borraccia. Ci servono per consentirci di farci dire: “Se non ci fossimo noi ad aiutarli, chissà che cosa accadrebbe”. Ma i poveri non sono sgabelli per salire in Paradiso»</p>
<p><strong>Che cosa sono?</strong></p>
<p>«Il dito nella piaga delle nostre contraddizioni ma non possiamo comprenderlo se non li ascoltiamo, anche quando c&#8217;insultano, e se non cominciamo a guardare il mondo dal loro punto di vista. Ci disturbano e ci fanno paura perché sono lo specchio delle nostre miserie: ci ricordano che la nostra fede e la nostra vita non sono come dovrebbero essere».</p>
<p><strong>La pandemia ha accentuato questi atteggiamenti?</strong></p>
<p>«Può darsi. Anche se l&#8217;emergenza sanitaria e le sue conseguenze economiche e sociali, a mio parere è stata provvidenziale perché in realtà non ha dato origine a problemi e vulnerabilità nuove, ma ha accentuato e acuito in modo impressionante quelle che gli preesistevano. Insomma, è scomparso il tappeto sotto cui nascondevamo lo sporco. Adesso è tutto alla luce del sole»</p>
<p><strong>Al riguardo il Sinodo può essere un&#8217;opportunità anche in questo senso?</strong></p>
<p>«Quello è l&#8217;obiettivo. Mai come in questo tempo c&#8217;è bisogno di una Chiesa di strada, capace di fare amicizia con il mondo e farsi carico delle sue fragilità e vulnerabilità. Ma perché accada è fondamentale che tutti siano coinvolti, a cominciare dai poveri che debbono essere una componente essenziale del cammino che ci attende. Con il Concilio, la cui lezione forse non è stata meditata a sufficienza, e con la nascita delle Caritas, abbiamo fatto sicuramente dei passi avanti verso la condivisione. Ma di strada da percorrere ce n&#8217;è ancora molta»</p>
<p><strong>Dal Sinodo lei che cosa si attende?</strong></p>
<p>«Che metta i poveri al centro e che cancelli dal nostro linguaggio il verbo “delegare” e l&#8217;idea che lo accompagna &#8230;».</p>
<p><strong>Mettere i poveri al centro è quasi un titolo: ma cosa vuol dire concretamente?</strong></p>
<p>«Glielo racconto con un episodio che è capitato durante una celebrazione che stavo presiedendo. Vicino alla mia chiesa c&#8217;era un senza dimora che, ogni mattina alla messa delle otto, arrivava ubriaco e chiedeva soldi. Fece lo stesso anche una domenica mattina e io dissi: “Chi vuole, glieli dia, oggi non passerò con il cestino”. Poi si sedette in fondo alla chiesa, in silenzio, e cominciò a contare i soldi. Restammo a guardarlo e ascoltarlo: quella domenica non feci omelia. Sa perché glielo racconto?»</p>
<p><strong>Sinceramente no.</strong></p>
<p>«Alla fine della celebrazione vennero da me due coppie che fra loro non si conoscevano e mi chiesero di cominciare a fare a servizio accanto agli ultimi e ai più vulnerabili. Ciò che fece quell&#8217;uomo, durante quella celebrazione, a me non è mai riuscito: con le mie omelie, non sono mai stato capace di convincere qualcuno a fare la carità».</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.caritaspisa.com/wordpress/il-cardinal-montenegro-leuropa-unione-di-egoismi-lintervista-a-toscanaoggi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Poveri, carità e sinodalità. La relazione integrale del cardinale Francesco Montengro all&#8217;assemblea delle Caritas parrocchiali</title>
		<link>https://www.caritaspisa.com/wordpress/poveri-carita-e-sinodalita-la-relazione-integrale-del-cardinale-francesco-montengro-allassemblea-delle-caritas-parrocchiali/</link>
		<comments>https://www.caritaspisa.com/wordpress/poveri-carita-e-sinodalita-la-relazione-integrale-del-cardinale-francesco-montengro-allassemblea-delle-caritas-parrocchiali/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 26 Nov 2021 08:47:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admincp]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pastorale della Carità]]></category>
		<category><![CDATA[assemblea caritas parrocchiali]]></category>
		<category><![CDATA[Caritas Pisa]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Montenegro]]></category>
		<category><![CDATA[relazione integrale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.caritaspisa.com/wordpress/?p=7450</guid>
		<description><![CDATA[Pisa, 26 novembre 2021 (le relazione integrale del cardinale Francesco Montenegro all&#8217;assemblea diocesana delle Caritas parrocchiali) &#8211;  Tenterò di mettere insieme il discorso dei poveri e della carità con ciò che impegna la Chiesa in questo momento: la sinodalità. C’è chi pensa a questa parola con timore, chi come un semplice intervento da estetista, chi ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pisa, 26 novembre 2021 <em>(le relazione integrale del cardinale Francesco Montenegro all&#8217;assemblea diocesana delle Caritas parrocchiali)</em> &#8211;  Tenterò di mettere insieme il discorso dei <span style="color: #ff0000;"><strong>poveri</strong></span> e della <span style="color: #ff0000;"><strong>carità</strong></span> con ciò che impegna la Chiesa in questo momento: la <span style="color: #ff0000;"><strong>sinodalità</strong></span>.</p>
<p>C’è chi pensa a questa parola con timore, chi come un semplice intervento da estetista, chi come una tinteggiatura da dare a un vecchio edificio, chi un’ulteriore occasione per stilare documenti e chi un ennesimo tentativo per rinforzare una struttura che sembra indebolita.</p>
<p>Ma, in effetti, a sentire Papa Francesco, il Sinodo è una dimensione non facile da viversi, ma è da conquistare quotidianamente e non sarà perfettamente raggiunta. Il suo compito non è di fare “<em>un’altra Chiesa</em>”, ma una “<em>Chiesa diversa</em>” dove non c’è posto per gli spettatori o le comparse, in quanto lo Spirito è stato dato a tutti i battezzati.</p>
<p>Il sinodo è un “<em>itinerario di sincerità</em>” perché ogni Chiesa particolare, “<em>diventi esperta nell’arte dell’incontro</em>”, perciò sappia “<em>stabilire maggiori legami di amicizia con la società e il mondo per farsi carico delle fragilità e delle povertà del nostro tempo, curando le ferite e risanando i cuori feriti con il balsamo di Dio</em>&#8220;. Senza questo non saremo la Chiesa del Signore. Infatti &#8220;<em>partecipare tutti: è un impegno ecclesiale irrinunciabile!</em>&#8220;. Basta essere battezzato, &#8220;<em>questa è la carta d&#8217;identità</em>&#8220;.</p>
<p>Il Sinodo è “<em>un fatto di fede</em>”, dice il Papa. Tutti i battezzati abbiamo una Parola da custodire, da annunziare, da fare “<em>diventare carne</em>”, per rendere cioè presenti le parole, i gesti, il modo di pensare e amare di Dio.</p>
<p>Nel termine “<em>tutti</em>“ rientrano anche i poveri, infatti il papa si pone la domanda: “<em>ma i</em><em> poveri, i mendicanti, i giovani tossicodipendenti, tutti questi che la società scarta, sono parte del Sinodo? Sì: non lo dico io, lo dice il Signore: sono parte della Chiesa. E se non vai da loro per stare un po’ con loro, per sentire non cosa dicono ma cosa sentono, anche gli insulti che ti danno, non stai facendo bene il Sinodo. Il Sinodo comprende tutti</em>”. Il Sinodo “<em>è anche fare spazio al dialogo sulle nostre miserie… Ma se noi non includiamo i miserabili della società, quelli scartati, mai potremo farci carico delle nostre miserie. E questo è importante: che nel dialogo possano emergere le proprie miserie, senza giustificazioni. Non abbiate paura!</em>”.</p>
<p>Fidiamoci e lasciamoci perciò guidare da Papa Francesco. Nell’incontro del cinquantesimo della Caritas Italiana ci ha indicato e consegnato tre vie. Rifletteremo nel nostro incontro su di esse.</p>
<p><em>La</em> prima è “<strong><em>la via degli ultimi</em></strong>. <em>È da loro che si parte, dai più fragili e indifesi. Se non si parte da loro, non si capisce nulla”.</em></p>
<p>Non sembra tanto un consiglio quanto un’indicazione precisa che però ribalta il nostro rapporto con gli ultimi. Per noi i poveri sono un’appendice (un’appendicite?!?) o un ingrediente non necessario anche se opportuno, ci servono, infatti, per misurare la nostra bontà. La carità è spesso vista come un ‘perciò’, una conseguenza della Parola e della preghiera. Il mio professore di liturgia affermava che l’ordine da rispettare invece è: carità, Parola e Liturgia. La carità fa chiedere ‘perché?’, la Parola aiuta a comprendere il perché dei gesti di condivisione, e la conseguenza è la lode a Dio.</p>
<p>Il Papa pensa i poveri come un necessario punto di partenza.</p>
<p>Dicendo che<em> «la carità è la misericordia che va in cerca dei più deboli, che si spinge fino alle frontiere più difficili per liberare le persone dalle schiavitù che le opprimono e renderle protagoniste della propria vita», </em>e in qualche modo <em>c</em>ontesta la prassi di incontrarli in giorni stabiliti dalla nostra organizzazione pastorale (per es. stranamente molte mense si chiudono in estate, si donano vestiti fuori stagione) e ci invita a cercarli e a guardare la realtà come loro la guardano. Mi vengono in mente le parole di Mons. Bello: «<em>Amiamo i poveri, cerchiamoli, inseguiamoli, snidiamoli dai loro nascondigli, facciamone l&#8217;inventario così come lo facciamo degli oggetti preziosi delle nostre chiese. Scusiamoli, perdoniamoli, chiudiamo un occhio sulla loro mancanza di educazione, aiutiamoli a crescere, con stile paziente, senza infastidirci, senza trovare scuse, forse anche nel loro peccato, al nostro ingiustificabile disimpegno</em>».</p>
<p>Papa Francesco sottolinea che se non siamo capaci di guardarli negli occhi e di toccarli non c’è la vera carità. Si è espresso così: «<em>Quando lei dà l’elemosina, guarda negli occhi quello o quella a cui la dà?». «Ah, non me ne sono accorto». «Quando dà l’elemosina, tocca la mano del povero, o gli getta la moneta?</em>». Probabilmente li guardiamo, ma ci viene difficile toccarli. Forse è come se volessimo mettere una barriera tra noi e loro, quasi a volerne sottolineare la differenza. Questo fa pensare a Follereau che definiva l’elemosina: «<em>l’osso gettato al cane</em>».</p>
<p>I poveri non sono un peso solo per la società che li inventa e poi tenta di nasconderli, ma purtroppo lo sono anche per le nostre comunità. Li abbiamo confinati alla porta della chiesa; non trovano posto attorno all’altare e non sono inseriti nella comunità; devono accontentarsi dell’assistenza che noi diamo, che però spesso non è tanto risposta ai loro bisogni, quanto l’espressione del desiderio di fare del bene, che però non sempre è fatto bene. Forse esagero nel chiedere se non è strano il fatto che si deleghi l’amore al gruppo della Caritas, liberandoci così da ogni fastidio, semmai limitandoci a foraggiare le attività caritative? Eppure, se c’è una cosa che non è delegabile è proprio l’amore. Per assurdo, allora potrei delegare un’altra persona ad andare alla Messa domenicale. L’Eucaristia e i poveri non sono sacramenti dello stesso Gesù?</p>
<p><em>«È &#8211; </em>aggiunge il Papa<em> &#8211; è con i loro occhi che occorre guardare la realtà, perché la guardano in modo differente dal nostro. Dalla prospettiva dei vincenti, appare bella e perfetta. I poveri invece mettono il dito nella piaga delle nostre contraddizioni e inquietano la nostra coscienza in modo salutare, invitandoci al cambiamento. E quando il nostro cuore, non si inquieta, dovremmo fermarci: qualcosa non funziona».</em></p>
<p>Chiediamoci: cosa ha visto l’uomo mezzo morto quando è stato avvicinato dal samaritano? Se avessimo seguito la scena dal balcone, avremmo visto due personaggi importanti passare diritto e un terzo fermarsi e, forse, avremmo cominciato a fare qualche statistica. L’uomo ferito quando li ha visti è stato travolto da sentimenti ed emozioni contraddittori che hanno aumentato la sua sofferenza, colpendolo duramente di nuovo. Li avrà riconosciuti dai loro abiti, e avrà, per un istante, sperato che i due uomini del tempio lo avrebbero aiutato. E invece i due non hanno neppure sentito il bisogno di rendersi conto se fosse ancora vivo. E li ha visti andare via. «Che delusione! Ma come, proprio loro scappano &#8211; avrà pensato l’uomo». I due rappresentano un rischio che tutti possiamo correre: la superficialità. Papa Francesco a Lampedusa l’ha definita la «<em>globalizzazione dell’indifferenza</em>».</p>
<p>E quando gli si è avvicinato il samaritano? L’avrà riconosciuto dal vestito, ma avrà anche notato qualcosa di strano: si sarà sentito guardato ma non con curiosità, ma con gli occhi del cuore. Gli occhi parlano! Dicono se siamo distratti, se siamo presi da chi abbiamo davanti, se siamo commossi, contenti, tristi. Hanno la grande capacità di rendere visibile ciò che non lo è. Ebbene l’uomo ferito, si sarà accorto di essere fissato con compassione. È uno sguardo che sconvolge tutto, infatti, se non si guarda col cuore non resta che andare oltre. È da uno sguardo appassionato che scaturiscono la compassione, il fasciare le ferite, il caricarlo sulla giumenta, portarlo nell’albergo e il resto. Per capire cosa voglia dire guardare col cuore e avere compassione, rileggiamo il versetto dell’AT, che fotografa la condizione del popolo d’Israele in Egitto: «<em>Gli israeliti alzarono grida di lamento che salirono a Dio. Dio guardò da quel lato, e se ne prese pensiero</em>» (Es 2,25-25). La liberazione di Israele ha inizio con questo sguardo appassionato; da lì in avanti leggiamo nella Bibbia di un Dio che, commosso per il Suo popolo, prende la decisione di salvarlo. È stato scritto che da quello sguardo in poi si è persa la pace sia in cielo che in terra.</p>
<p>Il samaritano era uno scomunicato perché i suoi padri si erano contaminati con popolazioni pagane; tuttavia, doveva essere cresciuto con l’immagine di un Dio che si prende cura delle sue pecore (Ez 34,16) e le cui viscere si muovono come quelle di una donna incinta quando in ballo c’è la propria creatura (Os 11,8). L’uomo ferito si sarà accorto della compassione che quell’uomo provava per lui, forse anche di qualche lacrima che gli scendeva sul viso, e avrà pensato risollevato: “per questo sconosciuto io sono importante. Posso sperare di vivere”.</p>
<p>L’uomo ferito vede le lacrime, le mani che lo disinfettano, lo caricano sulle spalle e che prendono le monete da anticipare all’albergatore. Prendersi cura vuol dire tutto questo. Dalle lacrime alle monete è un continuo rimetterci del proprio, per aiutare l’altro. Nel samaritano c’è tutto: cuore, rimedi, fatica fisica, ricerca, soldi.</p>
<p>È lo stile che distingue l’amore umile, concreto, non appariscente, che si propone ma non impone, gratuito, disponibile al servizio. L’amore si misura non da quello che si dà, ma da ciò che ci si toglie.</p>
<p>Ecco perché tutto questo non può interessare solo il gruppetto di persone di buona volontà che si impegnano coi poveri, ma quanti vanno all’Eucaristia domenicale, e vedono il pane che viene spezzato come prova di un grande amore e si sentono dire a conclusione: va e fa anche tu lo stesso.</p>
<p>Dice Papa Francesco: «<em>La carità non si occupa solo dell’aspetto materiale e nemmeno solo di quello spirituale. La salvezza di Gesù abbraccia l’uomo intero. Abbiamo bisogno di una carità dedicata allo sviluppo integrale della persona: abbiamo bisogno che le Caritas e le comunità cristiane siano sempre in ricerca per servire tutto l’uomo, perché “l’uomo è la via della Chiesa”.</em> “<em>Lo stile di Dio è quello della prossimità, della compassione e della tenerezza.</em> Ma<em> dalle espressioni del Signore ricaviamo anche l’invito alla denuncia: a proclamare la dignità umana quando è calpestata, far udire il grido soffocato dei poveri, è dare voce a chi non ne ha».</em></p>
<p>La seconda via indicata è quella del <span style="color: #ff0000;"><strong>Vangelo</strong></span>. Nel Cenacolo vediamo Gesù in ginocchio che lava i piedi. Restiamo stupiti e perplessi, ma questo gesto, come altri, svelano chi è Gesù e il Padre che Lui è venuto a farci conoscere. Inchinato, col catino e la brocca in mano, svela la sua grandezza e la sua potenza divina: grandezza che è fatta di amore, di servizio e di umiltà. Ma che, per la sua modalità, suona strana, sorprendente, capovolta e paradossale. Ancora una volta ci troviamo di fronte a un Dio imprevedibile.</p>
<p>Nessuno di noi avrebbe ‘inventato’ un Dio in ginocchio che lava i piedi. Solo Dio poteva arrivare a tanto! È un gesto che rivela la sua dignità, che si prolungherà sulla Croce, perché &#8211; è stato detto &#8211; lasciarsi inchiodare sulla croce è continuare a piegarsi sui piedi di tutti.</p>
<p>Il catino compendia la logica di amore, di servizio e di dono che ha guidato tutta la Sua esistenza: così si mette nelle mani del Padre, divenendone immagine e trasparenza.</p>
<p>La comunità cristiana non può non ripercorrere la strada del servizio. La Chiesa servendo rivela la sua dignità. Anche perché una chiesa che non serve non serve a niente.</p>
<p>Gesù dice: «<em>Se comprendete questo e lo mettete in pratica, beati voi</em>». Perciò il servizio e l’amore reciproco sono una beatitudine. Non è beato semplicemente chi conosce, ma chi conosce e pratica.</p>
<p>Lavarsi i piedi è più di una semplice abluzione. Significa inchinarsi sui nostri fratelli, toccare le loro ferite, come ha fatto il samaritano o Gesù col lebbroso. I poveri hanno bisogno di pane, ma anche di amore e di amicizia. È vero che toccare la ferita dell’altro sporca le mani, ma è un gesto necessario perché l’altro guarisca. È il nuovo comportamento proposto da Gesù ai suoi discepoli.</p>
<p>Il solo gesto della lavanda dei piedi, anche se esprime una grandissima umiltà, non è da solo la prova che Gesù ama «<em>fino alla fine</em>». Se viene presentata da Giovanni al posto dell’istituzione dell’Eucaristia significa che è un «segno profetico», enigmatico, che, come la chiave posta all’inizio del pentagramma, permette di leggere il senso della vita e della vicina morte di Gesù. Con questo gesto Gesù si mostra servo, si mette a totale disposizione degli uomini, senza tirarsi indietro neppure di fronte al Calvario, ultima conseguenza. Questo è stato il senso della sua incarnazione e dell’Eucaristia, nella quale Gesù, facendosi a pezzi per noi, si mette nelle nostre mani, a nostra disposizione, per essere il Dio fra noi, con noi e per noi.</p>
<p>La lavanda, dunque, non solo palesa un gesto importante fatto da Gesù, ma rivela chi è. Quel catino è un mistero paradossale: manifesta Dio a servizio dell’uomo. «<em>Vi ho dato l’esempio</em>»; non è solo un invito a ripetere il gesto del Cenacolo ma quanto Lui ha compiuto in tutta la sua vita; questo è quanto dobbiamo «fare» della nostra esistenza.</p>
<p>Due brevi considerazioni.</p>
<p>La prima. È stato notato che Gesù togliendosi le vesti, mostra che l’unica veste che conta è quella dell’amore. Il vestito fa le differenze e mostra le divisioni delle classi. La nudità, al contrario, smonta tale meccanismo sociale.</p>
<p>La seconda. Non è scritto nel Vangelo che Gesù si riveste dopo la lavanda. Quasi per dire che il suo abito normale è il grembiule più che il paramento sacro.</p>
<p>Se noi siamo la continuazione di Cristo, dobbiamo continuare col suo stile. Non siamo liberi di scegliere se servire i poveri o meno, perché col battesimo siamo stati schierati dalla loro parte.</p>
<p>Non c’è niente di più pericoloso del partecipare all’Eucaristia. Il Signore più che metterci a posto la coscienza, col Pane che si spezza, intende scuoterla. Alla fine della celebrazione con il: ‘<em>va e fa anche tu lo stesso’ </em>finale, dopo aver avuto lavati i piedi, ci viene consegnata la brocca piena d’acqua e un asciugamano. Altro che andare a messa solo per obbedienza a un precetto!</p>
<p>E infine la terza via: quella della <span style="color: #ff0000;"><strong>creatività</strong></span>. “<em>Non lasciatevi scoraggiare di fronte ai numeri crescenti di nuovi poveri e di nuove povertà. Contro il virus del pessimismo, immunizzatevi condividendo la gioia di essere una grande famiglia. In questa atmosfera lo Spirito Santo, che è creatore e creativo, e anche poeta, suggerirà idee nuove, adatte ai tempi che viviamo”</em>.</p>
<p>Qualsiasi amore finisce se non è capace di fantasia e di creatività o se arriva a diventare abitudine, col tempo, stanca. Non c’è niente di più triste dell’abitudine nell’amore. Un po&#8217; alla volta diventa un inferno. È necessaria la creatività anche perché l’amore risponde ai bisogni di chi chiede aiuto e attende risposte personalizzate. La carità non può essere programmata e stabilita in anticipo come una qualsiasi attività.</p>
<p>Prima della conclusione, permettetemi un post-scriptum.</p>
<p>Molti nostri gesti più che essere classificati sotto la voce “carità”, devono essere segnati sotto la voce “giustizia”. La prima dipende dalla nostra generosità, la seconda è un dovere da cui non possiamo esimerci. San Gregorio Magno diceva: «<em>Quando doniamo ai poveri le cose indispensabili, rendiamo loro ciò che è loro. Più che compiere un atto di carità, adempiamo un dovere di giustizia</em>». Già san Basilio si interrogava: «<em>Le grandi ricchezze sono sospette. Da dove vengono, se non dall&#8217;ingiusto sfruttamento dei poveri. E perciò quello che ai poveri è stato tolto, al povero va restituito</em>».</p>
<p>Un esempio. La giustizia richiede che non possiamo sentirci in pace sino a quando tutti i poveri non avranno un piatto di pasta sulla tavola, la carità è la preoccupazione di renderla gradevole aggiungendovi degli aromi. Questo perché anche i poveri hanno diritto alle piccole gioie della vita e non solo di ciò che è giusto.</p>
<p>Ecco perché – lo ripeto sempre &#8211; le nostre comunità, se vogliono vivere il Sinodo, non possono restare ingessate (come il fra­tello maggiore), indiffe­renti (come il sacer­dote e il le­vita), presun­tuose (come gli operai della prima ora), paurose (come gli apo­stoli scan­daliz­zati dei mi­racoli compiuti dagli altri), ma devono essere capaci e pronte di uscire dal tem­pio (dove si può anche pre­gare ma senza speranza come Zacca­ria), di scen­dere da Gerusa­lemme a Gerico (la strada dell’uomo mezzo morto), di percor­rere la via di Em­maus (la via dei viandanti senza speranza), di fer­marsi al pozzo della Samari­tana (luogo d’incontro di tanta gente lontana), di pas­sare dai riti alla cele­bra­zione dell&#8217;amore (Pie­tro e Gio­vanni guari­scono lo storpio, arrivando in ritardo alla preghiera).</p>
<p>Sento il bisogno di dirvi la mia gratitudine per quanto fate, e per farlo mi servo delle parole di Papa Francesco:</p>
<p><em>«E ora vorrei dirvi grazie! La Caritas può essere una palestra di vita per far scoprire a tanti giovani il senso del dono, il gusto buono di ritrovare sé stessi dedicando il proprio tempo agli altri. Così la Caritas stessa rimarrà giovane e creativa, manterrà uno sguardo semplice e diretto, che si rivolge senza paura verso l’Alto e verso l’altro, come fanno i bambini»</em>.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><em><strong>Card. Francesco Montenegro</strong></em></span></p>
<p><em>Pisa, 20 novembre 2021</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.caritaspisa.com/wordpress/poveri-carita-e-sinodalita-la-relazione-integrale-del-cardinale-francesco-montengro-allassemblea-delle-caritas-parrocchiali/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Montenegro: &#8221;I poveri, il dito nella piaga delle nostre contraddizioni. Il Sinodo, occasione per ripartire dagli ultimi&#8221;</title>
		<link>https://www.caritaspisa.com/wordpress/montenegro-i-poveri-il-dito-nella-piaga-delle-nostre-contraddizioni-il-sinodo-occasione-per-ripartire-dagli-ultimi/</link>
		<comments>https://www.caritaspisa.com/wordpress/montenegro-i-poveri-il-dito-nella-piaga-delle-nostre-contraddizioni-il-sinodo-occasione-per-ripartire-dagli-ultimi/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 20 Nov 2021 18:13:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admincp]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pastorale della Carità]]></category>
		<category><![CDATA[assemblea caritas parrocchiali]]></category>
		<category><![CDATA[cardinale]]></category>
		<category><![CDATA[Caritas Pisa]]></category>
		<category><![CDATA[Montenegro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.caritaspisa.com/wordpress/?p=7434</guid>
		<description><![CDATA[Pisa, sabato 20 novembre 2021 &#8211; “Partecipare tutti è un impegno irrinunciabile, anche ecclesiale”. E’ partito da qui il cardinale Francesco Montenegro, fino ad agosto arcivescovo di Agrigento e da qualche settimana chiamato da Papa Francesco a far parte del Dicastero vaticano per lo sviluppo umano integrale, intervenendo questo pomeriggio (sabato 20 novembre) all’assemblea diocesana ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pisa, sabato 20 novembre 2021 &#8211; <em>“Partecipare tutti è un impegno irrinunciabile, anche ecclesiale”</em>. E’ partito da qui il<span style="color: #ff0000;"><strong> cardinale Francesco Montenegro,</strong></span> fino ad agosto arcivescovo di Agrigento e da qualche settimana chiamato da Papa Francesco a far parte del Dicastero vaticano per lo sviluppo umano integrale, intervenendo questo pomeriggio (sabato 20 novembre) all’assemblea diocesana delle Caritas parrocchiali. Per arrivare, però, subito dopo al punto: <em>“I poveri finora, anche nelle nostre comunità, sono quelli che stanno alla porta</em> – ha detto- : <em>anzi, se entrano, le nostre organizzazioni sono così perfette che li spostano fuori, verso l’esterno, perché disturbano”</em>. C’è bisogno, quindi, di <em>“ribaltare la logica e cominciare davvero a guardare il mondo dalla parte dei <span style="color: #ff0000;"><strong>poveri</strong></span></em> – ha aggiunto il cardinale che nel 2013, quando ancora non era porporato, accompagnò il Papa fra i migranti di Lampedusa -: <em>loro <strong><span style="color: #ff0000;">sono il dito nella piaga delle nostre contraddizioni</span></strong>”</em>. Da qui l’invito ad essere chiesa in uscita e  “di strada”: <em>“Noi diciamo spesso che aiutiamo tutti coloro che vengono da noi ed esprimono un bisogno ma dovrebbe funzionare al contrario</em> – ha sottolineato Montenegro –<em> dovremmo essere noi ad andare a cercarli nei loro luoghi, spesso nascondigli, perché il confine della nostra comunità non è la soglia della chiesa e perché i più vulnerabili sono lo specchio delle nostre miserie”</em>. In tal senso il <span style="color: #ff0000;"><strong>Sinodo</strong></span> voluto da Papa Francesco e aperto dal Pontefice lo scorso 9 ottobre è un’occasione <em>“per fare spazio al dialogo sulle nostre povertà: ma se non includiamo gli scartati e gli esclusi, difficilmente, potremmo fare i conti con noi stessi e con le nostre fragilità”</em>.</p>
<p>Al <span style="color: #ff0000;"><strong>direttore della Caritas diocesana don Emanuele Morelli</strong></span>, invece, il compito di tracciare il quadro delle povertà a Pisa dalla pandemia in poi: <em>“I numeri spesso sono aridi, soprattutto quando si riferiscono alle persone vulnerabili, eppure leggerli e approfondirli non è mai un esercito sterile</em> – ha detto -. <em>Fino ad ottobre nei nostri servizi abbiamo incontrato 1.777 persone. E&#8217; verosimile credere che pure nel 2021, alla fine dell&#8217;anno, supereremo di nuovo “quota due mila” un evento che nella storia della Caritas di Pisa si è verificato solo un&#8217;altra volta, esattamente alla fine del 2020, quando ci si è fermati a 2.141 persone. L&#8217;altro elemento preoccupante è la crescita delle nuove povertà: oltre un quarto (26,2%) delle persone che abbiamo incontrato in questi mesi, infatti, non si era mai rivolto alla Caritas prima dell&#8217;inizio dell&#8217;anno. Famiglie che vanno ad aggiungersi a quelle che hanno bussato alla nostra porta per la prima volta nel 2020: allora furono ben un terzo (34,4%) delle oltre due mila persone incontrate”</em></p>
<p>I lavori sono stati aperti dall’<span style="color: #ff0000;"><strong>arcivescovo di Pisa Giovanni Paolo Benotto</strong> </span>che ha invitato a <em>“non fermarsi alla routine e alla paura del cambiamento: non teniamo solo per noi la passione per i poveri e per chi ha più bisogno. Comunichiamola, coinvolgendo gli altri&#8221;</em>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.caritaspisa.com/wordpress/montenegro-i-poveri-il-dito-nella-piaga-delle-nostre-contraddizioni-il-sinodo-occasione-per-ripartire-dagli-ultimi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il cardinale Francesco Montenegro all&#8217;assemblea diocesana delle Caritas parrocchiali. Sabato 20 novembre alle 15 all&#8217;auditorium &#8220;Toniolo&#8221;</title>
		<link>https://www.caritaspisa.com/wordpress/il-cardinale-francesco-montenegro-allassemblea-diocesana-delle-caritas-parrocchiali-sabato-20-novembre-alle-15-allauditorium-toniolo/</link>
		<comments>https://www.caritaspisa.com/wordpress/il-cardinale-francesco-montenegro-allassemblea-diocesana-delle-caritas-parrocchiali-sabato-20-novembre-alle-15-allauditorium-toniolo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 18 Nov 2021 14:08:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admincp]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pastorale della Carità]]></category>
		<category><![CDATA[Assemblea]]></category>
		<category><![CDATA[cardinale]]></category>
		<category><![CDATA[Caritas Parrocchiali]]></category>
		<category><![CDATA[don Emanuele Morelli]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Montenegro]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Paolo Benotto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.caritaspisa.com/wordpress/?p=7430</guid>
		<description><![CDATA[Pisa, giovedì 18 novembre 2021 – Ad Agrigento, nella diocesi che ha guidato dal 2008 fino a poci mesi fa, per tutti è “don Franco”. Così lo chiamavano prima del 14 febbraio 2015 e così ha voluto che continuassero a chiamarlo anche dopo quel giorno in cui il Pontefice ha deciso di crearlo Cardinale. Nello ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pisa, giovedì 18 novembre 2021 – Ad Agrigento, nella diocesi che ha guidato dal 2008 fino a poci mesi fa, per tutti è <span style="color: #ff0000;"><strong>“don Franco”.</strong></span> Così lo chiamavano prima del 14 febbraio 2015 e così ha voluto che continuassero a chiamarlo anche dopo quel giorno in cui il Pontefice ha deciso di crearlo Cardinale. Nello stesso modo, però, gli si rivolge abitualmente pure <span style="color: #ff0000;"><strong>Papa Francesco</strong></span>, di cui è amico e strettissimo collaboratore al punto  da averlo chiamato al suo fianco appena raggiunti i 75 anni, l’età in cui i vescovi sono solitamente chiamati a rassegnare le dimissioni, nominandolo membro del Dicastero vaticano dello Sviluppo Umano Integrale, voluto espressamente dal Papa per “esprimere la sollecitudine della Chiesa negli ambiti della giustizia, della pace e della salvaguardia del creato, come in quelli che riguardano la salute e le opere di carità”.</p>
<p>Sarà il <span style="color: #ff0000;"><strong>cardinale Francesco Montenegro</strong></span> a guidare e animare,<span style="color: #ff0000;"><strong> sabato pomeriggio (20 novembre 2021) a partire dalle 15, l’assemblea delle Caritas parrocchiali della diocesi di Pisa che si svolgerà all’auditorium “Toniolo”</strong> </span>in Piazza dell’Arcivescovado e che sarà aperta dall’intervento dell’<span style="color: #ff0000;"><strong>arcivescovo di Pisa Giovanni Paolo Benotto</strong></span>. <em>“Accogliamo un maestro e un testimone del nostro tempo che, in questi anni, ci ha insegnato l’umiltà di una chiesa accanto e al servizio dei poveri, ma anche la creatività per attingere a quella fantasia della carità così necessaria per costruire percorsi di autentica promozione umana e il coraggio della denuncia profetica contro le ingiustizie</em> – ha detto il <span style="color: #ff0000;"><strong>direttore della Caritas diocesana don Emanuele Morelli</strong> </span>-: <em>a lui abbiamo chiesto di aiutarci a riflettere sul tema “camminare insieme al passo degli ultimi” cercando di coniugare il cammino sinodale con il nostro essere chiesa al passo degli ultimi”</em>.</p>
<p>Il Cardinal Montenegro, nato a Messina (diocesi di cui è stato vescovo ausiliario prima di essere nominato alla guida di quella di Agrigento), ha tuonato più volte contro la mafia e con la stessa forza si è schierato dalla parte di più poveri. <strong>Ha accompagnato Papa Francesco nella storica visita ai migranti accolti a Lampedusa e Linosa</strong>, il primo viaggio e storico viaggio del Pontefice fuori dal Vaticano.  E’ stato <span style="color: #ff0000;"><strong>presidente di Caritas Italiana</strong> </span>dal 2003 al 2008 e successivamente, dal 2015 al 2018, ha guidato la Commissione episcopale per il servizio della carità e la salute della Cei e, in quanto tale, di nuovo presidente di Caritas Italiana e della Consulta ecclesiale degli organismi socio-assistenziali. Dal 7 agosto è  membro della Congregazione delle cause dei santi e dal 22 ottobre del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale. E’ conosciuto come il “vescovo dei migranti” e anche, simpaticamente, “il cardinale in vespa” per il mezzo di trasporto scelto per muoversi nella diocesi di Agrigento che non ha mani abbandonato. E si è autodefinito più volte “tifoso di don Tonino Bello”, il “vescovo dei poveri” di cui è in corso la causa di beatificazione.</p>
<p>Per partecipare all’assemblea è necessaria la prenotazione (a <a href="mailto:segreteria@caritaspisa.it)%20e">segreteria@caritaspisa.it) e</a> il green pass. L’assemblea, comunque, potrà essere seguita anche dal profilo facebook e youtube della Caritas diocesana di Pisa.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.caritaspisa.com/wordpress/il-cardinale-francesco-montenegro-allassemblea-diocesana-delle-caritas-parrocchiali-sabato-20-novembre-alle-15-allauditorium-toniolo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
