Rapporto Immigrazione, il 59% degli alunni stranieri è nato in Italia. Caritas e Migrantes: “Ius soli, una legge di buon senso”

Roma, 22 giugno 2017 – Altrochè ondata. Gli stranieri residenti nell’Ue aumentano, sono quasi 37 milioni (il 7,3% della popolazione). E l’Italia non fa eccezione, ma il Rapporto Caritas Migrantes presentato ieri mostra che non c’è alcuna invasione: a 1 gennaio 2016, infatti, gli immigrati risultavano essere 5.026.153 (di cui 52,6% donne), pari all’8,3% della popolazione complessiva che è in calo di 130.061 unità (-0,2%) rispetto all’anno precedente.

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Su 814.851 alunni con cittadinanza non italiana nelle scuole nell’anno scolastico 2015/2016 (il 9,7% del totale), più della metà – il 58,7% – sono nati in Italia. È quanto emerge dalla XVI edizione del Rapporto immigrazione 2016 di Caritas italiana e Fondazione Migrantes presentato ieri a Roma, intitolato “Nuove generazioni a confronto”. Secondo il Rapporto le acquisizioni di cittadinanza (al 31 dicembre 2015) con la legge attualmente in vigore sono state 178.035, con un aumento del 37,1%. I diciottenni che hanno fatto richiesta erano 10.000 nel 2011, sono diventati 66.000 nel 2015. L’Italia sta diventando un Paese sempre più multiculturale, con 198 nazionalità diverse e famiglie residenti: ai primi posti la Romania (1.151.395), a seguire l’Albania (467.687), il Marocco (437.485) e la Cina (271.330). Tra le acquisizioni di cittadinanza del 2015 (il 42% sono donne) si registrano fenomeni nuovi: diminuiscono dal 25% al 16% le donne straniere che la chiedono a seguito di matrimoni con italiani; aumentano i matrimoni di uno sposo straniero con una sposa italiana (+5,9%) e calano i matrimoni tra stranieri (-5,9%), in totale 6.000. I matrimoni in cui almeno uno dei due sposi era di cittadinanza straniera erano 24.018, pari al 14,1% delle nozze celebrate nel 2015. Gli uomini italiani sposano in prevalenza romene (20%), ucraine (12%) e russe (6%). Le donne italiane preferiscono i marocchini (13%), gli albanesi (11%) e i romeni (6%).

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Nelle scuole secondarie di II grado si conferma la propensione dei ragazzi stranieri a scegliere istituti tecnici e professionali ma aumentano nelle università. Negli atenei italiani (a.a. 2015/2016) su 271.000 studenti, gli immatricolati di cittadinanza non italiana sono il 5%. Nel mondo del lavoro grande è la differenza di retribuzione media mensile: per gli italiani è di 1.356 euro, per gli stranieri scende a 965 euro (-30%). Sempre in crescita è l’imprenditoria straniera: 354.117 imprese a fine 2015 (+5,6%), soprattutto nel commercio, nella riparazioni di autoveicoli e nel settore delle costruzioni. Gli stranieri sono il 34,07% della popolazione carceraria (fine 2016), pari a 18.621 detenuti, in maggioranza per reati contro il patrimonio (8.607), violazione delle norme in materia di stupefacenti (6.922) o condanne per reati contro la persona (6.751). I minori stranieri sono circa un terzo (3.930) dei soggetti presi in carico (14.920) al 15 marzo 2017.

La legge sullo “ius soli” è “un argomento molto importante in cui decidiamo il nostro futuro” e non si può affrontare come se fosse “in un ring” attraverso modalità da “far west”. “Una classe politica che urla è il modo migliore per dimostrare che non sta cercando il bene comune”: lo ha detto il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente di Caritas italiana, durante la presentazione del Rapporto immigrazione 2016 Caritas/Migrantes. “Quella sullo ius soli – ha proseguito – è una legge di buon senso: oggi tutti gli studiosi ci dicono che è necessario aprirsi, non possiamo sognare un futuro migliore se restiamo chiusi nel nostro mondo”.

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“In una situazione di scarsa denatalità come quella italiana” la legge sulla cittadinanza “può aiutare”. “Che non vuol dire trasformare l’Italia in una popolazione di stranieri. È un impegno a riconoscere un diritto, che viene a sancire una realtà che già esiste”. Lo ha ribadito monsignor Guerino Di Tora, vescovo ausiliare di Roma e presidente della Fondazione Migrantes, durante la conferenza stampa di presentazione del Rapporto immigrazione 2016 Caritas/Migrantes. “Siamo ad una settimana da un ballottaggio elettorale – ha osservato -, quindi il dibattito si è estremizzato, da una parte e dall’altra: c’è chi vuole difendere la legge e c’è chi la attacca per trovare maggiore credito tra i propri votanti. Ricordiamo che ‘ius soli’ significa dare la cittadinanza ai figli di chi è già in Italia in maniera regolare, viene da una famiglia in cui almeno uno dei due coniugi è straniero, famiglie che lavorano e pagano le tasse. Vicino a questo c’è lo ‘ius culturae’ anche per chi non è nato in Italia ma ha frequentato un ciclo completo di studi. Lo ‘ius soli’ in tante altre nazioni è già riconosciuto”.