Dal 17 al 19 aprile 2026, don Emanuele Morelli, Debora, Gianna e Piero hanno rappresentato la Caritas Diocesana di Pisa al 45° Convegno Nazionale delle Caritas Diocesane, svoltosi presso la Fraterna Domus di Sacrofano (Roma).
Circa 600 delegati, rappresentanti delle 218 Caritas diocesane d’Italia, si sono ritrovati attorno al tema “Imparate a fare il bene, cercate la giustizia” (Is 1,17). Annunciare il Vangelo e promuovere l’umano: un’occasione per approfondire insieme il ruolo dell’advocacy come forma matura della carità — capace di incidere su politiche sociali, lavoro, dignità della persona e giustizia strutturale.
Giorno 1 — La carità che interroga le cause
Ad aprire i lavori, giovedì 16 aprile, la preghiera guidata da mons. Enrico Solmi, che ha consegnato all’assemblea il senso profondo del cammino: radicare ogni azione nell’ascolto del Vangelo e nella vita concreta delle persone.
Mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, presidente di Caritas Italiana, ha richiamato con forza l’identità ecclesiale della Caritas: «La Caritas è la diocesi. È la dimensione caritativa della diocesi. La Caritas è la Chiesa che si impegna a vivere davvero il Vangelo». Un invito a non considerare la carità come un ambito separato, ma come forma concreta e quotidiana dell’essere Chiesa.
Il direttore di Avvenire, Marco Girardo, ha offerto una riflessione sul linguaggio e sullo sguardo, sottolineando la responsabilità di “raccontare l’uomo per promuovere l’umano” in un tempo segnato da frammentazione e polarizzazione. Uno sguardo internazionale è arrivato con la testimonianza del cardinale Giorgio Marengo dalla Mongolia, che ha raccontato la forza della carità in una Chiesa di minoranza. Mons. Giuseppe Baturi, segretario generale della CEI, ha richiamato la funzione «profetica, critica ed educativa della Chiesa oggi», indicando nella carità una forma alta di responsabilità ecclesiale e sociale.
Un filo rosso ha attraversato tutta la giornata: la necessità di una carità che non si limiti a rispondere ai bisogni, ma sappia ascoltare, comprendere e incidere sulle cause delle disuguaglianze.
Il comunicato stampa della giornata:
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Giorno 2 — Essere voce nella storia
La seconda giornata si è concentrata sul ruolo delle comunità come voce dei più fragili, capace di esercitare advocacy nei diversi ambiti della vita sociale: dall’economia al lavoro, dalla politica alla cultura, fino alle relazioni internazionali.
La mattina ha ospitato la tavola rotonda “Essere voce nella storia”, con Marta Cartabia, Elsa Fornero, Luca Misculin e Gabriele Sepio. Cartabia ha richiamato il valore del personalismo costituzionale e della giustizia riparativa come paradigma capace di ricucire le relazioni ferite. Fornero ha affrontato il tema del lavoro povero e della precarietà, sottolineando la necessità di rimettere la persona al centro dell’economia. Misculin ha invitato a recuperare profondità storica nella lettura dei fenomeni contemporanei, a partire dalle migrazioni. Sepio ha evidenziato il ruolo del Terzo settore come protagonista di un’economia orientata al bene comune.
Il pomeriggio ha dato spazio alle assemblee tematiche: “Custodire il creato, custodire i poveri”, “Abitare il digitale”, “Dialogare con le istituzioni”, “Il diritto di abitare”, “Animazione di comunità e partecipazione”.
Il comunicato stampa della giornata:
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Giorno 3 — Evangelizzazione e promozione umana: dimensioni inscindibili
La terza giornata ha aperto uno sguardo internazionale sulla missione della Caritas nel mondo. Mons. Fortunatus Nwachukwu ha affermato con forza che «non esiste evangelizzazione autentica che non sia promozione della dignità umana». Mons. Pierre Cibambo Ntakobajira, presidente di Caritas Africa, ha rilanciato la natura ecclesiale della Caritas con parole nette: «La Chiesa non fa carità, ma è Carità».
Il pomeriggio ha proposto la tavola rotonda “Disarmare le parole, per disarmare le menti, per disarmare la terra”, con testimonianze da realtà segnate dalla guerra — Siria, Sud Sudan, Myanmar — che hanno interrogato il ruolo delle comunità nel promuovere percorsi di pace attraverso la comunicazione, la cooperazione fraterna e l’educazione. Hanno partecipato Lucia Capuzzi, mons. Joseph Bazouzou, mons. Christian Carlassare, il card. Charles Bo e Sylvia Cáceres Pizarro.
Il comunicato stampa della giornata:
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Giorno 4 — La politica, l’Europa e il mandato finale
L’ultima giornata si è aperta con la tavola rotonda “La politica, l’Europa”, con Romano Prodi in dialogo con alcuni giovani del mondo Caritas. Prodi ha rilanciato il valore dell’impegno politico come costruzione del bene comune e ha sottolineato con forza la necessità di un’Europa fondata non solo su interessi economici, ma su valori condivisi: «nessun piano economico può da solo costruire l’Europa».
Nelle conclusioni, don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, ha consegnato alla rete Caritas un mandato chiaro e esigente: «Il patrimonio di ascolto che la rete Caritas raccoglie ogni giorno non può essere custodito gelosamente. Va restituito come bene comune. Deve diventare lettura dei fenomeni, cultura dell’attenzione, proposta sociale, provocazione evangelica, stimolo per politiche più giuste e inclusive».
Un richiamo forte è arrivato anche sul tema della pace: «La pace non è neutralità comoda. Non è silenzio prudente. Pace significa anche compiere scelte concrete, personali e comunitarie». E ancora: «Le Caritas sono chiamate a stimolare una nuova obiezione di coscienza contro tutto ciò che umilia la persona e rende normale l’ingiustizia».
Il Convegno si è concluso con la celebrazione eucaristica presieduta da mons. Redaelli, che ha sottolineato il valore della testimonianza cui tutti gli operatori e i volontari Caritas sono chiamati.
Il comunicato stampa della giornata:
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Il logo del Convegno: una foglia che racconta tutto
Il simbolo scelto per questo 45° Convegno è una foglia di Ginkgo biloba — una delle piante più antiche della terra, capace di attraversare il tempo e le stagioni della storia. Il ginkgo è diventato simbolo universale di speranza soprattutto dopo che alcuni suoi germogli sopravvissero all’esplosione atomica di Hiroshima, rifiorendo già l’anno successivo. In un luogo dove tutto sembrava perduto, la vita ricominciò a germogliare. È proprio lì — nelle ferite della storia, nei contesti in cui l’umanità appare più fragile — che nascono evangelizzazione e promozione umana.
Al centro della foglia si apre un libro, le cui pagine diventano germoglio: è la Parola che genera movimento, che rimette in cammino persone e comunità. Evangelizzare significa lasciare che il seme del Vangelo germogli dentro la vita concreta di chi sceglie di mettersi in ascolto.
Dentro la stessa foglia emergono poi due volti umani speculari. Non si guardano, eppure sono l’uno il riflesso dell’altro: l’altro mi somiglia, mi interpella, è in qualche modo parte di me. È la dimensione relazionale della promozione umana, che non nasce mai da una distanza tra chi aiuta e chi è aiutato, ma dal riconoscere che la storia dell’altro entra nella nostra, che la sua dignità riguarda il nostro modo di essere al mondo.
Uno dei due volti sembra infine alzare la voce — richiamo diretto alle parole del Vangelo: «Se costoro taceranno, grideranno le pietre» (Lc 19,40). La promozione umana è anche voce pubblica, capacità di dare un nome alle ingiustizie e di fare spazio perché la voce dei più fragili possa essere davvero ascoltata. È il senso più profondo dell’advocacy che questo Convegno ha voluto approfondire.
Ripartiamo da Pisa, con lo sguardo in avanti
Quattro giorni intensi, che restituiamo alla nostra comunità come patrimonio condiviso. Torniamo con la consapevolezza rinnovata che fare carità significa anche — e sempre di più — farsi voce di chi non ha voce, incidere sulle cause dell’ingiustizia, costruire comunità capaci di dialogare con le istituzioni senza appartenere a nessuno.
È il cammino che ci attende. Lo percorriamo insieme.
I momenti assembleari del Convegno sono disponibili sul canale YouTube di Caritas Italiana
https://www.youtube.com/user/CaritasItaliana
Caritas Pisa sito ufficiale















