Italia centrale, un anno dopo il terremoto: “Troppo lenti, accelerare la ricostruzione”. Avvenire intervista il vescovo di Rieti Domenico Pompili

Rieti, venerdì 25 agosto 2017  Nella ricostruzione «la politica deve fare un passo indietro e le istituzioni uno avanti ». Ne è convinto il vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili, che pone come obiettivo far «rinascere» il territorio.

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Un anno è passato dal terremoto del 24 agosto. A che punto siamo?
Il bilancio è assolutamente provvisorio, perché sì e no siamo fuori dall’emergenza e la progettazione della ricostruzione è ancora in itinere. Non sto qui adesso a fare la radiografia del perché, questo è il dato. Siamo però ad una svolta dove il punto centrale è suscitare una sorta di accelerazione, perché se la ricostruzione fosse così anche negli anni a seguire non si arriverebbe sicuramente a destinazione.

Sin dall’inizio la Chiesa si è messa a fianco della popolazione. Come si è concretizzato questo impegno?
La Chiesa ha scelto di restare accanto alle persone che soffrivano e soffrono, facendo sostanzialmente tre cose. La prima è stata garantire una risposta ai bisogni di prima necessità, dal vestiario al cibo fino ai container. Un farsi prossimo però non solo attraverso le cose, ma con una presenza costante e continua di frazione in frazione, per garantire una vicinanza che desse a queste persone, spesso piuttosto isolate, la certezza di non sentirsi abbandonate. Questo grazie al lavoro instancabile dei volontari giunti un po’ da tutta l’Italia, coordinati dalla Caritas. Il secondo obiettivo che ci siamo dati è stato il sostegno economico alle residuali attività produttive sul territorio, cercando di realizzare alcuni progetti che fossero di sostegno ma in qualche caso anche di avvio. Il terzo sono stati i Beni Culturali, giacché l’arte non è solo un bene materiale, perché rappresenta la condensazione della fede che ci precede e che siamo impegnati a trasmettere. Perciò c’è stato e continua un grande impegno in questo senso, in raccordo con il Mibact e il governo, perché si possa gradualmente procedere al recupero delle oltre 250 chiese che sono state lesionate, se non addirittura completamente danneggiate dal sisma.

Con quali emozioni si vive la ricostruzione?
L’umore è alterno, qualche volta c’è la consapevolezza non solo di essere sopravvissuti, ma anche di poter nel tempo riprendere una vita normale. Qualche volta, e devo dire che a distanza di un anno la stanchezza complice fa anche questo, ho visto invece un atteggiamento più disincantato e persino rassegnato. Credo che questo alternarsi di sentimenti, che sono entrambi legittimi e comprensibili, potrà essere superato se ci sarà un’accelerazione nella ricostruzione nella quale, a mio parere, la politica deve fare un passo indietro e le istituzioni un passo in avanti.

Che cosa intende?
Mi spiego. La ricostruzione non è né di destra né di sinistra, è di chi la fa, perciò non bisogna ingaggiare troppe polemiche sul merito o sul demerito dell’uno e dell’altro. C’è bisogno di gente che faccia speditamente attraverso una filiera chiara e trasparente, che consenta di realizzare qui opere che sono ancora più urgenti, visto quello che è successo, e che esigono grande attenzione, se non vogliamo dire una corsia preferenziale. Ecco perché penso che più della politica c’è bisogno di istituzioni, che sappiamo far fronte a questa emergenza. Un concetto ripetuto più volte sin dall’omelia del giorno dei funerali nel 2016, quando parlai di querelle politique. Non possiamo continuare a dire di chi è la colpa e di chi è il merito, non è questo il punto. Ripeto qui c’è gente che vuole rinascere e deve essere aiutata a farlo.

250817_domenicopompiliUn messaggio certamente di speranza, perché il terremoto è per un verso un’apocalisse, una rivelazione, e per l’altro può essere con il contributo di tutti – istituzioni e cittadini – un’occasione per una nuova nascita. Ecco il vero punto: non è tanto importante nascere, quanto rinascere ed è questo che ci attende. In questo senso credo che ci sia spazio per continuare a sperare. Il sisma ci ha fatto toccare il fondo, ma ora la speranza è che si possa sperimentare una stagione più feconda.