Costruttori di pace e portatori di vita
L’esperienza della Caritas di Pisa agli YOUng Days di Genova
Dal 23 al 25 settembre 2026, tre giovani della nostra diocesi hanno partecipato agli “YOUng Days” a Genova. Tre giorni intensi tra ascolto, memoria, cittadinanza digitale e testimonianze di impegno sul campo. Un cammino per riscoprirsi operatori di pace nei contesti più fragili.
Camminare dove i giovani si mostrano smarriti, mettersi nei panni dell’altro e scendere nelle strade senza pregiudizi. L’appuntamento annuale di formazione e confronto promosso da YOUng Caritas quest’anno ha visto la città di Genova accogliere i giovani provenienti da diverse diocesi d’Italia.
Una tre giorni fitta di incontri e percorsi di consapevolezza che hanno toccato il cuore: la nonviolenza, l’educazione al digitale, la memoria storica e l’advocacy al fianco dei più fragili.
Il percorso è entrato nel vivo ripercorrendo una delle pagine più complesse della storia recente del nostro Paese, il G8 di Genova del 2001. Guidati dall’avvocato penalista e criminologo Raffaele Caruso e accompagnati dai canti e dalle note di chitarra di Simone e Giacomo, i partecipanti hanno attraversato sette luoghi simbolo di quelle giornate: da Palazzo Ducale alla Scuola Diaz, fino a Piazza Alimonda, luogo della tragica morte del ventitreenne Carlo Giuliani.
Rileggere i fatti di allora, dai cortei pacifici alle devastazioni dei black bloc, fino agli episodi di repressione e alle violazioni dei diritti umani, non è stato un mero esercizio di memoria, ma un’occasione per riflettere sulla responsabilità individuale e sul rifiuto dell’odio.
I giovani sono stati accolti nel centro storico genovese presso QUASI CASA, un innovativo spazio di comunità aperto nel febbraio 2026 in Piazza San Matteo. Un luogo che incarna una Caritas capace di stare all’avanguardia nei territori e di abitare le crepe della città con vicinanza e ascolto.
Durante l’incontro, arricchito dai saluti dell’Amministrazione comunale genovese e dall’intervento del Direttore della Caritas genovese Pippo Armas, si è riflettuto su come la povertà e l’emarginazione assumano oggi nuove forme, anche virtuali. Si è parlato di cittadinanza digitale e cyberbullismo, ricordando la drammatica storia di Carolina Picchio e la nascita della Legge 71/2017. In un mondo in rapida trasformazione dove non esistono mappe definitive, la risposta sta nell’investire sulle relazioni autentiche e sui compagni di viaggio.
L’ultima giornata, si è aperta con la preghiera nella Cattedrale di San Lorenzo con l’Arcivescovo mons. Marco Tasca, che ha rimesso al centro la vocazione profonda del servizio: “Essere portatori di vita e stare al fianco dei nostri fratelli più fragili, ricordando che la morte e la sofferenza non hanno l’ultima parola”.
A fare da cassa di risonanza a queste parole è stata la testimonianza dei volontari di Music For Peace, organizzazione umanitaria che raccoglie generi di prima necessità portandoli direttamente nei contesti di crisi internazionali, come al confine tra Siria e Cisgiordania. Il loro messaggio ai giovani è stato un forte richiamo alla concretezza: superare l’assistenzialismo e opporsi con coraggio a ogni forma di strumentalizzazione.
A chiudere l’evento sono state le parole del Direttore di Caritas Italiana, don Marco Pagniello: “Vi guardiamo con soddisfazione, speranza ed affetto. Sperimentare è quello che vogliamo portare avanti con Young Caritas. Bisogna partire sempre dai poveri. Vogliamo fare in modo che nelle nostre diocesi si senta sempre la voce dei giovani: ricordiamo che siamo portatori di una vita bella”.
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